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La discussione europea sulla sostenibilitą ambientale dei bio-carburanti - Agi Energia -

La preoccupazione sugli effetti collaterali degli obiettivi europei di introduzione di bio-carburanti fissati nel 2007, il 10% sul totale dei consumi di benzina e gasolio per autotrazione al 2020, sta generando non poche discussioni all’interno della Commissione, e porterà con buona probabilità a rivedere gli obiettivi stessi.

Tale preoccupazione riguarda maggiormente aspetti di carattere ambientale e sociale.

La competizione tra cibo e bio-carburanti frequentemente citata, o la pressione sui terreni coltivabili e boschivi dovuta alla necessità di avere superfici arabili sempre maggiori da destinare a raccolti energetici, rappresentano rischi reali, tanto più gravi per i paesi in via di sviluppo.

Ad alimentare la discussione ha certamente contribuito l’aumento dei prezzi del frumento registrato nei mesi passati, aumento che la Banca Mondiale, in un rapporto del luglio 2008, stima essere ascrivibile principalmente alle politiche di incentivazione dei bio-carburanti di USA ed Europa; tuttavia questo tema resta controverso e si registrano pareri fortemente contrastanti.

Il principale limite dei bio-carburanti di prima generazione, i soli a oggi in commercio, è di carattere essenzialmente tecnologico.

La produzione di bio-etanolo e di bio-diesel è basata nel primo caso sulla trasformazione dei cereali o dello zucchero ricavato da barbabietola o canna, nel secondo sul trattamento degli oli ricavati dai semi di piante oleaginose.

Il fatto che solo una piccola frazione della materia vegetale venga sfruttata, e tale frazione coincida con quella edibile, è alla base delle severe critiche nei confronti dei bio-carburanti i quali vengono indicati a volte come forieri di minacce più che di benefici per l’ambiente.

Le tecnologie sulle quali si è riversata la maggior parte degli investimenti sono di fatto piuttosto datate e poco sofisticate e, al contrario di quanto possa far pensare la recente ribalta, possono vantare risultati di EFFICIENZA ENERGETICA ed economica molto modesti.

Questo getta delle ombre sulla loro efficacia in termini di abbattimento delle emissioni totali di CO2 se si considera l’intera filiera dalla coltivazione alla trasformazione, oltre a sollevare seri dubbi riguardo i rischi ambientali dovuti all’alto utilizzo di fertilizzanti e acqua e alla distruzione di biodiversità.

Le critiche mosse sono quindi fondate e trovano appoggio nel mondo scientifico e accademico, nonché in molte organizzazioni ambientaliste.

Di qui le proposte avanzate al Parlamento Europeo di rivedere gli obiettivi. Le proposte effettivamente in discussione e in via di approvazione, accantonata l’idea di ridurre semplicemente gli obiettivi quantitativi, propongono una tappa intermedia non eccessivamente ambiziosa (5% al 2015), introducendo tuttavia maggiori vincoli.

Al raggiungimento dell’obiettivo dovranno contribuire soluzioni meno rischiose per l’ambiente, segnatamente i bio-carburanti di seconda generazione non derivanti dalla frazione commestibile delle biomasse, o i trasporti alimentati da energia elettrica o idrogeno.

Tale contributo dovrà rappresentare il 20% della quota di bio-carburanti introdotta al 2015, e il 40% della quota introdotta al 2020.

Maggiori vincoli sono stati proposti, poi, per la quota parte rappresentata dai bio-carburanti di prima generazione, i quali parteciperanno al raggiungimento dell’obiettivo soltanto nel caso in cui soddisfino severi criteri di sostenibilità sociale e ambientale.

In particolare si impongono precisi obiettivi in termini di riduzione delle emissioni totali di CO2 quantificabili dall’introduzione in commercio del bio-carburante rispetto ai carburanti di origine FOSSILE, stabilendo il livello di partenza al 35% da incrementare ad almeno il 50% entro il 2017, limite che metterebbe in difficoltà le produzioni europee attuali.

Le proposte hanno suscitato grande soddisfazione delle associazioni ambientaliste, provocando invece forti reazioni delle associazioni delle industrie dei bio-carburanti.

Queste ultime vedono nel provvedimento un’effettiva riduzione quantitativa degli obiettivi oltre a un rischio per gli ingenti investimenti fatti in tecnologie tradizionali, con il risultato di favorire produzioni extraeuropee a danno di quelle europee.

Nel complesso i provvedimenti in attesa di approvazione stabiliscono, nell’opinione di chi scrive, un principio necessario e imprescindibile parlando di conversione delle biomasse su larga scala a scopi energetici.

Esso consiste nel controllo dei processi produttivi a favore della massima sostenibilità ambientale e sociale e nella CERTIFICAZIONE rigorosa del bilancio globale del CARBONIO legato al ciclo di produzione e utilizzo della BIOMASSA.

Sulla quantificazione degli obiettivi proposti è invece più difficile esprimere dei giudizi.

Tali provvedimenti sono certamente coerenti con lo spirito stesso dell’incentivazione all’uso di bio-carburanti ossia la salvaguardia dell’ambiente e la sicurezza degli approvvigionamenti.

Verosimilmente essi incentiveranno lo sviluppo di processi per la produzione di bio-carburanti di seconda generazione, premiando i tanti che già da oggi stanno impegnando risorse in ricerca e sviluppo in questo senso e aprendo la strada a una vera competizione con i prodotti petroliferi, a scapito di chi cerca la competitività, forte della certezza di lauti incentivi economici, in soluzioni di facile realizzazione ma dal dubbio impatto ambientale.

Tratto da Agi Energia