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Energia e G8: quando parlare di energia e ambiente diventa una priorità - Agi Energia -

Il G8 è il vertice dei capi di governo delle nazioni più industrializzate del mondo.

Nato come G6 nel 1975, con l’ingresso del Canada l’anno successivo si è costituito il G7, il quale è poi stato a sua volta allargato alla Russia nel 1994 in virtù della sua potenza militare e della sua importanza politica, grazie alle quali può influire sugli equilibri mondiali.

Si tratta di un forum in cui i grandi della terra si confrontano sulle questioni globali più rilevanti.

Fra queste, il tema energetico e ambientale, spesso al centro del dibattito tanto nel Summit principale, quanto negli incontri ministeriali che lo precedono (1).

Sono 4 i principali ambiti di discussione in materia di Energia e Ambiente:

  • Fondamentali (offerta, consumo, prezzi) e trasporto delle fonti tradizionali
  • Energia Rinnovabile/CAMBIAMENTO CLIMATICO
  • Sicurezza Energia Nucleare
  • Energy trade (gasdotti, oleodotti, GNL, ecc.)

La necessità di affrontare i temi energetici nasce dal ruolo che l’energia ha sempre di più assunto nello sviluppo delle società moderne, e non solo da un punto di vista strettamente economico, quanto anche per la stretta interconnessione che si è creata tra energia e ambiente, energia e stabilità politica di alcuni stati, energia e proliferazione nucleare e così via.

Da una disamina dei principali documenti scaturiti dai vari G8 emerge come non sempre, né in modo continuativo il tema dell’energia o quello ambientale sia stato al centro del dibattito.

Se prendiamo come parametro, per l’appunto, il peso riconosciuto ai temi legati all’energia nell’ambito dei vari G7/G8 emergono cinque distinte fasi:

  1. 1975-1981: Energia al centro dei Summit
  2. 1982-1989: Scarsa attenzione
  3. 1990-1996: Nuovo interessamento ai temi energetici
  4. 1997-2001: Scarsa attenzione
  5. 2002-2008: Ripresa d’interesse

La prima fase, sicuramente una tra le più attive, per ciò che concerne l’attenzione riservata all’ambito energetico, si colloca appunto tra il 1975 e il 1981, a cavallo fra la crisi petrolifera del 1973 e quella del 1979.

Soprattutto la prima crisi, definita da Kissinger “come una minaccia fondamentale all’economia e alla sicurezza globale”, aveva messo in evidenza la centralità che l’energia aveva assunto nello sviluppo delle società moderne e, al contempo, l’estrema vulnerabilità a cui esse si trovavano soggette per la massiccia dipendenza dal petrolio importato da aree a forte instabilità politica e in crescente contrapposizione col mondo occidentale.

Non sorprende, quindi, come a partire dal G6 di Rambouillet del Novembre del 1975, la priorità sia diventata quella di trovare delle soluzioni immediate ai “serious energy problems”.

Da qui la necessità di cooperare per ridurre la DIPENDENZA ENERGETICA, sviluppare FONTI ALTERNATIVE, sollecitare l’impegno della Banca Mondiale al sostegno dei paesi produttori perché aumentassero l’offerta delle fonti fossili (G7 1977-78).

Si è trattato però di impegni disattesi platealmente: un’inazione che ha reso ancora più vulnerabili gli Stati non appena, nel 1979, si è consumata la seconda crisi petrolifera.

E sono proprio i G7 del 1979 e del 1980 a dedicare al problema della riduzione della DIPENDENZA ENERGETICA da petrolio largo spazio.

La seconda fase definibile “passiva” si colloca tra il 1982 e il 1989.

Sicuramente il summit del 1982 fu il più fallimentare in materia di energia.

Oltre a concludersi con una mera rassegna degli impegni assunti precedentemente, in seno al vertice si consumò una forte diatriba fra i paesi europei guidati dalla Francia e gli Stati Uniti: tema del contendere era l’opporsi o no all’espansione della rete di gasdotti dell’Unione Sovietica.

Gli Usa temevano, – e non a torto, data l’attuale situazione – la forte interdipendenza che si sarebbe creata fra la Russia e i paesi europei consumatori di gas.

In tutti gli altri G7, invece, nulla di significativo emerse in ambito energetico/ambientale, a esclusione del G7 del 1986 dedicato all’incidente di Chernobyl e alla messa in sicurezza degli impianti nucleari, e a un primo accenno al problema del CAMBIAMENTO CLIMATICO.

A partire dal 1990, invece, fino al 1996 si registra un rinnovato interesse, specie per i temi ambientali.

Nel 1989 fu stato istituito l’IPCC Intergovernmental Panel on Climate Change e per la prima volta su base scientifica, si contano i danni recati dall’attività dell’uomo (specie per l’alto consumo di fonti fossili) all’ambiente, e le ripercussioni sul clima.

Pertanto in tutti i summit di questi anni, sempre a livello di raccomandazioni e buoni propositi, viene ribadito l’impegno a ridurre le emissioni di CO2, migliorare l’EFFICIENZA ENERGETICA ecc.

Significativo anche il Summit del 1991: in questa sede emergono alcune questioni cruciali, che costituiranno motivo di discussione negli incontri successivi.

La prima riguarda la fissazione dei prezzi dell’energia anche sulla base dei costi “ambientali” che gli Stati sono costretti a pagare, mentre la seconda, la necessità di stabilire delle regole condivise da tutti per garantire la trasparenza e la concorrenza fra tutti gli stati (ex URSS compresa).

Da qui l’idea di supportare l’Energy Charter, che ancora oggi la Russia deve ratificare.

Infine, sempre nel summit del 1991, fu deciso che alla IEA fosse affidato il compito di supporto nell’implementazione di misure in ambito energetico, anche con la preparazione di quei rapporti ad hoc, che ancora oggi l’Agenzia di Parigi prepara.

Merita menzione anche il G8 (perché dal 1994 è stata ammessa anche la Russia) del 1996, e non tanto per l’incontro generale, quanto per Nuclear Safety & Security Summit, svoltosi a Mosca il 19-20 aprile, incentrato quasi esclusivamente sul tema del nucleare, tanto dal punto di vista energetico, quanto dal punto di vista politico con attenzione alla proliferazione solo per fini civili.

Nuova fase di stasi e scarso interesse quella tra il 1997 e il 2001: nulla di significativo figura, con l’eccezione del G8 del 2000 in cui viene promossa la costituzione di una G8 Renewable Energy Task Force (a capo l’ex direttore esecutivo della Shell Mark Moody-Stuart) che si impegna a stilare proposte per i successivi summit, per la promozione dell’utilizzo delle RINNOVABILI nei paesi in via di sviluppo.

Una prova lampante del disinteresse di questi anni ci viene data dalla strenua opposizione degli Stati Uniti alla firma del PROTOCOLLO DI KYOTO.

Ultima fase, quella che va dal 2002 a oggi, in cui registriamo una ripresa di interesse del tema energia in seno al G8.

A partire dal G8 del 2002, sotto la presidenza canadese, l’energia ritorna ad avere un ruolo considerevole, in virtù del peso sempre crescente che la variabile prezzi e disponibilità di energia assume, alla luce anche della crescita straordinaria della domanda asiatica.

Un'attenzione all’andamento dei prezzi, che è ancora più palese a partire dal 2004, data la loro continua ascesa.

Poca enfasi nel Summit del 2007; di sicurezza energetica e ambiente, si è invece molto parlato al Summit dell’anno scorso. Molti anche i documenti e i report presentati.

Fra questi: un National Reports on Global Energy Security Principles and St. Petersburg Plan of Action in cui ogni stato faceva il punto sulle proposte od obiettivi da raggiungere sui principi che si erano dati nel Summit di San Pietroburgo, e un Report on Climate Change, Clean Energy and Sustainable Development.

Non ci resta che aspettare quindi il prossimo G8, quest’anno a presidenza italiana che si terrà in Sardegna l’8-10 Luglio 2009 e i due incontri ministeriali, uno dedicato all’ambiente il 22-24 Aprile a Siracusa, e l’atro dedicato all’energia il 24-25 maggio a Roma, per vedere se e quanto si darà peso all’energia.

NOTE
(1) Per ciò che concerne l’ambiente, si sono tenuti 13 incontri ministeriali: a partire dal 1992 fino al 2008, annualmente, con l’eccezione degli anni 1993-1995-2004-2007, i ministri dell’Ambiente hanno discusso i problemi inerenti la salvaguardia del pianeta, lo SVILUPPO SOSTENIBILE, ecc. Di questi, alcuni sono stati dedicati ampiamente al problema del CAMBIAMENTO CLIMATICO e agli impegni di Kyoto, specie (1997-1998-2005-2006-2008).
Per ciò che concerne l’energia, invece, gli incontri ministeriali ad hoc sono stati molti meno, 1979-1998-2002-2005-2006-2008, e per di più concentrati negli ultimi anni, dove appunto l’andamento dei prezzi delle commodities e la disponibilità d’energia sono stati i principali argomenti di dibattito.

Tratto da Agi Energia