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Forme di energia generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano in tempi brevi come il sole, il vento, l’acqua, le biomasse, la geotermia e tutte le fonti assimilabili.

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Elettricitą dal vento - Giorgio Nebbia -

I motori a vento si stanno diffondendo perché i consumi di elettricità aumentano rapidamente ogni anno e perché non è possibile continuare a produrre tale elettricità con centrali a combustibili fossili (carbone, petrolio, GAS NATURALE) e tanto meno con quelle centrali nucleari che tanto si è fatto per togliere dal nostro paese.

L'energia solare e l'energia eolica rappresentano le soluzioni a cui guardano ormai anche molti paesi industriali e anche le nostre valli e colline cominciano ad essere segnate dalla presenza di generatori eolici, al punto da suscitare alcune proteste "ecologiche". I generatori eolici deturpano il paesaggio; le pale uccidono gli uccelli che ci finiscono contro; il moto delle pale è rumoroso.

Gli occhi vanno messi, a mio modesto parere, piuttosto si altri aspetti, sia tecnico-scientifici, sia politico-economici.

Gli aerogeneratori producono elettricità quando è disponibile vento con una velocità superiore a circa 5 metri al secondo (circa 18 km all'ora) e devono essere fermati automaticamente quando la velocità del vento è superiore a circa 20 metri/secondo (circa 70 km/ora), la cui pressione potrebbe compromettere la stabilità delle strutture di sostegno delle pale.

In questo intervallo di velocità gli aerogeneratori producono elettricità in quantità corrispondente circa alla terza potenza della velocità del vento e al quadrato della superficie offerta al vento dalle pale in rotazione.
Molti degli aerogeneratori installati in Italia hanno tre pale del "raggio" di venti metri con una potenza nominale di circa 600 chilowatt e producono, nelle condizioni climatiche dell'Italia, circa 1.200.000 - 1.500.000 chilowattore all'anno.
A titolo di confronto si pensi che una centrale termoelettrica da 2400 megawatt, come quella di Brindisi Sud, produce in un anno la stessa elettricità prodotta da circa 6.000-8.000 aerogeneratori da 600 kW di potenza ciascuno.

Ciascun lettore potrà giudicare se è molto o se è poco.Sta di fatto che i motori a vento attraggono  amministrazioni di piccoli comuni, o cooperative, o piccole imprese (chiamate "developers"); l'elettricità ottenuta dal vento costa di più di quella prodotta con le centrali termoelettriche a olio combustibile, ma l'ENEL l'acquista lo stesso perché il maggiore costo dell'elettricità eolica è rimborsato dallo stato con la legge sulla diffusione delle FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI.

E fin qui è anche giusto che lo stato incentivi le fonti RINNOVABILI con soldi dei cittadini che pagano per essere meno inquinati e per evitare le pesanti importazioni di petrolio o GAS NATURALE.

Per quanto riguarda il paesaggio è certo che l'installazione degli aerogeneratori deve avvenire nel rispetto di territori che hanno un valore, anche se non monetizzabile, dal punto di vista della bellezza e della natura.
Così come è necessaria una scelta attenta della localizzazione: il vento, la "materia prima" per la produzione di elettricità, è una fonte energetica bizzarra e capricciosa e la sua FREQUENZA e intensità dipendono dall'orografia, dal clima, dalla differenza di temperatura che si crea fra due zone geografiche vicine.
Esiste --- ma quanto è diffusa da noi? --- una geografia dell'energia: così come i geologi con le loro indagini sono in grado di indicare dove si trovano i giacimenti di carbone o petrolio o gas e quale capacità hanno, così occorre ormai una nuova generazione di geografi capaci di identificare, registrare e "mappare" l'intensità e i caratteri e la DISTRIBUZIONE nel territorio e nel tempo delle FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI, come l'energia del Sole, quella del vento e, fra poco, anche quella del moto ondoso (che sono poi tutte derivate dal Sole).

Nel caso del vento esistono metodi di indagine e apparecchiature che possono dare risultati statisticamente significativi sulla "forza del vento" nel corso dell'anno, ma occorrono campagne abbastanza lunghe.
Un sommario esame della vastissima letteratura (una conferenza delle Nazioni Unite sull'energia eolica si tenne a Roma già nel 1961 e da allora sono disponibili milioni di pagine) sembra indicare che la migliore localizzazione non è sulla cresta delle colline, ma negli avvallamenti e qui la scelta si scontra con altri delicati problemi, come quelli della proprietà dei terreni più idonei (considerate le zone di rispetto occorrono da 6 a 10 ettari per ogni AEROGENERATORE da 600 kW), della volontà di non "perdere tempo" in indagini scientifiche preliminari che ritarderebbero l'agognato accesso ai soldi pubblici dei finanziamenti nazionali ed europei.
E si scontra anche, diciamocelo, con una carenza, di cultura e conoscenze sui temi tecnico-scientifici dell'uso delle FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI, con le quali le società industriali e anche quelle meno sviluppate dovranno fare i conti nei prossimi decenni.