Trova le risposte!
Le centrali nucleari. L'energia che scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il processo di 'fissione/fusione nucleare'. Il problema della radioattività e delle scorie.

Altri articoli della stanza Energia Nucleare

Creato da Sergio Orlandi « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Chernobyl, Vent’anni dopo. La ricerca e i costi dell’energia impongono riflessioni oculate - Sergio Orlandi -

Da diversi anni, ormai, al centro dei dibattiti sulle tematiche ambientali si trovano le discussioni sul riscaldamento globale. Dopo dieci anni di discussioni, si è ormai giunti alla resa dei conti: le riduzioni delle emissioni di GAS SERRA, finora perseguite senza troppa convinzione perfino dagli sponsor più accaniti, dovranno infatti necessariamente decollare o essere accantonate.

Il PROTOCOLLO DI KYOTO, che prevede una sostanziale riduzione delle emissioni di GAS SERRA da parte dei Paesi industrializzati, è entrato in vigore il 16 febbraio del 2005.

L’estrazione e l’utilizzo delle energie fossili, i trasporti, le industrie, le economie domestiche e le attività agricole, la produzione di energia elettrica (bene primario in una società moderna) nonchè la gestione dei rifiuti liberano nell’atmosfera dei gas a EFFETTO SERRA che portano ad un riscaldamento climatico a livello mondiale.

Esistono attualmente prove significative della influenza esercitata dalle attività antropiche sul clima globale. L’insieme delle osservazioni registrate e delle simulazioni conferma l’potesi secondo cui gran parte del riscaldamento osservato nel corso degli ultimi cinquanta anni sia stato causato dalle attività umane.

Ed in primis dal sistema di produzione di energia elettrica mediante uso estensivo di processi di combustione, che inesorabilmente liberano ANIDRIDE CARBONICA.

Se tali emissioni non venissero contenute, le conseguenze a lungo termine potrebbero ripercuotersi sull’approvvigionamento idrico e sulla produzione alimentare; nelle regioni più vulnerabili (per esempio la Svizzera situata in un ECOSISTEMA montuoso e complesso), potrebbero manifestarsi la comparsa di fenomeni meteorologici estremi quali ondata di calore, siccità, inondazioni, tempeste che andranno via via intensificandosi.

In Europa i cambiamenti climatici potrebbero avere anche conseguenze potenziali negative sulla salute umana.

Il PROTOCOLLO DI KYOTO lascia a ciascun Paese la libertà di decidere la linea politica da adottare e di emanare i provvedimenti che intende attuare sul proprio territorio al fine di raggiungere il proprio obiettivo di riduzione.

Il protocollo non impone misure concrete, ma si limita ad indicare una lista di fonti di emissioni di gas ad EFFETTO SERRA ed una serie di politiche e di misure strategicamente adottabili.

Come in tutte le strategie fondate sul concetto di democrazia , anche il protocollo rischia una degenerazione progressiva in anarchia.

La risposta unica, senza alternative, è cimentarsi nella produzione di energia elettrica con sistemi alternativi all’usuale processo di combustione.

A vent’anni di distanza dall’incidente catastrofico di Chernobyl, anche e soprattutto per tale necessità (associata poi anche ad una lievitazione sproporzionata del costo di approvvigionamento della materia prima per accendere qualsiasi processo di combustione quali petrolio e gas) si torna a discorrere di un POTENZIALE riutilizzo anche in Italia quale fonte alternativa dell’Energia Nucleare.

Ho detto alternativa: perché l’energia nucleare non libera ANIDRIDE CARBONICA nel suo processo di generazione di calore e il combustibile nucleare è generalmente diffuso quasi omogeneamente in paesi politicamente non critici ed a cultura differenziata (non a prevalenza islamica come il petrolio). Senza poi parlare di una sua autogenerazione nei reattori autofertilizzanti (detti in gergo reattori veloci).

Aggiungo poi che per trasportare il combustibile nucleare (pellets URANIO 235 o Plutonio) basta una cassetta schermata di dimensioni analoghe a quella delle comuni scatole da scarpe. Senza più metaniere o oleodotti o gasdotti di dimensioni ciclopiche e serbatoi di STOCCAGGIO a cielo aperto (vedi le colline di Bolzaneto a Genova) ed ad alto rischio di fuoco per gli abitanti del sito.

La caldaia di un impianto nucleare riscalda l’acqua per generare vapore da mandare in turbina e produrre un campo elettrico all’alternatore mediante il calore (reazione esotermica) che si genera nelle reazioni di fissione del materiale fissile URANIO 235 (arricchito o naturale).

Uno sciame di neutroni urta contro i nuclei del materiale fissile e, provocandone la frammentazione, libera anche energia termica. Senza produrre molecole di CO2. Tale processo oggi è applicato in tutti i reattori cosiddetti a “fissione”, integranti tecnologie di tipo attivo (la reazione di fissione ha bisogno dell’intervento umano per giungere a spegnimento) e passivo (la reazione di fissione si spegne autonomamente per principi fisici senza alcun intervento esterno dell’Uomo).

Si può ancora aggiungere che l’energia nucleare può esser prodotta anche attraverso un processo di fusione invece che di fissione , vale a dire unendo gli atomi di IDROGENO e ossigeno generando D2O ( acqua pesante). Tale processo, che rappresenta l’obiettivo primario nella produzione di energia pulita e senza rischi, è ancora lontano dal diventare competitivo in termini economici.

Ma occorre ancora fare i conti con il disastro di vent’anni fa, in quel di Chernobyl.

È successo quel che non doveva succedere: l’uomo, in barba ai concetti più elementari, ha voluto sperimentare in un reattore civile , di fatto a reazione sotto-critica (numero di neutroni prodotti dalla fissione , minori di quelli assorbiti e dispersi), una reazione a fattore di criticità maggiore di 1: che vuol dire simulazione di una reazione con liberazione di energia di tipo esplosivo parzializzando il core del reattore.

Di fatto si voleva simulare una reazione da bomba nucleare, ritenendosi certi di controllarne il processo: simulazione, senza esplosione. Cosa che evidentemente non è stata. La reazione è andata alla deriva, incontrollata, è esploso il core del reattore.

Ma quel che è importante sapere che non è stata una reazione casuale: è stata cercata e voluta dall’Uomo; è l’Uomo, lo scienziato Uomo che ha cercato e voluto la reazione esplosiva in un reattore che non era stato progettato a tale scopo.

C’è un solo ma: lo scienziato Uomo, pieno di sé e delle proprie certezze, era iper-convinto di potere dominare il fenomeno, fino a soffocare la reazione sperimentale allo stadio prescelto.

Ma la natura e la fisica, come succede di solito, non si sono lasciate ingabbiare: hanno abbattuto le certezze umane e il disastro si è dipanato sotto gli occhi di tutti. Un’altra Hiroshima: forse non esplicitamente pianificata, certamente comunque, messa in conto dalla incoscienza umana.

A tragedia avvenuta, la gestione dell’evento incidentale è stato ancora più catastrofica: da teatro degli orrori, con ingenuità tipiche del teatro per bambini.

Per la prima volta in quell’evento incidentale si è sperimentato anche per la scienza il concetto di GLOBALIZZAZIONE. I sistemi di monitoraggio radiologico diffusi in ogni paese anche solo per monitorare il fondo radiazioni cosmiche (provenienti dal Sole e dalle stelle) hanno raggiunto il fondo scala degli strumenti nel rivelare la presenza di radiazioni gamma (le altre , quelle di tipo alfa e beta hanno piccolo libero cammino medio e rimangono confinate nel luogo dell’evento) ovunque.

Senza informazioni ufficiali si è pensato improvvisamente ad una improvvisa pazzia del nostro Sole o a qualche improvvisa liberazione di energia nella nostra galassia.

Guerre fra Marziani o abitanti extraterrestri sembravano potere giustificare un INQUINAMENTO ambientale per radiazioni nucleari così significativo.

Poi la confessione dell’ingenuo, l’ammissione di colpa di un sistema di potere (quello dell’ex Unione Sovietica) già al collasso: un “incidente casuale”, correlato alla “aged configuration” (che vuol dire vecchiaia dell’Impianto), nella vecchia Centrale di Chernobyl del tipo RBMK aveva provocato una fuga incontrollata di radiazioni dal sito.

Questa è stata la sola ammissione di colpa per giorni: gestione fallimentare di un evento di gravità assoluta e con ricadute sull’intero pianeta terra.

Si è cercato di nascondere la verità per giorni senza volere studiare seriamente l’evento per mesi. Fino alla confessione di impotenza e di ignoranza; fino alla invocazione di soccorso presso i paesi occidentali (USA, Francia e anche Italia) per cercare di capire e fare fronte propriamente all’evento.

Fino a scoprire che quell’impianto, sia pure fatiscente come era fatiscente d’altronde tutto il sistema politico ed economico dell’ex Unione Sovietica, non poteva e non sapeva di suo assolutamente come trasformarsi in bomba nucleare.

Quello stesso sistema politico, ancora non dimentico delle contrapposizioni politiche tipiche da “guerra fredda”, aveva ordinato una sperimentazione allucinante e terrificante, incurante dei rischi associati.

E grazie a scelte così avventate si sono contati fino migliaia di morti nel sito e nel territorio circostante: ancora pochi rispetto alle potenziali prevedibili catastrofiche conseguenze; basta confrontarsi con i disastri ed i morti di Hiroshima e Nagasaki del’45.

E grazie a tali decisioni improvvide e incoscienti, si è segnata per vent’anni la rinuncia all’utilizzo dell’energia generata da processi di FISSIONE NUCLEARE per utilizzo civile.

La realizzazione del sarcofago per imbottigliare e confinare il volume del disastro, il monitoraggio dello stato di salute del sarcofago stesso da “Uffici tecnici” esterni al Paese Ucraina onde certificare propriamente ed in modo indipendente lo stato di salutre giornaliero dello stesso, la gestione e la messa in conservazione dei rifiuti radioattivi liquidi e solidi generati dalla tragedia del reattore RBMK in siti controllati e gestiti da Autorità Internazionali, ha posto sotto controllo pilotato sia la gestione dell’evento che delle sue conseguenze nel tempo, anche per le future generazioni.

Mio Padre ha visitato più volte il sito di Chernobyl ed ha partecipato alla costruzione e gestione controllata del sarcofago. Le visite guidate in quel sito assomigliano a suo dire ad una gita domenicale all’inferno, con biglietto di ritorno.

Tutta l’area abitativa circostante l’impianto è stata evacuata. Le abitazioni sono rimaste nella stessa cofigurazione del giorno della fuga precipitosa: abbandonate, finestre spalancate, luci accese, pareti ed infissi anneriti da sorgenti di fuoco improvvise e sparpagliate; l’uomo è stato invitato a fuggire, ma ovunque nell’abbandono totale aleggia la drammaticità e lo spettro di un disastro senza precedenti.

Tutto intorno al sito della centrale come nelle aree abitative sono state aperti grossi cunicoli e la terra inquinata dallo spargimento di contaminazione ed attivazione radiologica è stata rimossa e trasferita in contenitori di STOCCAGGIO.

In tale modo il sito è ancora visitabile e senza rischi particolari: gli specialisti del settore possono lavorare e risolvere le conseguenze del disastro.

Poi il tempo, specialmente con le conseguenze radiologiche , è davvero galantuomo: è noto che i tempi di dimezzamento dei carichi radiologici hanno funzione esponenziale negativa; pertanto basta aspettare per vedere ridotte comunque le conseguenze.

Grazie a tale disastro, generalmente ovunque, ma soprattutto in Italia, si è guardato a tale incidente (mai esplicitamente illustrato dai media) come alla prova evidente della impossibilità di generare energia da FISSIONE NUCLEARE a scopo pacifico senza rischi inaccettabili per l’Ambiente e per le Persone.

Si è fatto pure un referendum nell’87 che poneva giudizio degli elettori quesiti tecnici specifici come la partecipazione del Sistema Italia ad attività di ricerca in campo nucleare internazionale e mai, perché vietato dalla costituzione, un giudizio di accettazione sulla produzione di energia dalla reazione di fissione: come invece è stato volutamente ed ingannevolmente detto.

In quel referendum la gente, spaventata ed oggettivamente incredula rispetto al disastro, ha votato contro l’approvazione di quei quesiti tecnici: si trattava sempre e comunque di una moratoria quinquennale, che nessuno ha main esplicitamente confessato. Si è ingannato il cittadino comune in modo spudorato e voluto.

A tutto vantaggio dei petrolieri e di accordi internazionali incredibili per la ricezione di gas da paesi a forte instabilità politica. E spuntando prezzi esosi ancora oggi e davvero fuori mercato. A tutto danno del contribuente italiano, costretto esclusivamente a pagare, ingannato unanimemente da tutte le forze politiche del tempo, a vantaggio di società, enti che la successiva tangentopoli degli anni ’90 ha messo miserrimamente a nudo.

Oggi si torna a parlare, a vent’anni dal disastro di Chernobyl, in modo esplicito di produzione di energia dalla FISSIONE NUCLEARE. Con impianti nuovi, a tecnologia passiva (cioè capaci solo di spegnersi autonomamente a fronte di qualsiasi evento incontrollato e indipendentemente dalla azione sabotatrice del suo inventore), e per difendere l’ambiente. Come impone il PROTOCOLLO DI KYOTO.

Ma non si deve parlare di ritorno all’energia nucleare soltanto per garantire il rispetto del PROTOCOLLO DI KYOTO, che poi vuol dire garantire il rispetto dell’ambiente; occorre parlare di ritorno all’energia nucleare anche per fare fronte ai continui black out della rete elettrica italiana, fortemente interconnessa e fortemente dipendente dalle produzioni e forniture dei paesi confinanti.

Ci sono state avvisaglie varie durante l’estate del 2003; si sono ripetuti quasi giornalmente distacchi di carichi elettrici dalla rete di DISTRIBUZIONE per sovraccarico; si parlava tranquillamente di elevato numero di macchine di condizionamento connesse alla rete per fare fronte all’eccessivo caldo di un’estate sahariana, ma terribilmente umida. Anche nel mese di agosto, con aziende ferme e senza riscaldamenti.

Poi è successo l’irreparabile la notte della domenica 28 Settembre 2003, ore 3.30: progressivamente l’intero Paese è finito in disarmo, è rimasto al buio.

Nessuno, penso e spero, se ne sia ancora dimenticato. Nello stupore generale, fra la sorpresa di tutti coloro, volenti o nolenti, tragicamente colpevoli. Il disagio è stato totale sia pure all’alba di un giorno di festa.

Al buio, senz’acqua (mancanza di alimentazione ai sistemi di pompaggio), senza servizi igienici elementari funzionanti, con elettrodomestici ed ILLUMINAZIONE irreversibilmente spenti, con gli ospedali in emergenza alimentati dai gruppi elettrogeni di emergenza a durata limitata: situazione da terzo mondo e non da potenza industrializzata onorata di sedere nel Gruppo del G7 o pseudo simili.

La reazione del paese è stata inverosimile: una corsa alla ricerca di un colpevole, piuttosto che una analisi spietata e critica della situazione devastante della produzione edipendenza energetica del nostro paese.

È successo che un albero (per temporale o vento ) toccasse la rete di TRASMISSIONE dell’energia elettrica che dalla Svizzera porta alla Francia ed in Italia via Piemonte, facesse ponte e su segnale di sovraccarico fosse inviato segnale di apertura del circuito ed interruzione della DISTRIBUZIONE; a macchia d’olio, in un sistema di DISTRIBUZIONE fortemente interconnesso a livello internazionale, tale segnale ha portato a segnale di sovraccarico anche sulla linea di DISTRIBUZIONE di back up che dalla Francia alimenta l’Italia.

A valanga l’Italia si è trovata d’improvviso privata dei suoi 20000 MWatt in una piovosa domenica mattina. I 20000 MW sono la quantità di energia importata costantemente dal nostro paese.

L’importazione di energia è un fenomeno largamente diffuso nel nostro paese dai lontani anni 80 quando, in tempi di referendum e petrolieri, andava di moda affermare che l’energia è un bene della stessa valenza delle patate o degli HiFi: si può comprare all’estero, senza doverla produrre obbligatoriamente in casa. Vale a dire non è un prodotto strategico che ha l’obbligo d’essere prodotto dal paese che ne usufruisce.

Così è stato e così si è finito per smettere di costruire nuovi impianti per la generazione di energia (di qualsiasi natura, policombustibile, carbone o turbogas o idroelettriche) per comprarla all’estero. Scoprendo poi (i grandi profitti dell’economia) che comprare energia all’estero costava anche molto meno che produrla in casa.

È colpevole da molto lontano chi una decina d’anni fa ha deciso che l’energia non è un prodotto strategico ed è più utile e vantaggioso comprarlo all’estero alla stessa stregua di un paio di jeans o di un hi-fi.

È colpevole chi ha dimenticato gli interessi strategici di una Nazione per privilegiare i bilanci di una società in via di privatizzazione, cancellando quasi totalmente i costi di investimento a medio e lungo termine (costruzione di nuovi impianti).

È colpevole chi ha voluto una rete di DISTRIBUZIONE dell’energia così fortemente interconnnesa in Italia ed in Europa: dalla catastrofe di quella domenica del 2003 si è salvata la sola Sardegna perché ancora non fortemente interconnessa alla rete di DISTRIBUZIONE del Gestore.

Come in informatica è l’era dei PC con interconnesse reti locali (monadi di reti fra loro autonome ma pur connesse), così lo stesso modello deve essere trasferito al modello di rete per la DISTRIBUZIONE di energia: non più rete unica, ma reti locali fra loro interconnettibili o sconnettibili.

È colpevole chi ha deciso, per referendum strumentalizzati opportunamente, di smettere nella costruzione di impianti nucleari e di dismettere in contemporanea anche quelli già in funzione: tutto in nome di un referendum che poneva a giudizio degli elettori, discutibili questioni tecniche e non esplicitamente la volontà di costruire impianti nucleari in Italia; a valle del disastro Chernobyl, successo nell’aprile dell’86, l’esito non poteva che essere scontato.

Ma è colpevole chi ha sottoposto a referendum un problema così complesso e di valenza strategica per il paese: è come mettere a volontà referendaria la necessità o meno di pagare le tasse.

L’esito sarebbe scontato. Si sono buttati al vento migliaia di miliardi di lire (valuta anni 90), senza rispetto alcuno del denaro del contribuente.

In più siamo stati chiamati a pagare e paghiamo ancora una addizionale sul Kilowattora per effettuare lo smantellamento degli impianti in dismissione. Senza decommissioning alcuno degli impianti nucleari italiani.

Ora si urla e si cerca di correre ai ripari. Si fanno leggi obiettivo capaci di sbloccare i grossi investimenti pubblici in materia di produzione di energia.

Il problema è che comunque si resta prigionieri, senza un piano energetico nazionale serio, di logiche davvero poco strategiche: vogliamo costruire impianti policombustibile (alimentazione a petrolio o carbone) oppure turbogas (alimentazione a gas) interni al nostro paese per diminuire l’importazione di energia dalla Francia e garantirsi una autonomia di consumo; allo stesso tempo finiamo prigionieri dei paesi produttori di petrolio (tutti caratterizzati da forte instabilità politica,vedi Paesi Arabi) o dei paesi produttori di gas (di provenienza generalmente algerina).

Insomma, è rimasto solo da scegliere la corda con cui impiccarsi: ma morire si deve inesorabilmente come risultato di una politica energetica dissoluta, insensata e stravagante.

Per un argomento così delicato andavano fatte scelte oculate: la differenziazione delle dipendenze dalle fonti energetiche è fondamentale nel risolvere tale rebus. Policombustibile, turbogas, nucleare, eolico celle combustibile, solare: tutte tali scelte sono meritorie nel risolvere tale problema.

Compreso la scelta del nucleare frettolosamente ed indecorosamente abbandonate grazie a politicanti di basso livello ed ambientalisti fautori esclusivi dei propri interessi e di quelli dei petrolieri.

Occorre ricordare che ad oggi non esiste la Multinazionale che domina e condiziona il mercato dei materiali fissili (vedi URANIO e Torio) e cha tali materiali si trovano largamente diffusi in natura; anzi va ricordato che attraverso una tipologia di Reattori Nucleari (gli autofertilizzanti veloci) il materiale fissile (Plutonio) viene generato e riutilizzato nei reattori stessi, cancellando la spesa dell’approvvigionamento della materia prima da utilizzare nella caldaia.

È quello che viene definito il ciclo integrato fra Reattori Nucleari a fissione di tipo termico (utilizzatori di materiale fissile) e Reattori Nucleari a fissione di tipo veloce, utilizzatori e generatori di materiale da bruciare (autofertilizzanti).

Oggi il ritorno in Italia alla scelta della produzione di energia per usi pacifici e civili dalla FISSIONE NUCLEARE, alla stessa stregua di quanto hanno fatto e stanno facendo paesi come Francia e Usa, è complessa sia tecnicamente che politicamente; il referendum non ha soltanto buttato denaro al vento fermando nella sola Italia la costruzione e dismettendo le centrali funzionanti; ma ha pure dilapidato quel patrimonio di conoscenze teoriche e tecnologiche innovative che solo il nucleare occidentale sapeva garantire.

Non esiste più un tessuto industriale italiano capace di produrre in Italia componentistica di alto livello di qualità ed affidabilità: per la costruzione della Centrale di Cernavoda Unità 2 da parte di Ansaldo Nucleare, l’approvvigionamento dei componenti in classe ASME (alta qualità ed affidabilità) è stata fatta approvvigionando componenti e sistemi negli Stati Uniti o in Francia.

Per questo occorre riferire un grazie accorato a tutta quella classe politica ed ambientalista degli anni 80 e 90 che così bene ha fatto per il nostro paese.

Ora siamo qui a piangerci addosso ed a scaricare responsabilità secondo l’ottimo ed usuale costume italico: siamo i migliori, ma in compenso siamo capaci a fare nulla. Ed a decidere nulla.

Laddove occorre meno creatività e più organizzazione, diventiamo un Paese da terzo mondo: senza offesa per il terzo mondo, che ha solo bisogno di ricchezza. E mai della organizzazione italica.

Si trasportano circa 80000 tonnellate di greggio con petroliere costruite negli anni sessanta, invecchiate e mal mantenute per alimentare centrali elettriche policombustibile; sono petroliere cui è stato vietato l’attracco nei porti europei per paura (da parte dei singoli paesi) di disastri ecologici in casa; in compenso nessuno ha il diritto di vietare la circolazione di tali mezzi in acque internazionali.

Poi succede che affondano miserrimamente: il disastro ecologico provocato dall’affondamento della petroliera Prestige a 200 Km dalle coste della Galizia seminando 7000 tonnellate di greggio in superficie e circa 70000 in fondo al mare ha riaperto prepotentemente il problema del rispetto dell’ambiente.

Quel che è successo ha conseguenze ancora oggi imponderabili.

Insieme al danno evidente ( onda di petrolio che ha ricoperto di catrame 90 Km di costa della Galizia), ci sono ancora le conseguenze del carico affondato su un fondale profondo 3500 metri.

A tale profondità agisce sul carico una pressione di circa 350 atmosfere (10 metri di profondità sono l’equivalente di una atmosfera); ad una temperatura intorno a qualche grado sopra lo Zero Centigrado.

Può darsi che il carico di liquido cristallizzi in forma solida per la bassa temperatura e diventi una roccia catramosa adagiata sul fondale marino e caricata con 350 atmosfere, liberando in superficie gli elementi chimicamente volatili (benzene). Può darsi anche che nulla di tutto ciò sia vero e l’onda faccia una macchia macroscopica in superficie seminando morte fra flora e fauna marina.

Può darsi che qualche sommozzatore fra qualche centinaio d’anni scopra un reperto archeologico da preservare: la roccia catramosa di tale disastro da portare in qualche museo della storia della stupidità umana.

Non si pensa ancora oggi di ritenere assurdo il trasporto di enormi quantità di petrolio a distanze ciclopiche per alimentare centrali di produzione di energia: ci sono mezzi più sicuri e meno inquinanti per produrre energia ancora a basso costo.

Si pensi almeno, come minimo, di obbligare il trasporto in petroliere a doppio scafo; ammettendo per guasto singolo la rottura del primo scafo, il contenimento sarebbe garantito dal secondo. Nelle attività in campo nucleare la sicurezza attraverso il criterio della “single failure” (ovvero del guasto singolo) è applicata da almeno trent’anni. Oggi se ne parla ,e non è ancora applicata, nelle attività di trasporto marittimo.

Disperatamente si sta comunque cercando di correre ai ripari: ma non con gli schemi di ieri. Si sta rivalutando la produzione di energia pulita in sicurezza dal nucleare (rispetto del fondo ambientale nella produzione di energia con centrali elettronucleari e cercando l’autoprotezione dell’impianto nell’evoluzione di un incidente senza intervento alcuno dell’uomo), con energie RINNOVABILI (vento e solare): senza comunque illudere nessuno. E soprattutto senza slogan politici.

Interessi economici pesantissimi comunque sono una barriera spesso invalicabile per generare una politica del rispetto dell’ambiente efficace ed efficiente. Lo sfruttamento delle risorse della terra rappresenta una enorme fonte di ricchezza: cambiare la politica dello sfruttamento inserendo quale parametro di giudizio anche la salvaguardia dell’ambiente vorrebbe dire rompere equilibri speculativi consolidati.

A tutti coloro che giocano con l’ambiente per speculazioni personali o cercando primariamente il bene per se stessi (vedi l’armatore della carretta del mare Prestige) farei pagare esose tasse per la difesa dell’ambiente. Perchè si può sporcare l’ambiente, purchè si decida di ripulirlo; non si può sporcare l’ambiente dichiarando di volerlo pulire inseguendo obiettivi di parte economici e politici.

L’eredità è pesante. Stiamo camminando sopra una immensa pattumiera. E non si è d’accordo su nulla fra paesi ricchi (vedi protocollo di intesa di Kyoto per la riduzione delle emissioni inquinanti all’ambiente); anzi si invocano sacrifici ai paesi poveri per non sporcare il pianeta in nome di un equilibrio che non è concesso capire.

Chernobyl ha sperimentato nell’aprile dell’86 una esplosione in un impianto di produzione di energia: ma non è stata colpa del reattore; come al solito è stata colpa dell’Uomo che voleva violentare la natura costringendo il reattore a fare cose che non gli competevano; la colpa non è della tecnologia nucleare applicata ai reattori di produzione di energia; è sempre dell’Uomo che si diverte a giocare con la morte in un indomito sogno di onnipotenza, costringendo i fenomeni fisici a sperimentare leggi sconosciute. Poi le Multinazionali hanno cavalcato l’evento incidentale mettendo sotto accusa una tecnologia già nata sotto colpe gravi (bombe di Hiroshima e Nagasaki) e foriera di altre morti nel disastro di Chernobyl.

Va detto che non c’è attività umana, sia di produzione che di divertimento, a rischio zero. Si rischia in automobile o camminando a piedi e scivolando su una buccia di banana. Anche l’utilizzo dell’energia nucleare è attività a rischio: ma a differenza delle altre attività umane è a rischio calcolato e valutato in fase di progetto.

È la sola disciplina scientifica (ribadisco l’unica) che ha sviluppato l’analisi di sicurezza a fronte di diverse condizioni di funzionamento normali ed incidentali; l’impianto nucleare è progettato oggi a fronte di malfunzionamenti di progetto, errore umano e eventi esterni speciali come terremoto, tornado, impatto aereo, sabotaggio, onda piana di pressione. Valutare e calcolare il rischio significa valutare a priori, e non a consuntivo, le conseguenze di un inciedente anche catastrofico e, di conseguenza, prevedere tutte le azioni correttive per farvi fronte.

L’incidente dell’INQUINAMENTO da diossina a Seveso di qualche anno fa, l’esplosione dell’industria chimica di Bho Pal in India e il conseguente disastro ambientale, gli scarichi incontrollati nei fiumi e nei mari dei residui di produzione da attività umane qualsiasi, le baie dei mari del Nord ridotte a pattumiera di rifiuti chimici e radiologicamente attivi (sono basi militari russe in procinto di smantellamento anche con il supporto dell’industria nucleare italiana) sono esempi di attività nel convenzionale gestite in modo contrario ai requisiti di analisi tipici della cultura dell’Ingegneria Nucleare. Questa è primariamente cultura che privilegia il rispetto dell’Ambiente e dei suoi abitanti.

La produzione di Energia per via nucleare produce scorie: non si può negare; sono rifiuti solidi e liquidi a differente contenuto radiologico. Oggi si sanno adeguatamente trattare e stoccare; esistono processi di immobilizzazione dei rifiuti (come la vetrificazione e la cementazione diretta) capaci di immobilizzare i rifiuti a lungo termine, fino a decadimento radiologico significativo, tale da confondersi con il fondo radiologico ambientale.

Occorre sottolineare che una grande quantità di rifiuti solidi radioattivi oggi in Italia è prodotta dai rifiuti ospedalieri (sorgenti Gamma per radiografie , traccianti per scintigrafie): sono dispersi casualmente nelle normali pattumiere, in assenza di una legislazione che li gestisca in modo controllato con i trattamenti suddetti. L’Ingegneria Nucleare dichiara i propri rifiuti e li gestisce; le altre attività di produzione umana, onde mantenere bassi i costi di investimento, non dichiarano i rifiuti prodotti e li disperdono nell’Ambiente. Offendendo l’Ambiente.

Poi gli impianti nucleari, dopo sessanta anni di vita, arrivano a fine vita e vengono smantellati. Oggi si sa anche come smantellarli restituendo l’area a prato verde. Si sta facendo tale lavoro in Italia nei siti di Caorso, Trino, Garigliano e Latina. In compenso non si riesce a restituire al mare e al sole l’area di Cornigliano a Genova occupata e devastata dalle imprese siderurgiche del Sig. Riva. La lobby dei potenti e dei politicanti inchioda il cittadino a vivere nell’inferno. E nessuno pensa a referendum abrogativi o a sedute di piazza per denunciare il devastante degrado ambientale.

Non sono un cultore dell’Energia Nucleare. Sono un cultore dell’Energia pulita ed a basso costo. Esigo il rispetto dell’ambiente per regalare alle future generazioni un mondo vivibile e pulito. Tutto il resto è egoismo e speculazione. E non ho voglia di farmi prendere in giro da politicanti improvvisati ed incompetenti che in nome dell’Ambiente si sono costruiti brillanti carriere politiche. A danno del Prossimo e dell’Ambiente.

Di più: di fronte alle assisi internazionali convocate per difendere l’ambiente e che si risolvono sistematicamente in glaciali fallimenti, riesco ironicamente a sorridere; in quegli incontri si stanno ingannando e truffando brillantemente tutti. I cittadini di oggi e di domani. Anche l’ambiente. Senza pudore alcuno. Ed a vent’anni dal disastro di Chernobyl tutto ciò va esplicitamente denunciato, senza paura alcuna.