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Creato da Enrica Massella Ducci Teri « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Digitalizzazione e futuro

Le politiche di innovazione nella pubblica amministrazione sono sostanzialmente influenzate da due fattori: il primo strutturale riguarda la velocità con cui le tecnologie evolvono, il secondo di natura culturale riguarda la mentalità tradizionale delle persone che operano in questo campo. Investire in tale ambito richiede numerosi sforzi ma nonostante questo il settore pubblico è ormai da diverso tempo al centro di iniziative di modernizzazione e digitalizzazione.

Le tecnologie e ancor di più la loro declinazione nella gestione delle attività e dei rapporti quotidiani di ciascuno di noi assumono un ruolo importante e strategico. Il periodo che viviamo, caratterizzato da una forte incertezza per il futuro, soprattutto in termini di occupazione giovanile, ci induce a cambiare punto di vista e a cogliere nuove opportunità per far fronte alla crisi economica in atto.

L’Unione Europea riconosce al digitale un valore importante per lo sviluppo dell’economia del decennio in corso. Ha perciò messo a punto una strategia di crescita chiamata “Europa 2020” caratterizzata dalla definizione di obiettivi puntuali da realizzare entro il 2020 . Tra questi:

  • Occupazione: 75%della popolazione tra i 20 e i 64 anni impiegata
  • Ricerca & Sviluppo/innovazione: 3% del PIL dell’UE (combinato pubblici e privati) da investire in questo settore
  • Istruzione: riduzione del tasso di dispersione scolastica al di sotto del 10% e completamento dell’istruzione di terzo livello da parte di, almeno, il 40% della popolazione tra i 30 e i 34 anni.

Tre le caratteristiche della futura crescita Europea che dovrà prioritariamente e contemporaneamente essere: intelligente, cioè fondata sempre più su fattori come istruzione, ricerca/,innovazione, nonché società digitale; sostenibile, cioè capace di ottimizzare l’uso delle risorse naturali e, al tempo stesso, tutelare l’ambiente; inclusiva: cioè in grado di essere più solidale, uniforme ed ampia possibile tenendo conto delle peculiarità di ciascuno(anziani, disabili, immigrati, non “nativi digitali”).

Per il perseguimento di questi obiettivi e nel rispetto di queste priorità nasce l’Agenda digitale europea, un programma finalizzato a facilitare l’uso del digitale e a stimolare investimenti e innovazioni.

L’impulso europeo e al tempo stesso la consapevolezza dell’importanza di colmare le distanze con i principali Paesi europei in termini di cultura informatica, servizi digitali per i cittadini e investimenti delle imprese in strumenti innovativi hanno portato il nostro Paese a stilare l’Agenda digitale italiana. I principali interventi di sviluppo da questa previsti sono:

  • promuovere la diffusione di internet ad alta velocità per azzerare il divario digitale
  • investire nella ricerca e nell’innovazione
  • realizzare l’Amministrazione digitale
  • migliorare l’alfabetizzazione, l’inclusione e le competenze nel mondo digitale

In questo contesto opera l’AgID come “braccio operativo” del Governo e come punto di coordinamento per la realizzazione dell’Agenda digitale italiana. Tutte le aree di intervento sopracitate attribuiscono un ruolo operativo all’Agenzia ma vale la pena soffermarsi più a lungo su quelle per la realizzazione dell’Amministrazione digitale e delle politiche di alfabetizzazione e inclusione digitali.

Intervenire per realizzare l’Amministrazione digitale vuol dire anzitutto razionalizzare i sistemi informativi esistenti nelle PA e far si che dialoghino tra di loro per mettere a disposizione i dati pubblici da trasformare in informazioni utili per la creazione di nuovi e più efficienti servizi per i cittadini (OPEN DATA). In correlazione a ciò occorre rafforzare la politica in materia di sicurezza e riservatezza dei dati personali per essere tutelati e riconosciuti nel mondo digitale come in quello reale. Entra in gioco il concetto di identità digitale per consentire a ciascuno di utilizzare i servizi in rete messi a disposizione dalle amministrazioni in modo sicuro.

Realizzare l’amministrazione digitale vuol dire anche intervenire per il miglioramento di quei processi che si traducono poi in risparmi, semplificazione, rendicontazione dell’azione amministrativa con ricadute non trascurabili sull’intera collettività. Per ottenere questi risultati occorre spingere verso una amministrazione senza carta, sviluppando soluzioni mirate alla digitalizzazione dei processi interni all’Amministrazione e dei rapporti che la stessa intrattiene con cittadini e imprese. Mi riferisco ad esempio all’uso di strumenti quali la posta certificata e il web per favorire il dialogo oppure a fatturazione e pagamenti elettronici anche in un’ottica di trasparenza e razionalizzazione della spesa pubblica. Inoltre, il digitale offre un POTENZIALE che va sfruttato in quei settori pubblici come enti locali, sanità, giustizia, scuola che mostrano maggiori punti di debolezza e che impattano fortemente sulla quotidianità di ciascuno.

Per ciò che attiene le politiche di miglioramento dell’alfabetizzazione, delle competenze e dell’inclusione nel mondo digitale occorre indirizzare e investire sull’attitudine naturale dei giovani, i “nativi digitali”, verso le nuove tecnologie, rendendoli così pronti a cogliere le opportunità professionali offerte dal mercato dell’Information and Communication Technology. Per dare concretezza al concetto appena espresso e definire il quadro entro cui si inseriscono queste potenzialità consideriamo che il 93% dei giovani utilizza internet e il PC, il 50% ha uno smartphone, l’85% ha un profilo Facebook e il 75% gioca con una consolle per videogiochi. Sono gli stessi giovani che a scuola usano i libri tradizionali e troppo spesso non hanno a disposizione aule informatizzate. L’innovazione in ambito scolastico non può però essere riconducibile all’ebook, per quanto antico il libro conserva pur sempre il suo fascino, ma deve essere indirizzata verso nuovi modelli di fruizione. Tra questi l’uso di Internet e dello sconfinato patrimonio informativo della rete per approfondire costruttivamente argomenti di studio, senza fare copia e incolla da Wikipedia!!! O ancora la conoscenza e l’uso del PC come futuro strumento di lavoro.

Il mondo del lavoro richiede figure sempre più specializzate e avere competenze specifiche vuol dire aumentare le possibilità di trovare un’occupazione. In quest’ambito l’AgID sta predisponendo un piano nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali intervenendo in particolare in tre ambiti:

  • competenze di base, intese come cultura digitale e utilizzo dei servizi di cittadinanza digitale
  • competenze professionali specialistiche per professionisti e futuri professionisti
  • competenze informatiche digitali/trasversali per tutti i lavoratori (non professionisti del settore) che diventano promotori di innovazione digitale in tutte le organizzazioni.

Proprio nell’ambito delle competenze specialistiche si stanno definendo delle nuove figure professionali i cui piani formativi devono partire dalla scuola per poi avere il giusto approfondimento nell’università o nei corsi di formazione professionali. Le figure su cui attualmente si sta investendo e che sono richieste dal mercato sono:

  • esperti di sicurezza (Identità digitale)
  • esperti di database (OPEN DATA e servizi pubblici)
  • esperti di gestione e conservazione degli archivi di documenti informatici (Amministrazione senza carta, semplice e trasparente)
  • esperti di accessibilità (Inclusione digitale di anziani, disabili, immigrati, non “nativi digitali”)

Innovare le modalità di formazione e di apprendimento significa adattarsi ai repentini cambiamenti che caratterizzano i nostri giorni ma anche e soprattutto stimolare quella creatività che spesso si trasforma in imprenditorialità. È quindi anche necessario supportare le “startup” soprattutto giovanili, aiutandoli nella fase di avvio del business.

L’obiettivo è di cambiare, creare una nuova generazione di imprenditori, di giovani che vivono questo periodo di crisi e che, forse proprio perché il lavoro non c’è, allora se lo reinventano e si mettono in gioco. Ecco allora che cambiando punto di vista la crisi può essere considerata una ripartenza e un’occasione da non lasciarsi sfuggire per innovare.