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Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

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Alcuni aspetti della proposta avanzata in ambito UE - Giuseppe Mureddu -

La tendenza prevalente nel settore petrolifero è che il mercato – un mercato peculiare perché concerne un prodotto ‘maturo’ con caratteristiche di ‘commodity’ oggetto di scambi globali - operi senza restrizioni, con il solo limite della risposta della domanda alla modulazione del prezzo finale. Inoltre da molti anni le transazioni commerciali vengono prevalentemente effettuate su base spot, rendendo così il mercato del petrolio più flessibile, ma anche più volatile e non favorevole agli investimenti a lungo termine in infrastrutture.

Le possibili iniziative per promuovere nuove infrastrutture devono, pertanto, muovere dalla costruzione di un quadro strutturale, istituzionale e politico all'interno del quale sia i paesi produttori che quelli consumatori possano maturare il consenso ai progetti sulla base della interdipendenza e della reciprocità dei loro interessi, compresi tra questi la garanzia di stabili relazioni a lungo termine e la continuità dei processi di sviluppo economico.

Le considerazioni fin qui svolte riflettono le condizioni strutturali sulle quali si proietta la strategia Europea di integrazione di una rete di TRASMISSIONE dell’energia, nelle sue diverse forme, estesa dai Paesi SEM (South East Mediterranean countries) all’Europa Centrale ed Orientale, all’Eurasia ed ai 25 Paesi dell’UE allargata.

I paesi produttori che coprono tutto l'arco della valorizzazione della risorsa, partecipando dei costi, dei profitti e dei rischi, possono trovare convincenti motivi di stabilizzazione delle condizioni al contorno delle loro esportazioni nella associazione in un sistema regionale integrato dei paesi vicini, per ciascuno dei quali possa essere raggiunto uno specifico accordo.

Se si guarda alla rete delle linee di flusso che intercettano il Mediterraneo, alla relativa semplicità dello schema di interconnessioni tra Paesi produttori e Paesi consumatori si contrappone un’alta complessità delle interazioni politiche ed economiche tra le diverse aree geopolitiche, che può essere sciolta soltanto dalla identificazione di vitali interessi comuni da perseguire attraverso la circolazione di energia nella rete.

Sotto l’aspetto dell’offerta di materie prime energetiche, il bacino appare come bifronte:

a) Sul versante dei Paesi che si affacciano sulle costa nord-africane del bacino, essendo già attivo da decenni un intenso scambio commerciale tra le due rive, in primo luogo con Algeria e Libia, il perseguimento dell’interesse comune è più precisamente incanalato, da una parte, sul trasferimento di tecnologie e la promozione di investimenti nei settori trainanti dell’economia dei paesi del Maghreb e del Mashreq e, dall’altra, su un più largo dispiegamento delle destinazioni delle linee di TRASMISSIONE del gas e del greggio, che rifletta le specifiche esigenze di approvvigionamento delle raffinerie europee ai fini della ottimizzazione delle attività di processo.

Quest’ultimo aspetto, la flessibilità delle forniture, mette in evidenza il considerevole vantaggio che il trasporto via mare può offrire nel confronto con le infrastrutture di trasporto fisse, che implicano la rigidità del collegamento tra fornitore ed acquirente. Su questo aspetto si attesta comprensibilmente la resistenza del mercato del greggio all’offerta di infrastrutture fisse, ma è anche dal confronto sulle esternalità ambientali e sui costi sociali che una approfondita analisi dei caratteri strutturali delle singole aree e delle diverse modalità di trasporto dovrà accreditare la fattibilità vincente.

Soltanto studi di fattibilità tecnica ed economico-ambientale potranno dare indicazioni, caso per caso, sulla congruità delle modalità di trasporto a confronto, tenendo nel dovuto conto anche l’esigenza, che si applicherebbe in particolare al caso delle pipelines, che la eventuale opzione in tal senso va inquadrata in un sistema univoco di regolazione legale e fiscale per evitare strozzature e distorsioni sul mercato.

Va anche tenuto presente che altrettanto importante che la flessibilità, in termini di destinazione delle forniture, è la diversificazione delle fonti di approvvigionamento: sono i due gradi di libertà che dilatano i margini a favore della sicurezza degli approvvigionamenti.

È nel quadro complessivo delle potenzialità dell’offerta di greggio sul mercato mediterraneo che il conseguimento della sicurezza potrà trovare una sintesi nella diversificazione delle fonti e delle modalità di trasporto.

b) Altre aree di produzione di greggio di dimensioni significative, anche in prospettiva, sono insediate tra il Golfo Persico ed il Mar Rosso, oltre che nella regione del Mar Caspio e, ancora più a Nord, fino al Mar Baltico.

Sono da molti anni indiziate come aree strategiche per la costruzione di nuovi oleodotti e lo sviluppo delle linee esistenti.

Il particolare interesse che possono suscitare nelle circostanze della presente rassegna nasce dalla constatazione che buona parte dei progetti di infrastrutture da costruire realizzano di fatto il trasporto di consistenti portate di greggio di provenienza dalla Russa, dal Caspio e dalle regioni euroasiatiche sulle rive del Mar Nero e del Mare Mediterraneo, proiettando in tal modo sulle rotte mediterranee le attese del trasferimento finale ai mercati europei.

Se ne può fare una sintesi sommaria.

1- Area del Mar Nero: costruzione, estensione e potenziamento di oleodotti dal Mar Nero all’UE. In particolare, la costruzione di:

  • pipeline da Constanta (Romania) sul Mar Nero ad Omisalj (Croazia) e a Trieste, in collegamento con la Trans Alpine Pipeline (TAP);
  • pipeline da Burgas (Bulgaria) sul Mar Nero ad Alexandroupolis (Grecia);

2- Area del Mar Caspio: varie pipelines di collegamento tra la costa orientale del Mediterraneo ed il Medio Oriente, tra la regione del Caspio e del Golfo Persico (Egitto, Saudi Arabia e Iraq) con l’EU via Egittto e Turchia;

3- Nord Europa e Russia: costruzione, estensione e potenziamento di oleodotti tra la Russia e l’EU. Le principali infrastrutture già realizzate e da estendere e potenziare, sono:

  • l’oledotto Družba (Amicizia), con inizio a Samara in Russia ed un tracciato principale (settentrionale)che corre approssimativamente secondo un parallelo collegandosi con Germania, Polonia, Lituania, Lettonia ed Estonia;
  • tracciato meridionale della linea Družba, di collegamento con Ungheria, Slovacchia e Republica Ceca, con un ramo previsto per l’Austria e il Sud della Germania;
  • collegamento da Odessa (Ucraina) sul Mar Nero, via Brody, al tracciato settentrionale della linea Družba, per raggiungere il Mar Baltico nel porto di Gdansk (Polonia).

4- Linee interne alla rete europea.

Come considerazione ultima, si può soltanto ricordare che una delle linee guida istituzionali della Partnership Euro-Mediterranea è la protezione ambientale, ovvero, nell’ambito degli interessi delle acque europee, il contenimento del rischio strutturale connesso alla movimentazione via tanker di greggio dalle aree di produzione ai mercati e la decongestione del traffico petrolifero sulle rotte del Mediterraneo.

In questo quadro istituzionale, la valutazione delle opportunità funzionali, economiche e sociali offerte dalla tecnologia del trasporto in condotta, finalizzata alla riduzione del traffico marittimo nelle aree più vulnerabili, quali il Mar Nero, il Bosforo, il Mare Adriatico, gli Stretti di Danimarca, etc., può certamente concorrere, come approccio tecnologicamente e politicamente maturo, ad assicurare un alto grado di compatibilità ambientale alle operazioni di trasporto.

Tratto dal Libro: "Traffico Petrolifero e Sostenibilità Ambientale".
Co-Autore Prof. Ugo Bilardo