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Le centrali nucleari. L'energia che scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il processo di 'fissione/fusione nucleare'. Il problema della radioattivitą e delle scorie.

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Nucleare sģ, nucleare no? - Intervista a Vincenzo Balzani e Marco Ricotti -

INTERVISTA A VINCENZO BALZANI E MARCO RICOTTI
Favorevole o contrario al nucleare in Italia? Oxygen ha aperto le sue pagine al dibattito scientifico e ha posto la domanda, con la formula dell’“intervista doppia”, a Marco Ricotti(ordinario di Impianti nucleari al Politecnico di Milano) e Vincenzo Balzani (ordinario di Chimica all’Università di Bologna).

Sei favorevole o contrario al nucleare?

Marco Ricotti:
Non sono né favorevole, né contrario.
Valuto pregi e difetti di ogni opzione. 
Sono portato a valorizzare i pregi e a lavorare per ridurre i difetti.
Ciascuno deve informarsi e conoscere (correttamente) per poi prendere posizione.
Nucleare? Anche.
Vincenzo Balzani:
Contrario.
La possibilità di convertire piccolissime quantità di massa in enormi quantità di energia è una delle più grandi scoperte scientifiche fatte dall’umanità. Nella pratica però questa tecnologia crea problemi molto più gravi di quelli che vorrebbe risolvere, sia a livello nazionale che globale.

Quanto costa una centrale nucleare?

Marco Ricotti:
Troppo, se i combustibili fossili costano molto poco e se costa molto farsi prestare il denaro per la costruzione.
E anche se le regole per le autorizzazioni non sono chiare e i tempi burocratici lenti o incerti.
Altrimenti, è certamente competitiva.
Vincenzo Balzani:
Intanto bisogna intendersi sul costo di “che cosa”.
Per la costruzione di reattori nucleari in Canada, nel luglio scorso, il costo era di 10,8 miliardi di dollari per 1000 MW. 
Il costo per i depositi permanenti delle scorie è incalcolabile, perché questi depositi non si è riusciti a costruirli per ora in nessuna nazione.
Anche il costo per lo smantellamento delle centrali che vengono chiuse è difficile da definire: questa operazione in Inghilterra viene rimandata di 100 anni.

Il nucleare è più conveniente delle altre fonti energetiche?

Marco Ricotti:
Dal punto di vista economico, vale quanto detto prima: dipende.
Se ad oggi diversi paesi e molti elettroproduttori stanno investendo sul nucleare, avranno fatto i loro conti.
Dal punto di vista ambientale conviene almeno quanto le RINNOVABILI, perché non emette CO2.
Dal punto di vista dello sviluppo industriale conviene.
Vincenzo Balzani:
No. Ad esempio, il modo più economico per produrre energia elettrica è l’eolico.

L’energia nucleare ha il vantaggio di emettere pochi GAS SERRA.
Quale costo avrebbe convertire in nucleare la produzione energetica inquinante?

Marco Ricotti:
Non è pensabile di convertire tutta la produzione energetica da fonte FOSSILE, né in nucleare, né in RINNOVABILI.
Certo una buona parte può essere convertita: in nucleare e in RINNOVABILI.
Ad oggi, tra le due, il costo di produzione è a favore del nucleare.
Vincenzo Balzani:
Per la costruzione delle centrali, per estrarre, purificare e arricchire l’uranio, per sistemare le scorie e per smantellare gli impianti è necessaria una grande quantità di energia oggi ricavata dalle fonti fossili (“Energy Policy”, 2009, n. 37, pp. 50-56).
L’energia elettrica dal nucleare produce meno GAS SERRA di quella ottenuta dalle centrali a combustibili fossili, ma di più di quella ottenuta dall’energia eolica o solare.

Il nucleare permette di evitare la dipendenza dal petrolio e dalle fonti fossili?

Marco Ricotti:
“Evitare”, no. “Ridurre”, anche sensibilmente, sì.
Per ora, il nucleare serve solo a risparmiare le fonti fossili usate per produrre energia elettrica.
Nel futuro (reattori di quarta generazione) potrebbe essere utilizzato anche per i trasporti, per produrre IDROGENO e biocombustibili.
Vincenzo Balzani:
No. Il nucleare produce solo energia elettrica, non combustibili.
Ricordo anche che l’Italia non ha né miniere di uranio, né la complessa filiera per purificarlo e arricchirlo.
Quindi partire col nucleare significherebbe aprire un altro fronte di DIPENDENZA ENERGETICA dall’estero, cioè dalla Francia che a sua volta importa URANIO da una sua ex-colonia ri-colonizzata: il Niger.

Le RISERVE di URANIO sono davvero abbondanti?
E quelle di petrolio davvero ridotte?

Marco Ricotti:
A mio parere, esiste ed esisterà sempre più nel prossimo futuro, forse per qualche secolo a venire, solo un unico problema: il costo di approvvigionamento delle materie prime.
Con i reattori di quarta generazione non avremo più il problema della disponibilità di uranio.
Vincenzo Balzani:
Le RISERVE possono essere definite “ridotte” o “abbondanti” solo in base ai consumi.
Un forte sviluppo mondiale del nucleare porterebbe a grossi problemi per l’approvvigionamento dell’uranio prima della fine dell’utilizzo (2060-2080) di nostre eventuali centrali.

Circa il 12% dell’elettricità consumata in Italia viene importata, e in buona parte è di origine nucleare (proviene infatti da Francia, Svizzera e Slovenia, paesi che utilizzano l’energia nucleare).
È meglio continuare a importare energia o dire sì al nucleare?
Oppure quale altra soluzione?

Marco Ricotti:
È ormai evidente a tutti la schizofrenia di una simile posizione, cioè dire sì all’elettricità nucleare e no alle centrali.
Il nucleare è soprattutto una scelta strategica, tecnologica, commerciale di un intero Paese.
Per ottenere il massimo vantaggio e garantire il massimo controllo, conviene realizzare un parco di reattori in casa.
Se si vuole veramente usare il nucleare.
Vincenzo Balzani:
“Le Monde” (17 Novembre 2009) ci ha informato che la Francia, che ha 58 reattori nucleari, è costretta a importare (bilancio netto) energia elettrica: una notizia che dovrebbe far meditare.
La soluzione è anzitutto risparmiare energia e usarla con maggiore EFFICIENZA, poi ottenerla da fonti RINNOVABILI.
Studi molto seri dimostrano che di qui al 2020 l’Italia può (oltre che deve, in base alle direttive europee) ridurre i suoi consumi energetici del 20% e coprirne il 20% con energie RINNOVABILI.

Le centrali di quarta generazione e la FUSIONE NUCLEARE
(i progetti ITER in Francia e NIF negli Stati Uniti)
sono quasi realtà oppure sono un miraggio?

Marco Ricotti:
Non sono un miraggio, ma non sono ancora realtà – nel senso ingegneristico e industriale del termine.
Sono ad oggi enormi sfide scientifiche e tecnologiche.
È ragionevole pensare che le centrali di quarta generazione saranno disponibili, come impianti commerciali, prima di avere centrali elettriche basate su reattori a fusione.
Ma alla fine saranno sempre i costi a fare la fortuna commerciale di una soluzione.
Vincenzo Balzani:
Le centrali di IV generazione sono poco più che progetti.
Altrimenti non si spiegherebbe perché, secondo i fautori del nucleare, dovremmo partire adesso con centrali di III generazione che, se entreranno in funzione nel 2020, dovranno essere utilizzate fino al 2060-2080.
La fusione poi è un vero miraggio.

Il nucleare è sicuro o pericoloso?

Marco Ricotti:
Ogni attività umana ha qualche grado di pericolosità, pur a livelli diversi.
Anche il vivere in casa porta i suoi pericoli, per non parlare poi di prendere la macchina al mattino per recarsi al lavoro: statisticamente, queste attività hanno una pericolosità 10.000 volte maggiore rispetto al lavorare in una centrale nucleare o viverci nei pressi.
Vincenzo Balzani:
Sicuro, se ci sono agenzie per la sicurezza serie e indipendenti come quelle di Francia e Finlandia, che recentemente hanno chiesto drastiche modifiche nei sistemi di controllo del reattore francese AREVA (del tipo di quelli che noi dovremmo acquistare) in costruzione in Finlandia, nonostante che i lavori siano indietro di 3,5 anni e i costi superiori di 1,7 miliardi di euro rispetto a quelli previsti.
In Italia, l’agenzia per la sicurezza non c’è e bisognerà vedere se sarà indipendente.

E la questione dei pericoli connessi all’uso bellico del nucleare e agli atti terroristici?

Marco Ricotti:
Il nucleare bellico è decisamente separato dal nucleare commerciale.
I controlli dell’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica sono molto rigorosi e continui.
Purtroppo i terroristi hanno a disposizione obiettivi più vulnerabili delle centrali nucleari.
È difficile danneggiare seriamente un reattore dall’esterno.
Vincenzo Balzani:
Indubbiamente è un grosso problema, perché la tecnologia è la stessa per nucleare civile e bellico (“Science”, febbraio 2007, 9, 791).
Più che gli atti terroristici verso le centrali, sono da temere atti terroristici fatti con materiali radioattivi, di cui c’è già un pericoloso contrabbando (“Global Security Newswire”, maggio 2009, 15).

La presenza delle centrali nucleari induce INQUINAMENTO radioattivo nelle zone circostanti e quindi dei pericoli per chi le abita?

Marco Ricotti:
Assolutamente no.
Il livello di radioattività nell’aria, nell’acqua, nel terreno, nella flora delle zone attorno alle centrali è costantemente controllato dalle autorità di sicurezza.
Vincenzo Balzani:
Non credo sia il problema più importante se il tutto è governato da un’agenzia per la sicurezza indipendente e qualificata.

Quali sono i metodi di STOCCAGGIO e gestione dei diversi tipi di scorie? E i costi?
I depositi geologici in profondità nel sottosuolo sono una soluzione efficace al problema delle scorie ad alta attività
(con tempi di decadimento di migliaia di anni)?

Marco Ricotti:
STOCCAGGIO in depositi superficiali controllati, per oltre 100 anni, per le scorie di bassa e media radioattività (inclusa la mole di rifiuti industriali e medicali radioattivi), che al termine possono essere trattate come rifiuto comune.
Svezia, Finlandia e altre nazioni reputano sicuro lo STOCCAGGIO nel sottosuolo delle scorie ad alta radioattività: altri paesi stanno pensando di imitare questa scelta.
Questa soluzione è un fatto.
In futuro, potremo decidere di bruciare le scorie pericolose con i reattori di quarta generazione, riducendone pericolosità e vita.
E non dimentichiamoci dei rifiuti tossico-nocivi convenzionali, che non decadono e sono 20.000 volte di più.
Vincenzo Balzani:
Per la sistemazione delle scorie ad alta radioattività, pericolose per decine e centinaia di migliaia di anni, l’unica proposta è quella di depositi permanenti sotterranei.
Di fatto, un tentativo in questo senso portato avanti per 30 anni negli USA è fallito e le scorie rimangono sui piazzali delle centrali (“Chemical & Engineering News”, 23 marzo 2009, p. 35).

Qual è l’argomentazione più efficace sostenuta da chi è di opinione opposta alla tua?

Marco Ricotti:
Un comprensibile dubbio circa la reale capacità italiana di saper gestire un sistema complesso come quello nucleare.
Ma l’Italia negli anni Sessanta è stata capace di raggiungere le prime posizioni internazionali in questa tecnologia.
Vincenzo Balzani:
Che l’energia nucleare è in forte sviluppo in tutto il mondo e che quindi non si capisce perché non si dovrebbe sviluppare in Italia.
In realtà, lo sviluppo dell’energia nucleare è finito 20 anni fa e ora è in declino.
L’energia elettrica prodotta col nucleare nel mondo è diminuita di 60 TWh dal 2006 al 2008.
L’energia nucleare non è competitiva in un regime di libero mercato.

Qual è il tuo personale slogan pro/contro il nucleare?

Marco Ricotti:
Se c’è un tema che non può e non deve essere trattato con slogan, è proprio il nucleare… Non ripetiamo gli errori del passato.
Vincenzo Balzani:
L’opzione nucleare, a causa dei lunghi tempi per il rilascio dei permessi e l’individuazione dei siti (3-5 anni), la costruzione delle centrali (5-10 anni), il periodo di funzionamento per ammortizzare gli impianti (40-60 anni), i tempi per lo smantellamento alla fine dell’operatività (100 anni) e la radioattività del combustibile esausto (decine di migliaia di anni) è una scommessa con il futuro il cui rischio è difficilmente valutabile in termini non solo economici, ma anche sociali.

Qual è l’energia del futuro?

Marco Ricotti:
Non esiste “LA” energia del futuro.
Il problema energetico è molto complesso e si può risolvere solo sfruttando e valorizzando tutte le caratteristiche positive di ogni fonte energetica (FOSSILE, rinnovabile, nucleare), riducendo al massimo gli effetti negativi (che esistono in ogni fonte energetica – nessuna fonte è assolutamente “pulita”).
Vincenzo Balzani:
L’energia solare: abbondante (la Terra riceve dal Sole in un’ora una quantità di energia pari a quella che l’umanità consuma in un anno), inesauribile (il sole brillerà per 4,5 miliardi di anni), ben distribuita su tutta la Terra.
L’Italia non ha petrolio, non ha METANO, non ha carbone e non ha uranio. Ma ha tanto sole.
Sviluppando industrie per la costruzione di pannelli fotovoltaici, anziché centrali nucleari, si potrebbero abbassare i costi e generare molti posti di lavoro.
Il nostro compito è quello di incominciare a utilizzare meglio l’energia solare, come già fanno molti paesi che hanno meno sole di noi.

Tratto da Oxygen 09 - 05.2010