Trova le risposte!
Petrolio, carbone, gas naturale. Tutte queste fonti hanno lunghi periodi di rigenerazione molto superiori ai tassi di consumo che ne condizioneranno l’uso attuale e futuro.

Altri articoli della stanza Energie Convenzionali

Creato da Franco Terlizzese « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Risorse naturali, un’opportunitą per lo sviluppo dell’occupazione e delle comunitą locali: proposte per contrastare la crisi - Franco Terlizzese -

Con questo articolo cerco di spiegare alcune riflessioni centrate prevalentemente sulle risorse energetiche ed una breve analisi delle azioni di governo svolte finora.

Una profonda riorganizzazione ha riguardato nel 2008 il Ministero dello Sviluppo Economico: è stato costituito uno specifico dipartimento per l’energia, nel cui ambito opera dal febbraio 2009 la Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche.

L’organizzazione della direzione, basata su uffici centrali e uffici operativi, vede un’area tecnica, comprendente il precedente ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia e il servizio chimico, con competenze ampliate alle georisorse, e un’area economico amministrativa.

Con questa struttura in costruzione, che auspichiamo possa ancora crescere adeguatamente, abbiamo attuato l’azione di governo per il periodo 2008-2010.

Vediamone i dati essenziali, relativi ai settori del’upstream e degli stoccaggi, che abbiamo seguito con continuità. Per il settore minerario, purtroppo, con la soppressione della Direzione Generale delle Miniere, si è creato un vuoto di conoscenza di oltre 10 anni, grave, che stiamo avviandoci a colmare lavorando intensamente in rapporto con l’Associazione Mineraria per la costituzione del necessario data base.

I permessi di ricerca e le concessioni di coltivazione, che hanno toccato un massimo nel 1996, sono attualmente rispettivamente intorno a 100 per i permessi e a 200 per le concessioni.

La produzione di gas è in calo costante del 10% l’anno circa. La produzione di olio, legata a pochi giacimenti e dominata da quella della Val D’Agri, è più irregolare ma mostra anch’essa un calo marcato.

Le domande di permesso in istruttoria sono 159, 18 quelle di CONCESSIONE di coltivazione, 11 quelle di STOCCAGGIO.

È interessante osservare nella tabella qui in alto, un indicatore dello stato del procedimento, fornito dall’esame della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (già Comitato tecnico per gli idrocarburi).

Gli addetti ai lavori sanno che esso costituisce la conclusione dell’iter interno al Ministero, che fino a 12 anni fa precedeva di poco il conferimento del titolo e cui segue oggi il procedimento “unico” fatto mediante conferenza dei servizi: tutte le istanze, a parte quelle per cui non sono stati maturati i tempi tecnici di concorrenza, sono state esaminate dalla CIRM, il loro iter può essere seguito da chiunque online.

Il numero delle domande di permesso, comunque, è in parziale contrasto con la generale situazione di declino descritta, in particolare per il mare.

Finora sono state aperte nei mari italiani sette zone, contraddistinte dalle lettere da “A” a “G”: con decreto ministeriale 30 ottobre 2008 abbiamo ampliato le aree del canale di Sicilia e del mar Ionio profondo, su cui stiamo per conferire i primi permessi a quegli operatori che hanno la capacità tecnica ed economica di affrontare il difficile impegno tecnologico in acque profonde.

 Per poter completare l’apertura di tutte le zone marine nazionali è necessario concludere la delimitazione della piattaforma continentale nel Canale di Sicilia e nel Mar Ionio meridionale, ad Ovest e ad Est di Malta. A tal fine stiamo cercando di risolvere, insieme con il Ministero degli Affari Esteri, il contenzioso in atto da oltre dieci anni e relativo prevalentemente all’area ad Est di Malta. Abbiamo avviato in merito un tavolo tecnico tra le varie Amministrazioni interessate.

È stato intanto possibile ampliare il settore della zona “G” a Ovest di Malta, con decreto in corso di emanazione. Lo STOCCAGGIO ha sofferto più di altri settori problemi di natura burocratica e solo in questi ultimi mesi si sono finalmente avviati a conclusione procedimenti iniziati da 8 anni.

Lo sviluppo dei nuovi programmi, comunque, fornisce già da quest’anno significative capacità aggiuntive e sarà in grado entro i prossimi 4 anni di garantire altri 4 miliardi di metri cubi di capacità e un adeguato aumento delle prestazioni di punta. L’ingresso di nuovi operatori, a breve attivi nella costruzione di impianti di STOCCAGGIO in Val Padana e in Val Basento, garantirà anche un auspicato aumento della concorrenza nel settore.

Il gettito dal gas risente del progressivo calo di produzione, parzialmente compensato nel 2008 dalla VENDITA al punto di scambio virtuale.

Per l’olio, la valorizzazione dipende dall’andamento dei prezzi di vendita, come noto assai variabili. Dopo molti anni, nel 2008 è stata riavviata una strategia energetica nazionale, che attraverso l’attuazione della legge “sviluppo” del 2009 ha iniziato il suo percorso.

L’obiettivo strategico di lungo periodo, al 2030, è quello di riequilibrare il mix energetico verso il 50% da combustibili fossili, il 25% da fonte nucleare e il 25% da fonti RINNOVABILI.

L’azione, da promuovere subito e sviluppare con continuità nell’arco dei 20 anni, andrà declinata attraverso una complessa serie di interventi, basati sull’efficienza, la diversificazione, la concorrenza, la sicurezza degli approvvigionamenti, il contenimento delle emissioni di GAS SERRA.

Il ruolo del nostro settore nell’attuazione della strategia sarà determinante: attraverso l’oculata utilizzazione del nostro sottosuolo si potrà diversificare, facendo crescere la geotermia, aumentare la sicurezza con una maggiore quota di produzione nazionale di idrocarburi, favorire la sicurezza, la concorrenza e il mercato con lo sviluppo della rete dei METANOdotti e gli stoccaggi di GAS NATURALE, contenere le emissioni avviando i programmi di STOCCAGGIO sotterraneo di CO2.

Negli ultimi 10 anni il regolare sviluppo dei programmi del settore minerario, come quello di gran parte dei settori produttivi, è stato ostacolato da una serie di norme non congruenti e di azioni amministrative contraddittorie.

Il cambiamento impostato con la legge 112/97 e proseguito con le modifiche al titolo V della Costituzione non è stato finora attuato né in modo efficiente né in modo efficace. Ne risulta una situazione di stallo in cui si sono trovati progressivamente numerosi progetti strategici.

Occorre proseguire decisamente nel cammino delle riforme e delle semplificazioni. Ma nell’attuale assetto costituzionale – con la competenza in campo energetico concorrente tra Stato e Regioni – è necessario attuare anche una nuova e diversa politica di governance con il territorio, basata sull’informazione, la consapevolezza, il consenso.

Il consenso è alla base di qualunque azione sul territorio ed è basato sulla diffusa consapevolezza della compatibilità dell’iniziativa e sui benefici che ne potrà trarre la comunità.

La consapevolezza si basa sulla conoscenza ottenuta attraverso un’informazione obiettiva. Dai media e dal colloquio con i cittadini e con i loro rappresentanti si comprende facilmente che finora l’informazione prevalente e più organizzata è quella fornita da coloro che si oppongono ai progetti.

Oggi il Ministero svolge ancora un’azione amministrativa e tecnica di controllo non coordinata con quella delle Regioni. È necessario, nel corso dei prossimi anni, spostare l’azione del Ministero verso i propri naturali compiti di indirizzo, inquadrati nella strategia energetica nazionale, costruendo con le regioni, progressivamente e in funzione delle specifiche caratteristiche di ognuna, il loro coinvolgimento attivo sia nel procedimento che nel controllo.

In tale ottica abbiamo attivato le nuove intese globali con le regioni, ferme al 2001, ed auspichiamo che nei prossimi mesi si possa lavorare al nuovo protocollo d’intesa.

Già oggi però, attraverso specifiche intese sottoscritte recentemente con la Regione Calabria e con la regione Lombardia, possiamo operare al raggiungimento degli obiettivi di governance descritti.

Stiamo lavorando per estendere questo modello alle altre regioni interessate. Il processo di riforme del settore è stato avviato con il decreto legge 112 del 2008, dove è stata prevista la valorizzazione delle RISERVE di gas dell’Alto Adriatico, sulla base di nuovi studi, e il conferimento dei cosiddetti giacimenti marginali.

Entrambe i programmi sono in ritardo: per il primo non sono stati ancora presentati i previsti studi al Ministero dell’Ambiente, per il secondo un’impugnativa regionale ha richiesto il riavvio delle procedure di gara.

Con il decreto legge 135 del 2009 è stato riconosciuto, dopo anni di attesa, il modello europeo per la misura delle produzioni, secondo modalità che sono state inserite nel nuovo disciplinare tipo.

La legge 99 del 2009, cosiddetta “legge sviluppo”, contiene importanti elementi innovativi per il nostro settore, che vediamo nel dettaglio.

Le semplificazioni procedurali introdotte per il settore upstream con la legge Marzano nel 2004 non hanno prodotto i risultati auspicati. In alcuni casi il procedimento di rilascio di titoli minerari e autorizzazioni è risultato appesantito per il coinvolgimento degli enti locali in fasi nelle quali il progetto non risulta ancora definito, e quindi l’ente locale non può esprimersi in alcun modo.

Con le modifiche introdotte dall’art. 27, comma 34 della legge sviluppo il conferimento del permesso di ricerca consente le operazioni di prospezione, mentre la perforazione del pozzo esplorativo è soggetta ad un’autorizzazione data dall’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse (UNMIG) competente, nell’ambito dell’intesa regionale, attraverso un procedimento che vede coinvolto il solo comune di realizzazione dell’opera.

È rilevante inoltre la nuova procedura semplificata prevista per le modifiche agli impianti che non comportano alterazioni dei regimi produttivi e del quadro emissivo.

È inoltre prevista la possibilità di autorizzare direttamente lo svolgimento di attività propedeutiche, in corso di definizione con un apposito tavolo interministeriale, in attesa dei provvedimenti concessori.

Con l’art. 45 è stato introdotto l’innalzamento delle royalties in terra dal 7% al 10%. L’art. 27, comma 28, infine, ha previsto la definizione di un nuovo assetto in materia geotermica.

Esaminiamo questi 3 aspetti più da vicino. In attuazione della legge sviluppo è stato emanato il D.Lgs. 11 febbraio 2010 per il riassetto della normativa geotermica, che aggiorna e integra quella del 1986. È stato introdotto il regime concorrenziale per l’alta ENTALPIA su tutto il territorio nazionale.

Sono stati semplificati i procedimenti per l’uso delle risorse geotermiche a media e bassa temperatura. L’Italia ha operato per prima e possiede ancora un’eccellenza tecnologica nella geotermia.

Auspichiamo che attraverso la nuova legge i notevoli margini di sviluppo esistenti vengano utilizzati, sia per gli usi elettrici che termici, contribuendo in tal modo a far crescere la quota di energia da fonte rinnovabile del sottosuolo, già oggi significativa.

Le nuove norme introdotte con la legge sviluppo hanno richiesto l’aggiornamento dei disciplinari tipo sulla ricerca e coltivazione, del 1991, e dello STOCCAGGIO, del 2005.

La previsione di un nuovo disciplinare è inoltre contenuta nella legge 625/1996, cui finalmente si da attuazione. Attraverso il disciplinare è anche possibile attuare le disposizioni in materia di misura contenute nel D.L. 135/2009.

Considerata l’evoluzione delle normative e della tecnologia, abbiamo ritenuto di procedere alla stesura di nuovi disciplinari, con un intenso lavoro, fatto con il contributo propositivo anche dell’Associazione Mineraria, avviato a settembre 2009 e concluso in questi giorni: il nuovo disciplinare upstream è stato trasmesso agli uffici di Gabinetto, quello sugli stoccaggi, legato anche all’emanazione di strumenti che riguardano il mercato del gas e la relativa misura, è stato recentemente esaminato anche dall’AEEG che ci ha appena fornito i suoi commenti, e sarà emanato a breve.

Con l’art. 45 è stato introdotto l’innalzamento delle royalties in terra dal 7% al 10%, destinando questo aumento direttamente ai residenti dei territori interessati dalle attività estrattive.

L’attuazione è demandata ad un decreto che deve essere emanato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico.

Il testo del decreto, che prevede benefici diretti per l’acquisto di carburante da parte dei residenti nelle aree di produzione, è all’esame del Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF).

È stato predisposto il capitolo di entrata su cui gli operatori dovranno versare il 3% incrementale entro il 30/07/2010. Tra gli interventi normativi in corso di definizione merita infine una notazione quello relativo al recepimento della DIRETTIVA COMUNITARIA 2009/31/EC relativa allo STOCCAGGIO geologico della CO2.

Il gruppo tecnico di lavoro attivato tra i Ministeri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente ha in corso di avanzata definizione una bozza di recepimento già esaminata congiuntamente agli operatori e recentemente ritrasmessa per commenti.

L’obiettivo è disporre dello schema definitivo da emanare appena approvata la legge comunitaria, quindi entro giugno, in modo da consentire alle aziende che coinvolte nei programmi di sperimentazione di avere regole certe e rapide per proseguire l’attività sul territorio.

Gli interventi che ho sommariamente descritto sono stati attuati, o sono in corso di definizione, negli ultimi 20 mesi. La strada delle riforme intrapresa, se sarà associata ad un’effettiva capacità di investimento ed al necessario consenso, darà presto i suoi frutti.

Nel campo degli stoccaggi e per le attività in mare abbiamo già visto risultati concreti in termini di cantieri avviati e impianti messi in esercizio. Il processo di semplificazione deve essere accelerato, anche attraverso l’informatizzazione.

Lo snellimento del sistema legislativo, da tempo in corso, prevede la sua fase conclusiva con il riordino delle norme residue attraverso testi unici. È auspicabile che presto venga adottato un testo unico per il nostro settore, che riordini e semplifichi drasticamente la complessa stratificazione di regole costituita negli anni.