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Le centrali nucleari. L'energia che scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il processo di 'fissione/fusione nucleare'. Il problema della radioattivitą e delle scorie.

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Il "rinascimento" nucleare - Gino Moncada Lo Giudice, Francesco Asdrubali -

Febbraio 2010: il Presidente Obama annuncia un prestito federale di 8,3 miliardi di dollari per due reattori nucleari di nuova generazione in Georgia, nell’ambito di un piano complessivo le cui risorse ammontano a ben 54 miliardi di dollari. Sulla questione nucleare l’approccio di Obama è pragmatico e non ideologico “Basta con il vecchio dibattito tra destra e sinistra, tra imprenditori e ambientalisti: per prevenire le conseguenze dei cambiamenti climatici dobbiamo aumentare i nostri approvvigionamenti nucleari…..le nuove centrali saranno sicure e pulite”.

La svolta americana va ad inserirsi in un contesto internazionale da molti denominato di “rinascimento nucleare”, caratterizzato cioè da un ritorno di interesse verso l’energia nucleare.

Se si pensa seriamente al tema della sicurezza energetica e del CAMBIAMENTO CLIMATICO, il nucleare è un’opzione che non può essere tralasciata”, ha recentemente detto Faith Birol, chief economist dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), uno dei guru dell’energia nel mondo, in un’intervista a Il Sole 24 Ore in occasione della presentazione a Londra del World Energy Outlook 2009.

Un maggior ricorso al nucleare è, infatti, innanzitutto opportuno per aumentare il mix energetico, per ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e prepararsi ad uno scenario energetico mondiale in cui questi cominceranno a scarseggiare, alimentando tensioni di carattere economico e geopolitico. Si tratta pertanto di un problema che è, in primis, di approvvigionamento e sicurezza energetica: a differenza di petrolio e gas, le RISERVE di URANIO sono detenute da Paesi politicamente sicuri e stabili, quali il Canada e l’Australia. All’esaurimento dei combustibili fossili, per vicino o lontano nel tempo che possa essere, e all’inevitabile incremento della domanda di energia, il pianeta si potrà reggere solo su tre pilastri: RISPARMIO ENERGETICO, nucleare, fonti RINNOVABILI.

Ciò può essere affermato considerando le previsioni di tutti i Rapporti Internazionali sull’Energia: nessuna previsione, nemmeno le più ottimistiche, attribuisce al 2050 un ruolo delle FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI superiore al 30/50% del fabbisogno mondiale di energia.

Del resto, affinché le FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI, pur preziosissime, possano diventare protagoniste, è necessario, almeno per alcune di esse, un significativo abbattimento dei costi e un corrispondente aumento dell’efficienza di conversione energetica, fatti che non appaiono immediati e che sono costosi; rendendosi altresì necessario modificare profondamente le infrastrutture ed in particolare le reti elettriche. A tale proposito basti citare l’episodio accaduto di recente, e precisamente domenica 11 ottobre 2009. Sul nord Europa soffia un forte vento e la produzione di energia da fonte eolica è ai massimi livelli nell’area ad est di Berlino, ma fabbriche, negozi ed uffici sono chiusi e la domanda di energia elettrica è ai minimi. All’EEX (European Electricity Exchange) il prezzo dell’elettricità diventa negativo, ossia per vendere elettricità occorre pagare: sembra infatti che la società svedese Vattenfall Transmission, proprietaria della rete elettrica Berlino-Est, abbia dovuto sborsare 4 milioni di euro in due ore, pur di vendere l’energia elettrica da fonte eolica in eccesso ed evitare un black –out.

E’ uno degli inconvenienti delle fonti RINNOVABILI, la cui produzione elettrica, inevitabilmente di natura aleatoria e fluttuante, mal si concilia con le caratteristiche della rete elettrica europea, che prevede solo rare connessioni bilaterali tra paesi. Per far fronte ad una crescente produzione di elettricità da fonti RINNOVABILI, è stato stimato che occorrerà adeguare la rete elettrica europea, creando una “Super Smart Grid” e mettendo in campo investimenti di 600 miliardi di euro nell’arco di 40 anni.

La FISSIONE NUCLEARE può pertanto rivestire – quantomeno - il ruolo importantissimo di tecnologia–ponte, tra l’attuale sistema energetico, basato su petrolio, gas e carbone, e il sistema energetico del futuro, basato sulle FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI e magari sulla FUSIONE NUCLEARE.

Le nuove GENERAZIONI DI REATTORI NUCLEARI (III+ e IV) non hanno nulla a che vedere con Chernobyl. Per quanto riguarda la sicurezza degli impianti, le ricerche più avanzate porteranno nell’arco di 20-30 anni al varo dei reattori di quarta generazione, caratterizzati da una sicurezza ancor più elevata e da una migliore risoluzione di gran parte del problema delle scorie radioattive, mentre continuano i progetti internazionali per individuare i siti geologici di STOCCAGGIO delle scorie e già si hanno prime risposte positive.

Il nucleare può inoltre contribuire a ridurre significativamente le emissioni di gas climalteranti. Una centrale nucleare in funzione non emette praticamente CO2. Se poi ci si riferisce all’intero ciclo di vita degli impianti, ecco i dati OCSE-IEA sulle emissioni per unità di energia elettrica prodotta: idroelettrico: 245 gr/kWh; FOTOVOLTAICO: 280 gr/kWh; eolico: 48 gr/kWh; nucleare: 21gr/kWh.

In materia nucleare, anche l’Italia si è mossa, tra mille polemiche, varando una legge nel 2009 e il recente decreto (D.L. n. 31 del 15 febbraio 2010) sulla localizzazione degli impianti nucleari. L’opzione nucleare prevista dal Ministero dello Sviluppo Economico, insieme alla prosecuzione degli incentivi governativi per le FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI e al nuovo Programma Nazionale della Ricerca (PNR), che sarà varato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca nel 2010 e che prevede un ruolo fondamentale per la ricerca e l’innovazione in materia di energia, sembrano la soluzione più equilibrata per il fragile sistema energetico del nostro Paese, al fine di ridurre il ricorso ai combustibili fossili e di eliminare l’anomalia – tutta italiana- di una eccessiva dipendenza dal GAS NATURALE ed assenza del nucleare per la generazione elettrica.

Certo, in Italia c’è un gap di oltre 20 anni da colmare, durante i quali si sono smantellate le centrali nucleari attive o in costruzione alla data del referendum sul nucleare del 1987, e si è perso il corrispondente know-how. Il ritorno al nucleare sarà costoso, ma soprattutto foriero di grandi contrasti e polemiche. Del resto, per citare Albert Einstein, “è più facile spezzare un ATOMO che un pregiudizio”.