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L’impatto ambientale del tabacco - Giacomo Mangiaracina -

Dei problemi causati dal tabacco alla società sappiamo molto, dagli anni Novanta in poi. Nel 1995, gli studi nel campo delle neuroscienze hanno prodotto le prove inconfutabili della dipendenza della nicotina e dei suoi legami con i recettori del cervello. Sappiamo bene come sono fatti questi recettori e ne conosciamo le caratteristiche, la dimensione, la struttura e la loro collocazione in una parte precisa, alla base del cervello, nella porzione più profonda, dove si generano le emozioni, nota ai neurobiologi con il nome di Tegmento Ventrale Anteriore.

Sappiamo del danno sistemico che il fumo arreca ad un qualsiasi organismo vivente. Non c’è organo che non sia invaso dalle 4000 sostanze chimiche che si sprigionano dal fumo di una sigaretta, delle quali almeno 50 sicuramente cancerogene, producendo lesioni croniche, lente e progressive, che non si vedono nell’immediato come nei danno acuto, ma si producono con il passare del tempo.

Ciò che la gente chiama “fumatori”, per gli addetti ai lavori sono “tabagisti”, ovvero persone affette da dipendenza patologica, tenace ancor più dell’eroina e difficile da interrompere. Una delle caratteristiche comuni a tutte le dipendenze è l’enorme dispendio economico per procurarsi la dose quotidiana. Un fumatore spende circa 2000 euro l’anno e in una famiglia in cui fumano più persone, in una vita si fumano l’equivalente di un appartamento. Ma a chi hanno offerto questo appartamento? In buona parte allo Stato, a cui va il 76% di tasse (non il 21% come per qualsiasi altro prodotto di libera vendita), ma una grossa fetta va alle grandi compagnie americane e inglesi che si spartiscono i profitti di tutto il mercato del tabacco in Italia.

Si può dire a questo punto che fumare in un certo modo fa bene alle casse dello stato, ma non è affatto così. A causa degli alti costi delle malattie croniche causate dal tabacco, delle giornate lavorative perdute per malattia, della perdita di produttività causate alle aziende dai dipendenti che si astengono dal lavoro per fumare, degli 80 mila italiani morti precocemente ogni anno (30 mila solo per tumore al polmone) e per i costi delle operazioni anti-contrabbando, lo Stato alla fine dei conti va in perdita. Dunque ogni fumatore rappresenta un costo per la società intera.

Ed ecco che siamo già entrati in una delle facce in ombra del tabacco. Varie ricerche hanno prodotto una buona quantità di dati sui danni economici indotti dal tabacco. Nel sito www.treatobacco.net, del quale curo la parte in italiano, vi è una sezione completamente dedicata alle ricerche sull’impatto economico del tabacco, sui costi e benefici del fumare e dello smettere, a disposizione di chi volesse approfondire la materia o fare ulteriori ricerche in merito.

Un danno a tre dimensioni
Siamo già andati oltre al tabagismo come dipendenza. Esistono altri problemi che definiamo fumo-correlati e che riguardano non solo la salute della persona, ma quella dell’intero pianeta. Perciò il danno causato dal tabacco riconosce almeno tre dimensioni: alla persona (tossicità, dipendenza, malattie croniche, induzione tumorale, danni alla sfera riproduttiva), all’economia (costi sanitari e sociali, contrabbando, criminalità, impoverimento e sfruttamento), e all’ambiente (contaminazione di acqua, aria e suolo, impoverimento delle colture, deforestazioni, incendi, decoro urbano). Abbiamo già accennato alle prime due dimensioni. Ci occuperemo più estesamente dell’aspetto ambientale. Ma anche qui è utile sul piano didattico, distinguere due livelli, uno più circoscritto, territoriale, o meglio nell’ambito delle aree a maggiore densità umana, e uno più esteso, mondiale. Quello “territoriale” è rappresentato dallo schema della fig.1 e ne seguiremo la struttura.


Fig.1 - Il danno ambientale nelle aree di maggiore densità umana.
 

INQUINAMENTO indoor
Il fumo di sigaretta è uno dei maggiori inquinanti degli ambienti chiusi (indoor). C’è quello esalato dai bronchi dei fumatori (fumo principale) e quello che si sprigiona spontaneamente dal una sigaretta che brucia (fumo secondario), consumandole, carta e foglie secche trinciate. Sia la carta che le foglie di tabacco trinciate sono trattate chimicamente. Il fumo “secondario” è ancora più pericoloso perché non filtrato dai bronchi del fumatore. Ciò che viene disperso in ambiente chiuso è una miriade di sostanze talmente pericolose che l’Istituto internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha definito il fumo passivo un Carcinogeno di Classe A, ovvero un composto di cui non è possibile definire la dose minima di sicurezza nella capacità di provocare tumori. Vale a dire che anche minime quantità, in certi soggetti particolarmente predisposti possono scatenare una degenerazione tumorale. A questa classe di composti appartiene l’amianto.

Negli ultimi anni è stato evidenziato il ruolo delle micropolveri, identificate con la sigla PM (particulate matter, ovvero micro PARTICOLATO o “polveri sottili”). Si tratta di particelle da 1 a 10 micron, dunque non visibili ad occhio nudo, che stanno perennemente in sospensione nell’aria e che vengono inalate col respiro. Nelle grandi città sono installati rilevatori per il monitoraggio continuo del PM-10 (micropolveri da 10 micron). Quando raggiunge livelli di 50 microgrammi (mcg) per metro cubo (m3), scatta il blocco della circolazione. In una stanza chiusa il PM-10 una sola sigaretta produce 200 mcg/m3 di PM-10, e se si continua a fumare può superare facilmente i 2000 mcg/m3. Ovviamente l’elevazione delle micropolveri da fumo di tabacco riguarda anche le polveri ultrafini di 1 e 2,5 mcg/m3, e proprio le particelle da 2,5 micron sono quelle che hanno dimostrato un diretto legame con lo sviluppo di cancro del polmone perché si depositano nelle vie respiratorie più profonde. Ricercatori dell’Istituto per i Tumori di Milano hanno evidenziato che il fumo di una sola sigaretta emette una quantità di micropolveri di gran lunga superiore a quelle di un motore diesel Euro4 (fig.2).

 
Fig.2 – Raffronto tra l’emissione di PM da una sigaretta a confronto con un motore diesel.
 

La legge che vieta il fumo nei locali di lavoro e di svago si basa proprio sulle evidenze scientifiche, a tutela dei non fumatori, che peraltro rappresentano la larga maggioranza della popolazione, visto che i fumatori in Italia sono circa 12 milioni e i non-fumatori sono 48 milioni, ovvero l’80% degli italiani. I divieti di fumare nei luoghi pubblici quanto prima saranno applicati in ogni nazione.

INQUINAMENTO outdoor
Tutto ciò che è stato detto per il fumo passivo nei locali chiusi, vale anche per i luoghi all’aperto. Visto che 12 milioni di italiani consumano complessivamente 51 miliardi di sigarette l’anno è facile calcolare il totale di sostanze tossiche emesse nell’ambiente ogni anno. Una stima approssimativa dell’ENEA ha calcolato che i fumatori inquinano l’aria in misura pari o superiore al traffico veicolare, perciò il Codacons (associazione dei consumatori) ha intimato provocatoriamente alle amministrazioni delle grandi città, quando il PM-10 supera il livello di guardia, di “bloccare” anche i fumatori oltre al traffico veicolare.

Il problema dell’INQUINAMENTO ambientale outdoor presenta anche un’altra faccia inquietante. Quella delle cicche di sigaretta disperse nell’ambiente. Se si considera che una cicca impiega da 1 a 5 anni per biodegradarsi, si capisce anche perché le cicche rappresentano il rifiuto più rappresentato nei fondali del Mediterraneo. Ogni tre prelievi di rifiuti dal fondale si rinvengono cicche.

Fino ad ora le cicche di sigaretta sono state giudicate un rifiuto di tipo “indifferenziato”, vale a dire un rifiuto che non è né vetro, né plastica, né metallo. Il vero problema è che questo tipo di rifiuto è un rifiuto tossico. Se una cicca contiene varie sostanze tossiche compreso quelle radioattive presenti nel tabacco (Polonio-210), 51 miliardi di cicche immettono nell’ambiente le quantità descritte in fig.3. Un mozzicone di sigaretta è tossico al punto che se accidentalmente un bambino dovesse ingerirne una, rischierebbe di finire in ospedale per intossicazione. Le cicche di sigaretta inquinano soprattutto il mare perché in larga misura finiscono nei tombini, nelle fogne, nei fiumi e infine in mare. La dispersione in mare delle sostanze tossiche è stata studiata dai tecnici dell’ENEA, agenzia italiana per lo SVILUPPO SOSTENIBILE e le nuove tecnologie. Una cicca è in grado di uccidere plancton e microrganismi utili all’ECOSISTEMA marino, e molte cicche intossicano e uccidono organismi più grandi. Ingerite in modo accidentale sono responsabili ogni anno della morte di almeno un milione di pesci, tartarughe e uccelli marini.


Fig.3 – Calcolo complessivo delle sostanze che annualmente in Italia
vengono immesse nell’ambiente con le cicche di sigaretta. 

Incendi
L’autocombustione praticamente non esiste. Gli incendi ai margini delle strade e delle autostrade, che si sviluppano annualmente nei mesi caldi, sono dovuti al lancio delle cicche accese dai finestrini delle auto in corsa da fumatori incauti. La iperventilazione causata dal lancio della cicca dal finestrino ne aumenta la temperatura di combustione rendendo più probabile l’innesco di incendi se a contatto con sterpaglie essiccate. La polizia stradale ha raccomandato agli automobilisti di non fumare alla guida di autoveicoli e la società Autostrade ha diffuso depliant informativi sul pericolo di questo atto irresponsabile. Gli incendi ai margini delle strade, nella maggior parte dei casi provocano danni contenuti, ma altre volte di portata ed estensione maggiore che  possono estendersi a campi e boschi. Tuttavia, la maggior parte degli incendi dovuti alle sigarette si verificano nelle case. In uno studio del 2000 della University of California, è stato calcolato che negli Stati Uniti si verificano ogni anno circa 100.000 incendi attribuiti al fumo di sigaretta, con decessi nel 30% dei casi. Nel 2004, il National Fire Protection Association ha riportato che i decessi da incendi associati al fumare nel 1999 erano aumentati del 19 % rispetto agli anni precedenti. Nel 2008 è stato creato un sistema cosiddetto “Fire Safe” dove le sigarette vengono prodotte con delle strisce aggiuntive di carta. Le due o tre bande aggiuntive di carta meno porosa e trattata chimicamente provocano lo spegnimento della sigaretta quando questa viene abbandonata accesa. L’anno dopo negli Usa questo sistema è stato reso obbligatorio per legge (fig.4).


Infortunistica stradale
Tra i danni ambientali inseriamo anche l’incidentalità stradale per il diffuso incauto comportamento di fumare alla guida di autoveicoli. Uno studio da me condotto (un filmato che lo documenta è su Youtube alla voce “fumo al volante pericolo costante”) ha dimostrato che fumare alla guida è più pericoloso rispetto al telefonare. La somma dei momenti in cui la persona si distrae non guardando la strada per prendere il pacchetto, accendere e fumare equivale a 11,6 secondi, non considerando le possibilità in cui la sigaretta può cadere addosso o la cenere andare negli occhi per un colpo di vento, mentre la media dei tempi complessivi di distrazione mentre si fa una telefonata è di 10,7 secondi. Tuttavia, telefonare alla guida è sanzionato dal codice della strada, mentre fumare no. Nel 2011, la commissione sanità del Senato ha riconosciuto la pericolosità del fumare alla guida, ma la commissione dei lavori pubblici ha ritenuto che si possa continuare a fumare in considerazione del fatto che i decessi per infortuni stradali sono diminuiti nell’ultimo decennio. Ovviamente fumare per chi guida rappresenta un comportamento distrattivo aggiunto dato che mentre si fuma si può anche dover rispondere ad una telefonata, sintonizzare la radio o essere distratti in varie circostanze. Purtroppo non esistono statistiche che documentino in quanti incidenti della strada il guidatore stava fumando.

Decoro urbano
I mozziconi che ogni anno invadono strade, marciapiedi, parchi e isole pedonali delle nostre città rappresentano anche un problema sotto il profilo del decoro urbano. Basta girarsi intorno per vedere cicche ma anche pacchetti di sigarette buttati via con noncuranza, come se gettare via la cicca in strada dopo aver fumato sia una cosa del tutto normale. I fumatori e 51 miliardi di cicche sporcano tanto. Il problema non è solo italiano, anche se questo non avviene in Svizzera o in Germania. Per capire meglio l’entità del fenomeno e del danno, anni fa il comune di Praga, nella repubblica Ceca, espose al pubblico, in vari punti strategici della città degli enormi contenitori in plexiglas stracolmi di cicche mostrando ai cittadini qual era la quantità totale di cicche che in un solo giorno si raccoglievano nella città. Il problema è più grave di quanto non si pensi perché essendo la cicca un rifiuto piccolo, occorre più tempo per asportarla, specie se si conficca nelle intercapedini degli acciottolati, e questo maggiore tempo si traduce in un costo enorme per chi amministra una grande città. Il sindaco di San Francisco spende ogni anno più di 11 milioni di $ per rimuovere le cicche.

Impatto ambientale mondiale
Partiamo dalle coltivazioni. Le grandi compagnie del tabacco vogliono produzioni di piante floride e della migliore qualità. Ma la pianta del tabacco impoverisce il terreno dove cresce e ha bisogno di concimazioni con fosfati, sostanze azotate e potassio. Dopo il raccolto il terreno impoverito permette solo la coltivazione di tuberi ma non di grano e cereali, e non si può coltivare tabacco per due anni consecutivi perché la produzione successiva sarebbe di pessima qualità. Perciò il sistema più facile per ottenere grandi e sistematiche produzioni agricole di eccellente qualità è reperire terreni vergini, oppure abbattere foreste per fare posto a nuove colture. Si calcola che ogni anno si abbattono circa 2 milioni e mezzo di ettari di foresta per coltivare tabacco. Tutto questo accelera la distruzione del suolo, porta alla desertificazione, mette a rischio oltre 2 milioni di specie animali, e mette in crisi intere comunità locali.

Le coltivazioni intensive di tabacco hanno portato alla ribalta mondiale altri due importanti problemi, lo sfruttamento minorile nel lavoro dei campi per ottenere manodopera a bassissimo costo, e il rischio, ormai scongiurato, di estinzione di una intera etnia, quella degli Huicholes messicani.

Gli Huicholes sono una etnia di contadini nomadi che si spostano da una regione all’altra alla ricerca di terreni fertili da coltivare. Le compagnie del tabacco li hanno perciò reclutati da decenni per coltivare tabacco. Dopo alcuni anni, tra gli Huicholes si verificarono migliaia di morti e casi di malattie gravi a tutte le età. La verità fu resa nota all’opinione pubblica mondiale solo negli anni Novanta. La causa fu l’impiego massivo di pesticidi e di sostanze tossiche nelle coltivazioni di tabacco che erano obbligati ad usare senza alcuna precauzione e addestramento alla protezione umana. Si ebbero dunque intossicazioni di massa provocate da circa 200 veleni. Nel 1995, la giornalista Patricia Diaz Romo realizzò un documentario che divenne la denuncia di questo massacro. E’ possibile vedere alcuni report su youtube alla voce “huicholes and pesticides”. 

Tutto ciò possiede anche un altro messaggio intrinseco: i fumatori non assimilano solo fumo di tabacco, ma sono contaminati anche dai pesticidi impiegati ancora oggi in modo intensivo nelle coltivazioni di tabacco.