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Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

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Bilanci energetici di Petrolio e Gas naturale - Francesco Asdrubali -

Nei diagrammi a blocchi dei bilanci energetici delle singole fonti primarie è riportato il dettaglio delle importazioni, della produzione e dei consumi settoriali di petrolio e GAS NATURALE.


Per quanto riguarda il petrolio (vedi Figura 1 - BILANCIO ENERGETICO italiano del petrolio), lo schema mostra che la quota di consumo più elevata spetta al settore dei trasporti che con 43,0 MTEP assorbe circa il 38% della disponibilità nazionale, seguito dalla generazione elettrica (11,8 MTEP corrispondenti a circa il 10,4% della disponibilità totale), dai settori residenziale, terziario e dell’agricoltura (9,4 MTEP corrispondenti a circa l’8,3% della disponibilità totale) e dal settore industriale (7,6 MTEP corrispondenti a circa il 6,7% della disponibilità totale).

Bilancio energetico italiano del petrolio

 

Nel settore industriale i consumi più elevati spettano all’industria dei materiali da costruzione (2,9 MTEP), seguita dall’industria chimica e
petrolchimica (1,2 MTEP), dall’industria meccanica ed agroalimentare (entrambe 0,8 MTEP), dall’industria tessile (0,5 MTEP), dall’industria del vetro e della ceramica (0,4 MTEP) e da quella siderurgica (0,1 MTEP).

Per quanto riguarda il GAS NATURALE (vedi Figura 2 - BILANCIO ENERGETICO italiano del GAS NATURALE), il fabbisogno interno è coperto per circa l’80% dalle importazioni.
La ripartizione dei volumi di importazione in relazione alla provenienza mette in evidenza che la maggiore quota di GAS NATURALE proviene dall’Algeria (23,5 GNm3 equivalenti a circa il 38% delle importazioni totali), in larga parte via gasdotto fino al terminale di Mazara del Vallo (Sicilia), attraverso i gasdotti TTPC35 (via Tunisia) e TMPC (in acque territoriali italiane), e in misura minore via nave, rigassificato presso l’impianto di Panigaglia (La Spezia).

Seguono le importazioni dalla Russia (19,4 GNm3 equivalenti a circa il 31% delle importazioni totali) attraverso i varchi di Tarvisio (gasdotto TAG36) e Gorizia.

Le importazioni dai paesi del Nord Europa rappresentano in totale circa il 23,2%.

Infine vi sono le importazioni dalla Libia (attraverso il gasdotto Greenstream fino al punto di entrata di Gela in Sicilia, ancora in fase di completamento), e da altri paesi non appartenenti all’Unione europea quali la Nigeria (4,1 GNm3 equivalenti a circa il 6,6% delle importazioni totali).

Presso il TERMINALE DI RIGASSIFICAZIONE di Panigaglia, in Liguria, sono stati rigassificati e immessi in rete appena circa il 3,4% dei volumi di importazione.

Tale dato evidenzia l’esigenza di nuovi rigassificatori che consentirebbero l’apertura verso mercati diversi del gas e conseguentemente la riduzione del divario dei prezzi rispetto agli altri paesi dell’Unione Europea imputabile alla posizione di Eni S.p.A. come principale produttore ed importatore nazionale.

Per quanto riguarda invece i consumi, la quota più elevata spetta agli usi civili che con 25,8 GNm3 assorbono circa il 37% della disponibilità complessiva di GAS NATURALE; seguono il settore della generazione di energia elettrica (33%), il settore industriale (26%) ed in misura minore il settore chimico (1,4%), il settore dei trasporti (0,5%) ed il settore dell’agricoltura (0,3%).


Nel settore industriale i consumi più elevati spettano all’industria chimica e petrolchimica (3,5 GNm3), seguita dall’industria del vetro e della ceramica (2,9 GNm3), dall’industria meccanica (2,7 GNm3), dall’industria siderurgica ed agroalimentare (rispettivamente 2,3 e 2,2 GNm3).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

da G. Moncada Lo Giudice, F. Asdrubali, F. Rossi: "Energia e cambiamenti
climatici. La sfida del XXI secolo",  La Termotecnica, ottobre-novembre 2007