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Le centrali nucleari. L'energia che scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il processo di 'fissione/fusione nucleare'. Il problema della radioattivitą e delle scorie.

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Formazione e training per il programma nucleare italiano - Giuliano Buceti -

Le ragioni della cura

Realizzare un programma nucleare è un obiettivo ambizioso da molti punti di vista ma soprattutto perché significa mettere in campo contemporaneamente discipline e competenze le più disparate. Dall’ingegneria civile alla meccanica dei grandi componenti, dai sistemi controllo remotizzato alla radiochimica, dalla radioprotezione agli esperti di reti elettriche, la lista di competenze necessarie può essere molto lunga. Senza contare che su tutto c’è la gestione della sicurezza che in campo nucleare viene esercita con un rigore che non conosce eguali in nessun settore. Se tante e complesse sono le sfide tecnologiche, potrebbe apparire un lusso preoccuparsi di un aspetto, apparentemente tutto di natura socio-economico, come quella della formazione delle risorse umane. Eppure l’attenzione particolare a questo tema non è una novità. Già nel 2000, la NEA (Agenzia per l’Energia Nucleare) pubblicava il rapporto “Educazione e training nucleare: è scattato l’allarme?” nel quale si sottolineava come la riduzione di esperti nucleari potesse compromettere la ordinata operatività dei 400 reattori in operazione nel mondo.

I motivi che giustificano, soprattutto oggi, una attenzione specifica su questo tema sono di tre ordini:

• il primo è che l’impegno nucleare è qualcosa che si dispiega sull’arco di diverse generazioni e un impegno di questa natura non si affida alle contingenti condizioni del mercato del lavoro ma deve essere oggetto di consapevole e attenta programmazione;

• inoltre, la ripresa di interesse per la opzione nucleare, sia che produca una crescita moderata sia che induca una impennata nella domanda di personale specializzato, comunque avverrà in molti paesi contemporaneamente e nello stesso periodo in cui gli  addetti assunti trenta e quaranta anni fa per la messa in operazione delle centrali degli anni 70, andranno in pensione e dovranno essere sostituiti. Questo potrebbe generare nel prossimo decennio una forte domanda di esperti che potrebbe non trovare una risposta nel mercato del lavoro. Ecco quindi la necessità di occuparsi oggi del problema.

• Infine, in passato, la preparazione delle risorse umane in campo nucleare veniva affidata al supporto garantito dalle ditte che vendevano le centrali. Questo continuerà in gran parte ad essere vero ancora in futuro. Tuttavia, oltre ad un possibile squilibrio tra domanda e offerta di personale qualificato, è prevista anche una inedita mobilità del personale nucleare in tutto il mondo, sia tra paese e paese che tra settori produttivi, e questo renderà la gestione delle risorse umane ancora più impegnativa.

Ci sono inoltre due considerazioni che legano strettamente la sicurezza al tema delle risorse umane:

• l’esperienza ha dimostrato che il soddisfacimento dei requisiti di sicurezza non è questione solo tecnologica ma anche, se non soprattutto, di cultura della sicurezza; La IAEA (International Atomic Energy Agency) espressamente scrive che “... Un impianto nucleare è esercito da persone, e perciò il soddisfacimento dei criteri di sicurezza richiede persone qualificate a livello manageriale e operativo che lavorino con professionalità, secondo i più alti standard, all’interno di un appropriato sistema di gestione integrato...”.

• ancora l’esperienza ci dice che il soddisfacimento dei criteri di sicurezza non si può rinviare sic et simpliciter agli obblighi contrattuali di chi il reattore lo costruisce, prima, e di chi lo esercisce, dopo, ma rimane comunque questione su cui si deve esercitare la sorveglianza del paese in cui i reattori vengono costruiti.

Per i paesi che sono membri della Comunità Europea, il collegamento tra sicurezza e adeguatezza delle risorse umane è esplicitamente fissato nella direttiva EURATOM 2009/71 del 25 giugno 2009 che indica i vincoli per la garanzia della sicurezza delle installazioni nucleari e che recita “…Gli Stati membri dovranno assicurare che il contesto nazionale in essere richieda alle aziende operatrici di fornire e garantire adeguati strumenti finanziari e risorse umane a salvaguardia della sicurezza degli impianti nucleari…”.

Questa consapevolezza ha sollecitato a livello internazionale l’individuazione di metodi, procedure e best practises che servano a valutare e pianificare la creazione delle competenze necessarie alla realizzazione di un programma nucleare, per tutto lo spettro delle abilità. È all’interno di questo contesto di raccomandazioni internazionale che nasce la necessità, anche per il programma nucleare italiano, di dare la congrua attenzione alla gestione delle risorse umane.

Saldatore cercasi

Come sempre accade con un problema complesso, per affrontarlo conviene disaggregarlo in grossi blocchi e nel nostro caso si possono distinguere 5 aree:

• la realizzazione e gestione dell’insieme di infrastrutture, hardware e software, capaci di “ospitare” il programma; qui si intende il sistema di leggi e norme, di attori istituzionali, di strumenti finanziari e legislativi, che costituiscano il quadro di riferimento certo per chi vuole lavorare in questo settore.

• il ciclo di costruzione della centrale;

• la produzione dei componenti;

• la fase di esercizio della centrale;

• il ciclo del combustibile, in particolare la gestione dei rifiuti radioattivi.

Ragionare sul numero di esperti che occorrono significa, quindi, chiedersi quali, quante e quando risorse servono  per ognuna delle fasi sopra indicate.

Non daremo qui una rendicontazione quantitativa di dettaglio ma ci limiteremo a due valutazioni importanti:

• la prima è che la preparazione di alcune figure professionali, ad esempio da utilizzare per l’esercizio della centrale,  possono richiedere fino a 15 anni di formazione. Ecco perché occorre muoversi per tempo.

• Gli esperti  nucleari sono importanti ma lo sono altrettanto, se non di più, figure non nucleari. Di alcune di esse, come il responsabile del cantiere o il saldatore specializzato, potrebbe esserci penuria anche più che degli stessi ingegneri nucleari.

Un esempio valga per tutti: per l’esercizio di una centrale a due reattori occorrono all’incirca 800 addetti, di cui solo il 20% sono strettamente esperti nucleari. Analoghi ragionamenti si possono fare per la fase di costruzione o per la produzione di componenti.

La formazione universitaria

Quanto alla formazione degli esperti nucleari  (ingegneri ma anche fisici e chimici), una delle peculiarità italiane è che, a dispetto della lunga pausa nella produzione di energia elettrica da fonte nucleare, si è conservato negli anni un sistema di formazione universitario competitivo e integrato nel contesto europeo sia per quanto riguarda i progetti di ricerca che per quanto riguarda la standardizzazione dei percorsi formativi.

I Corsi di Laurea (CdL) in Ingegneria Nucleare (IN) in Italia sono stati istituiti nel periodo compreso fra il 1960 ed il 1966 in sei Atenei (i Politecnici di Milano e Torino e le Univer-sità di Bologna, Palermo, Pisa e Roma), come sviluppo di Corsi di Specializzazione speci-fici o Corsi di Indirizzo in altri Corsi di Laurea preesistenti. In altri Atenei vengono tuttora insegnate materie del settore nucleare come parte di Indirizzi fisico-energetici, di altri CdL in Ingegneria.

Complessivamente i laureati in Ingegneria Nucleare sono oggi, 2011, un numero variabile tra 80 e 100 contro il picco di 300 raggiunto intorno agli anni 80. Nella ricostruzione dei dati storici qualche difficoltà di confronto viene dalla modifica del percorso universitario che dal 2000 si articola in due corsi di laurea, prima di 3 anni (per un totale di 180 crediti + tirocinio finale) e quindi di ulteriori 2 anni (corso di laurea magistrale, 120 crediti + tesi di laurea). A questi è poi possibile aggiungere 3 anni di dottorato. Quest’ultima opzione è aperta anche a laureati non ingegneri nucleari, fatto salvo che acquisiscano un congruo numero di crediti in corsi che riallineino la loro preparazione.

Nel chiudere questa nota, val bene ricordare che la Commissione Europea ha in animo di creare una sorta di “patente delle Competenze Nucleari” che permetterà a qualunque esperto di spostarsi da paese a paese e da azienda ad azienda in maniera da consentire meglio l’incontro tra domanda ed offerta di competenze nucleari che è destinata a crescere nei prossimi anni.