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Espansione del ruolo della Russia sul mercato petrolifero - Ugo Bilardo -

La progressiva espansione del ruolo che la Russia va conquistando sul mercato, deve pertanto essere vista non soltanto in relazione alle esportazioni verso i mercati europeo ed estremo-orientale che la geografia le assegna, quanto piuttosto nella prospettiva di una affermazione permanente delle rotte strategiche atlantiche, con destinazione Houston.

Per quanto riguarda le interconnessioni con i paesi occidentali, non deve sorprendere che i programmi russi facciano grande affidamento sulle rotte di esportazione che muovono dai porti di Primorsk e Murmarsk, rispettivamente sul mar Baltico e sul Mare di Barents, in posizione tale quindi da rispondere alla domanda di due diversi mercati: il mercato europeo attraverso gli Stretti di Danimarca; il mercato statunitense, su una rotta che attraversa acque artiche, ma libere dai ghiacci grazie alle correnti calde del Golfo, e l'Atlantico per approdare in acque americane nel porto di Houston.

Sia l'una che l'altra rotta sono già percorse da VLLC, aprendosi in tal modo un altro capitolo sui rischi di INQUINAMENTO marino in ragione dell'aumento dei traffici in mari finora relativamente poco frequentati.

Da segnalare, in particolare, la tortuosità e la obiettiva difficoltà di navigazione negli Stretti danesi, anche se non in termini di rischio paragonabili a quelli degli Stretti Turchi, e la relativamente scarsa affidabilità della flotta petrolifera in servizio in quelle acque.

I programmi di costruzione nei prossimi anni di terminali nel Mar Baltico soltanto, in acque stagionalmente ghiacciate, fanno prevedere un ordine di grandezza della capacità di accoglimento e di movimentazione di greggio e prodotti che si aggira intorno ai 2 milioni b/g.

Nel frattempo, dato che il caricamento di greggio dal terminale baltico di Primorsk richiede per almeno 6 mesi l’anno l’impiego di tankers della classe 1A, i russi hanno già predisposto un piano di grandi investimenti per ovviare a queste difficoltà attraverso la ristrutturazione del porto di Arcangelo nel Mar Bianco, anch’esso circondato dai ghiacci per almeno 6 mesi l’anno, ma non soggetto alle restrizioni di traffico del Baltico.

La compagnia operatrice Rosneft, che ha già realizzato un secondo molo nel Settembre 2003 e ha avviato il dragaggio del porto e dei sentieri di accesso dal mare aperto, si prefigge di portare a 80mila b/g la capacità di carico entro il 2005.

Il progetto Arcangelo è attualmente (fino a 140 mila b/g) previsto per l‘imbarco del flusso di greggio proveniente per ferrovia dai campi del Bacino Timan Pečora, destinato all’esportazione.

Non è escluso che esso possa essere ampliato per accogliere altre produzioni di Rosneft nel Nord, come ad esempio il greggio del campo Vankor, nell’estremo Nord della Siberia orientale.

I programmi a lungo termine rimangono, invece, concentrati sullo sviluppo del porto di Murmansk che, rispetto ad Arcangelo, gode del vantaggio naturale di essere libero dai ghiacci tutto l’anno, perché bagnato dalla CORRENTE del Golfo.

In secondo luogo, le dimensioni del sistema Arcangelo sono vincolate al trasporto ferroviario, il cui costo, peraltro molto più alto che nell’impiego delle pipelines, si aggiunge agli oneri dell’impiego nel Mar Bianco dei tankers rompi-ghiaccio durante la stagione invernale.

Inoltre, come terminale del sistema di linee di esportazione dai grandi giacimenti della Siberia Occidentale, Murmarsk ha consentito di aprire intensi negoziati con gli Stati Uniti per forniture di centinaia di migliaia di b/g: una fondata aspettativa russa è che, dato l’interesse dimostrato dagli americani, questi concorrano alla realizzazione del progetto con un decisivo intervento finanziario sui programmi di sviluppo sia della produzione siberiana che delle infrastrutture.

Tratto dal Libro: "Traffico Petrolifero e Sostenibilità Ambientale".
Co-Autore Dott. Giuseppe Mureddu