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Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

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Prezzi petroliferi - Vittorio Jucker -

Ogni giorno circa 300,000 barili di greggio vendono acquistati a breve o a termine sulle piazze mercantili di Londra e New York Sono queste operazioni di natura prettamente finanziaria, il cui volume corrisponde all’incirca allo 1 per cento della produzione OPEC (ed allo 0,1 di quella mondiale) a determinare le incredibili oscillazioni, ed ultimamente i forti rialzi delle quotazioni petrolifere sui mercati mondiali.

Oggi le quotazioni dei futures del WTI, il prezzo di riferimento americano e quelle del BRENT hanno superato rispettivamente i 65 ed i 63 dollari per BARILE, un aumento del 14 per cento rispetto alle medie dell’inizio luglio.

I mercati operano tra l’altro sulla base di una ridda di voci e notizie, spesso contrastanti, apparentemente molto tecniche senza ovviamente tenere presenti i fattori di lungo termine.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia ha comunicato l’11 agosto che in base alle sue previsioni, la produzione di greggio nei paesi extra OPEC scenderà di 200,000 al giorno entro la prima metà del 2006 (un calo dello 0,03 per cento). Ciò è stato sufficiente a stimolare gli acquisti.

La stessa AIE ha tuttavia comunicato alcune settimane or sono di prevedere un calo della domanda mondiale di petrolio di almeno 200,000 barili al giorno Ignorata la dichiarazione del Dipartimento dell’Energia statunitense secondo il quale le scorte americane di greggio e olio combustibile continuano a salire.

La domanda dei paesi della UE, attorno a 11 milioni di barili al giorno, è rimasta stabile nel 2004, inferiore del 5 per cento rispetto al 1994. Nei primi mesi di quest’anno dovrebbe essere calata del 3 per cento circa.

La domanda statunitense, circa il doppio di quella della UE, è salita del 2,3 per cento nel 2004, in parte a causa dell’ondata di freddo, e dovrebbe risultare in discesa quest’anno.

Quella della Cina, a cui viene attribuita l’ascesa dei prezzi, è salita del 15 per cento circa nel 2004, toccando i 6,7 milioni di barili al giorno,ma per il 2005 è previsto un aumento dello 0,5 -1 per cento e lo stesso per il 2006.

A rendere difficile una oggettiva interpretazione di quanto avviene in realtà, è il fatto che anche molte banche internazionali sono coinvolte ormai nelle operazioni di acquisto e VENDITA di opzioni petrolifere.

Emergono perciò previsioni di aumenti dei prezzi che vanno da 80 a oltre 100 dollari a BARILE (Goldman Sachs) che potrebbero rivelarsi esatte per quanto concerne i mercati speculativi, anche se il prezzo definitivo pagato dagli utilizzatori finali, cioè le società petrolifere internazionali, il cui potere contrattuale rimane dominante,continuerà a rimanere ben più basso di quanto non appaia a prima vista.

In un certo senso il mercato petrolifero internazionale non funziona bene in questo momento essendo distorto dalla mancanza di trasparenza ed informazioni condivise e ciò rende possibili perciò le forti oscillazioni e rialzi che appaiono sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo e giustificano ulteriori aumenti.

Al momento i paesi produttori dell’OPEC incamerano circa 36-38 dollari al BARILE e le società petrolifere americane hanno pagato, negli ultimi mesi, un prezzo medio di 47 dollari a BARILE.