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Il Costo dell’Energia Elettrica …ammantato di falso ambientalismo. - Rinaldo Sorgenti -

Il commento dell’agronomo Gabriele Zecchin all’interessante Tavola Rotonda che si è svolta a Porto Tolle il 18 u.s., su iniziativa della Cisl provinciale a favore della riconversione della centrale a carbone, solleva alcune perplessità che sarebbe stato utile poter dibattere in tale circostanza, perché avrebbero consentito di fare chiarezza su uno dei “tabù” che da sempre condizionano il confronto tra l’utilizzo del gas o del carbone per la generazione elettrica nel nostro Paese. A causa dell’inopportuna e fuorviante enfasi che da sempre è stata posta sulla questione del “PROTOCOLLO DI KYOTO”, degli eccessivi ed ingiustificati oneri di riduzione delle emissioni imposti all’Italia nell’ambito UE, della visione parziale e distorta che viene posta sulla focalizzazione delle sole emissioni “post combustione” dei due combustibili anziché sul loro “Ciclo di Vita” globale, si arriva a stravolgere i concetti fondamentali e le ragioni vere e sostanziali che sono invece a favore dell’uso del carbone per alimentare questo importante impianto, essenziale per un assetto equilibrato del sistema elettrico Veneto e necessario per una riduzione dell’asimmetria del sistema energetico nazionale. Ma tornando ai punti sopra citati in ordine di sequenza è utile ribadire:Ø Il PROTOCOLLO DI KYOTO si è chiaramente rivelato uno strumento inadeguato per affrontare il concetto della riduzione delle emissioni globali dei gas ad EFFETTO SERRA, tanto più perché la sua applicazione continua ad essere marginale e limitata ad una parte dei Paesi (UE) dove peraltro le tecnologie di impiego dei combustibili è tra le più avanzate ed efficienti nel mondo, mentre sono ben altre le aree geografiche dove sono previste significativamente aumentare le emissioni nei prossimi 20 anni.

Ø L’impegno di riduzione delle emissioni imposto all’Italia (Burden Sharing Agreement del 1998) è totalmente inadeguato e discriminatorio perché non tiene conto dei notevoli sforzi preventivi fatti nel passato dall’industria nazionale e che hanno portato l’Italia ad avere la più bassa “intensità energetica” tra i maggiori Paesi europei; condizione che ancora caratterizza il nostro Paese in un confronto con i nostri concorrenti UE e mondiali.Ø Quando si parla di GHG “Green House Gases” si dovrebbe eventualmente considerare l’insieme delle relative emissioni nell’intero “Ciclo di Vita” dei diversi combustibili, dal punto di estrazione dai giacimenti dove avviene la “bonifica” (riduzione dagli elementi indesiderati) nel luogo di estrazione, quelle durante il loro trasferimento ai luoghi di destino ed infine quelle in fase di combustione per produrre l’elettricità.

Questo purtroppo non avviene e la stessa IPPC, nonché le Direttive ETS (Emissions Trading Scheeme) dimenticano totalmente questi elementi fondamentali concentrandosi invece solo sulle emissioni a destino, cioè “post-combustione”. Da qui nasce l’errata considerazione che utilizzando il gas METANO si emette circa la metà di CO2 rispetto all’impiego del carbone, quando invece le relative emissioni sarebbero sostanzialmente analoghe qualora - come sarebbe opportuno – si conteggiassero quelle complessive, soprattutto tenendo conto che la CO2 è un gas sostanzialmente inerte, non velenoso ne esplosivo e che comunque non ha un effetto locale.

Tornando al commento di Gabriele Zecchin, pare che lo stesso incorra in un involontario macroscopico errore perché, oltre a non considerare quanto sopra, sembra dimenticare che per un opportuno confronto tra olio, gas e carbone, si deve tener anche conto del significativo miglioramento tecnologico che riguarderà il nuovo impianto di Porto Tolle, dove l’efficienza di conversione passerà dal 36% del vecchio impianto ad olio al 45% del nuovo impianto (USC) a carbone.

Inoltre, per quanti fantasiosi e dannosi sforzi si possano immaginare per tentare di penalizzare il carbone (il primo combustibile utilizzato al mondo per produrre l’elettricità nei Paesi più ricchi e sviluppati del pianeta), l’attuale costo per la CO2 previsto dalla “Borsa delle emissioni” è di circa 25 Euro a tonnellata e non 1.000 come dallo stesso immaginato.Tenuto peraltro conto quanto lo stesso Zecchin ha ricordato che in passato si è spesso ipotizzato di “legare” la realizzazione del terminale LNG di rigassificazione di Porto Viro per alimentare la nuova centrale di Porto Tolle, penso utile proporre la lettura del recentissimo studio sviluppato dai ricercatori della “Carnegie Mellon University della Pennsylvania” dal titolo: “ Comparative Life Cycle Carbon Emissions of LNG Versus Coal and Gas for Electricity Generation “che potrà essere visualizzato dal sito:

< http://www.ce.cmu.edu/~gdrg/readings/2005/10/12/Jaramillo_LifeCycleCarbonEmissionsFromLNG.pdf >.

Infine, come non condividere le conclusioni di Zecchin quando dice che: “…Ma se non si parte da una valutazione seria delle questioni, continuiamo a parlarci addosso lasciando che altri, più scaltri, ci portino dove vogliono”. Ed allora rischiamo di fare la figura dei burattini” ….ma forse anche la fine degli allocchi”.

Rinaldo Sorgenti