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Forme di energia generate da fonti che per loro caratteristica intrinseca si rigenerano in tempi brevi come il sole, il vento, l’acqua, le biomasse, la geotermia e tutte le fonti assimilabili.

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Il risparmio energetico e le fonti di energia alternative - Ettore Ruberti -

A parole, gli Italiani sono tutti rispettosi dell’ambiente, attenti ai consumi e pronti a fare sacrifici per il bene comune. In realtà, purtroppo, essi rivelano in genere scarso senso civico o cercano addirittura di trarre indebiti vantaggi da iniziative volte a migliorare la situazione ambientale ed energetica.

Due settori in cui quanto sopra asserito sembra emergere in maniera vistosa sono quelli del RISPARMIO ENERGETICO (più correttamente EFFICIENZA ENERGETICA) e dell’impiego delle energie alternative.

A ciò può essere aggiunto il rifiuto di qualsivoglia impianto nei pressi dei luoghi dove ciascuno vive. Quest’ultimo atteggiamento è dovuto anche all’opera persuasoria di “opinionisti” che hanno prodotto una cultura del rifiuto che, pur presente anche negli altri Paesi, ha raggiunto in Italia livelli parossistici.

Questo comportamento ha fatto sì che il nostro Paese sia sceso all’ultimo posto, fra i 27 Paesi dell’Unione Europea, per installato nei settori del solare termico e FOTOVOLTAICO, riveli un’EFFICIENZA ENERGETICA media degli edifici estremamente bassa, inquini più degli altri Paesi dell’Unione nel produrre energia e conferisca in discarica la stragrande maggioranza dei RIFIUTI SOLIDI URBANI (se escludiamo la Campania che li “esportava” in Germania).

Per RISPARMIO ENERGETICO si intende il miglioramento dell’EFFICIENZA ENERGETICA, sia in maniera passiva (come ad esempio coibentando gli edifici), sia in maniera attiva (utilizzando prodotti ad alto rendimento).

Nel caso della coibentazione, in alcune nazioni, come Germania e USA, è addirittura vietato vendere o affittare abitazioni che non siano adeguatamente isolate.

In Italia, nelle province autonome di Trento e Bolzano non si può ottenere l’abitabilità di nuove costruzioni se l’EFFICIENZA ENERGETICA di queste ultime è inferiore a sette (il massimo è dieci), mentre in molte regioni non è prevista alcuna forma di isolamento. Per quanto concerne gli elettrodomestici, il mercato internazionale ha portato a privilegiare quelli ad alto rendimento, mentre nel caso di lampadine, CALDAIE, ecc. tutto è lasciato alla buona volontà dei singoli, che spesso non si soffermano neanche a considerare il risparmio sulle bollette che possono conseguire.

Per quanto concerne gli impianti solari termici e fotovoltaici, come ha fatto notare argutamente il direttore del periodico “Energia dal Sole” Leonardo Libero, a cominciare dalla Legge 9 del 1991 sono sempre state incentivate le energie RINNOVABILI e assimilate.

Fra le assimilate il legislatore ha compreso anche gli scarti di raffineria ed i rifiuti non biodegradabili di prodotti di derivazione petrolifera (gomme, plastiche, ecc.): il che ha portato lo Stato ad acquistare, a prezzi maggiorati, i rifiuti dei petrolieri.

Questo fatto è ufficialmente riconosciuto dal 6 novembre 2003, ossia da quando è stato denunciato dalla Decima Commissione della Camera presieduta dall’On. Bruno Tabacci, il quale l’ha definita “una tassa occulta in favore dei petrolieri” e ne ha stimato la dimensione in 30.000 milioni di euro.

Ma vediamo di valutare la convenienza economica dell’energia solare. Tralasciamo i grandi impianti, il cui costo, la cui EFFICIENZA ed il cui ammortamento non possono essere valutati e/o decisi dai singoli.

Parliamo quindi di impianti domestici. Nel caso del solare termico, in pratica di pannelli destinati a scaldare l’acqua sanitaria e quella per il riscaldamento (con quest’ultima coadiuvata in alcuni casi, a seconda delle regioni, da una CALDAIEtta), il costo di un impianto in assenza di incentivi viene ammortizzato nell’arco di circa cinque anni.

Calcolando la durata di un impianto in 35 anni ed una normale manutenzione, certamente si tratta di un investimento positivo. Diverso è il caso per gli impianti fotovoltaici, più costosi e meno efficienti, che sempre in assenza di incentivi e considerandone la durata e la manutenzione, risultano ammortizzabili in una decina di anni.

Va anche considerato che quest’altra tipologia di impianto deve essere collegata alla rete elettrica, per cui vi è un bilancio fra quanto immesso in rete e quanto prelevato; comunque sia, in generale a fine anno per l’UTENTE questo bilancio risulta essere positivo.

Nel caso degli impianti ad energie alternative, consideriamo in questo contesto unicamente le energie “nuove”, escludendo cioè l’idroelettrico (anche se si potrebbero validamente incentivare il micro-idroelettrico), il geotermico e le biomasse in quanto già discretamente diffusi nel nostro Paese.

Ultimamente sono stati costruiti anche alcuni impianti eolici, ma, come evidenziato anche dall’esperienza tedesca, con costi ed impatto ambientale molto minore potrebbe essere riconsiderata l’opzione nucleare. Diverso il discorso per quanto concerne il solare termodinamico.

Questo è stato messo a punto dall’ENEA sotto la guida dell’allora Presidente dell’Ente Professor Rubbia. La prima Nazione ad averlo utilizzato è stata la Spagna, mentre i componenti sono costruiti in Germania.

Attualmente è in corso di completamento un impianto a Priolo Gargallo, in Provincia di Siracusa, speriamo non resti un caso isolato. Va sottolineato che la produzione energetica con fonti integrative andrebbe comunque incentivata, ma non come alternativa al nucleare.

Concludiamo queste brevi considerazioni facendo notare che il costo, la disponibilità e l’INQUINAMENTO prodotti dal petrolio e derivati e dal GAS NATURALE ci imporranno in ogni caso scelte energetiche diverse che, postponendo, diverranno sempre più dolorose.