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Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

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La gestione dei porti petroliferi italiani - Giuseppe Mureddu -

Dal punto di vista della gestione, la situazione dei porti petroliferi italiani riflette le innovazioni introdotte nel 1994 dalla riforma della normativa sui porti in generale, la quale ha stabilito, sia pure con qualche oscurità residua, una nuova ripartizione delle competenze tra l'autorità del porto e l'autorità marittima, definendo anche i criteri di autonomia finanziaria nelle gestioni portuali.

Ciò ha comportato notevoli mutamenti che hanno dato risultati alterni, in relazione alle singole situazioni. Alla verifica dello stato di attuazione di quella legge, sono state finalizzate due indagini conoscitive di commissioni parlamentari, l'una al Senato, che si è già conclusa con un breve documento finale, l'altra alla Camera dei Deputati, i cui lavori dovrebbero concludersi nell’estate del 2004.

Non è confortante, tuttavia, che, in entrambi i documenti citati, la questione dei porti petroliferi sia trattata solo marginalmente, mentre viene sottolineato che l'aspetto più delicato sarebbe quello che si riferisce ai depositi costieri e dei porti petroliferi, che "costituiscono un momento di grande rischio per il nostro territorio e, altresì, per i traffici marittimi".

Tratto dal Libro: "Traffico Petrolifero e Sostenibilità Ambientale".
Co-Autore Prof. Ugo Bilardo