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Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

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La situazione italiana delle strutture portuali italiane - Giuseppe Mureddu -

Per quanto riguarda le strutture portuali italiane, va innanzi tutto sottolineato:

  • situazione relativamente buona
  • intasamento da traffico marittimo in generale
  • concentrazione di quello petroliero in pochi porti
  • tendenza a non volere petrolio nei porti
  • cambiamenti organizzativi e gestionali

 

Volume di traffico

Oltre 120 milioni di T/a nel 2003

Gli arrivi di greggio in Italia avvengono attraverso una quindicina di porti, e sono concentrati, per quasi i 2/3 nei quattro porti maggiori (si veda la figura sottoatante).

 

Il processo di concentrazione è in corso da tempo. Come può vedersi dalle due figura successiva, già alla fine degli anni '90 avevano praticamente smesso di essere utilizzati i porti di Napoli e La Spezia; mentre l'importanza di quello di Genova appariva ridotta, per la cessata movimentazione dei greggi attraverso l'oleodotto CEL, essendo stato chiuso nel 1997 il tratto Genova – Ingolstadt; successivamente gli arrivi si sono più o meno stabilizzati, salvo che nei porti di Taranto, Gela e Ravenna, divenuti, almeno per il greggio, punti di scarico marginali.

Va sottolineato che l'improvvisa indisponibilità di un grande struttura portuale non sarebbe facilmente ovviabile con la sostituzione da parte di altre, in quanto la capacità delle attrezzature di recezione (pontili, isole, campi boe) è tutt'altro che elastica.

Tuttavia, come è possibile vedere dalla figura precedente, variazioni notevoli degli arrivi hanno interessato i porti italiani nel corso dell'ultimo biennio per il quali si dispone di dati.

Analoghe considerazioni emergono dall’esame dei dati sugli ‘accosti’ per ricezione di greggi nei porti italiani.

Dall’esame di quest’ultimo dato emerge un’altra considerazione: nonostante la tendenza a ridurre l'uso di strutture portuali tradizionali, gli accosti per ricezione del greggio sono ancora prevalentemente in pontili (i 2/3 delle navi e il 57% del tonnellaggio a pieno carico; seguono gli accosti in isole, includenti le cosiddette torri (1/5 del numero di accosti e 1/4 del tonnellaggio a pieno carico), mentre gli accosti in boa costituiscono il 13% delle navi e il 19% del tonnellaggio. Come meglio sintetizzato dal grafico seguente.

Un altro aspetto, spesso trascurato, rilevante per il traffico marittimo e per il rischio di INQUINAMENTO da petrolio nelle aree portuali e in prossimità delle stesse è quella dei bunkeraggi. Sebbene ridottisi notevolmente rispetto agli anni ’70, continuano a essere di dimensione considerevole e a partire dalla metà degli anni ’90 hanno ripreso a crescere, attestandosi ormai oltre i 3 milioni di t/anno.

Tratto dal Libro: "Traffico Petrolifero e Sostenibilità Ambientale".
Co-Autore Prof. Ugo Bilardo