Trova le risposte!
Un viaggio esclusivo all'interno dell'energia, concepito e realizzato attraverso nuovi strumenti e linguaggi dove si stimola l'interesse e la creatività dei visitatori.

Altre stanze in Politiche Energetiche

Altri articoli della stanza Politiche Energetiche

Creato da Tullio Fanelli « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Acqua ed energia: infrastrutture comuni per la coesione economica e culturale - Tullio Fanelli -

Discutere sul Mediterraneo vuol dire riflettere sul futuro.

In nessuna altra area del mondo sono così vicini Paesi così diversi per costumi, lingua, religioni, economie. Queste diversità, che potrebbero essere una ricchezza per tutta l’area del Mediterraneo, sono invece troppo spesso all’origine di incomprensioni, difficoltà e purtroppo anche di sanguinosi conflitti.

Se il futuro che vogliamo costruire è un futuro di pace, in cui curiamo e non sfruttiamo le risorse naturali, in cui sviluppiamo le economie per ridurre e non per accrescere le disuguaglianze, il Mediterraneo è il laboratorio migliore per elaborare e testare l’efficacia delle politiche da porre in atto. Il punto di partenza di ogni riflessione sul futuro deve essere quello del rispetto delle differenze: non è giusto, e quindi è inefficace, immaginare soluzioni che impongano o favoriscano il prevalere di una civiltà su un’altra, di un’organizzazione sociale su un’altra.

Il punto di partenza, quindi, deve essere quello di favorire la reciproca conoscenza, la reciproca comprensione, a partire dalle generazioni che saranno i decisori del  futuro. Per questo è così importante parlarne con voi; per questo è così importante lo sforzo che l’Associazione Museo Energia sta compiendo per realizzare questo progetto: “Gli attori mediterranei tra sviluppo, innovazione, energia e ambiente”. Non a caso il presidente della Repubblica ha voluto inviare, quale suo premio di rappresentanza, una medaglia per questa iniziativa, per il tentativo di “conseguire una visione condivisa dei problemi e delle possibilità a livello nazionale ed internazionale”.

È una speranza di molti che la rete delle comunicazioni, in primo luogo internet, possa svolgere questo ruolo di avvicinamento tra i Paesi partendo dal dialogo delle singole persone. Anch’io credo che la rete immateriale possa svolgere un ruolo importante, ma ritengo anche che tale ruolo sia insufficiente se non creiamo anche una rete fisica di infrastrutture comuni che dia il senso tangibile di un percorso comune di sviluppo.
Questa deve essere una decisione politica, nel senso più nobile del termine,  prima ancora che economica. Perché è vero che esistono delle concrete motivazioni economiche per creare infrastrutture comuni nell’energia elettrica, nel gas, nell’acqua, ma non bisogna lasciare che la decisione se realizzarle o meno dipenda solo dalle scelte degli operatori in base alla redditività delle singole opere. Occorre che nella valutazione dei benefici abbiano ruolo primario anche i legami tra i popoli che vengono indotti dall’esistenza di grandi infrastrutture comuni.

E’ una visione lungimirante quella di cui abbiamo bisogno.
Abbiamo bisogno di capire che se dobbiamo realizzare ad esempio un nuovo METANOdotto attraverso il Mediterraneo non è solo perché all’Europa serve il METANO algerino o egiziano e a quei Paesi servono le nostre tecnologie e le nostre disponibilità finanziarie: la cosa di cui abbiamo più bisogno, tutti, è una forte integrazione basata su una visione comune di sviluppo.

Questo approccio lungimirante deve essere basato quindi su una logica che superi  la semplice formula del commercio (che peraltro è sempre fiorito tra le sponde di questo grande mare interno) e che affianchi alla cooperazione anche iniziative infrastrutturali comuni. Perché un’infrastruttura dura decenni e se si costruisce un’opera la cui vita è così lunga si costruisce anche una visione comune dei settori in cui quell’infrastruttura opererà.

Non partiamo da zero. Basta digitare su un motore di ricerca “partenariato euromediterraneo”, o “Europa e mediterraneo” o “Energia e Mediterraneo” per trovare centinaia di iniziative. Iniziative industriali, umanitarie, militari, finanziarie e altro ancora. Tutto utile e positivo. Ma le infrastrutture sono qualcosa in più.

Intanto occorre chiarire su cosa intendiamo per infrastrutture comuni: certamente esse comprendono quelle opere che collegano fisicamente due Paesi, come le strade, gli elettrodotti o i METANOdotti; ma comprendono anche quelle infrastrutture che consentono di gestire in modo congiunto le risorse. Pensiamo ad esempio ad una diga realizzata su un fiume: la gestione delle acque dovrà tener conto delle esigenze di tutti i paesi a monte e a valle della diga stessa, in sostanza dovrà essere una gestione comune.

Tra le infrastrutture comuni ve ne sono alcune che hanno una valenza maggiore, e sono quelle dell’acqua e dell’energia. Il motivo di tale maggiore rilevanza deriva proprio dal fatto che queste infrastrutture traggono la loro principale motivazione da una comune visione del futuro nel quale non sarà più possibile uno sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali, siano esse fossili, come il petrolio o il METANO, o RINNOVABILI come l’acqua, il sole e il vento, ed occorrerà, al contrario, gestirle con la massima cura ed EFFICIENZA. Da tale cura e da tale EFFICIENZA dipenderà l’equilibrio mondiale tra la crescente domanda di cibo, acqua ed energia e le risorse disponibili. Sono queste, quindi, le infrastrutture che dobbiamo fin da subito cominciare a concepire come opere comuni.

Nell’energia elettrica diversi progetti sono oggi allo studio e tutti concorrono a quella grande “idea” che è l’interconnessione attraverso un unico “anello elettrico” di tutti i paesi del Mediterraneo. Oggi la regione è articolata in sistemi di rete differenti senza alcuna continuità elettrica tra loro. Il sistema europeo UCTE è raccordato alla rete di trasporto marocchina, algerina e tunisina dal 1997, quando fu costruita la prima interconnessione transfrontaliera sottomarina tra Marocco e Spagna. L’interconnessione tra le reti elettriche dell’Europa e della Turchia è stata avviata con successo l’anno scorso ed è ora al termine di un primo periodo di prova nel corso del quale sono state monitorate sicurezza e performance dei sistemi. Un terzo insieme di paesi riunisce Libia, Egitto, Giordania, Palestina, Libano e Siria, mentre Israele ancora oggi costituisce un sistema elettrico indipendente. C’è quindi ancora moltissimo lavoro da fare affinché l’ “anello elettrico” trovi reale attuazione superando i molteplici ostacoli tecnici e politici. Tuttavia questo progetto è di cruciale importanza per immaginare un futuro nel quale un sistema di “smart grids” del Mediterraneo consenta di cogliere tutte le opportunità, dal punto di vista energetico ed ambientale, connesse alle differenti potenzialità di generazione diffusa di energia da fonti RINNOVABILI dei paesi del Mediterraneo.

Con le ovvie differenze, anche per l’acqua si possono fare ragionamenti di integrazione e interconnessione analoghi a quelli che caratterizzano l’energia. In questo campo siamo molto più indietro, ma occorre partire dal fatto che l’acqua segue suoi percorsi naturali, che spesso sono ben diversi dai confini amministrativi. Sebbene questa considerazione possa sembrare ovvia, purtroppo è invece un principio di cui stiamo appena cominciando a tener adeguatamente conto anche in Italia.

Occorre poi superare anche un’altra tipologia di confini, ovvero quelli delle finalità degli investimenti: uno stesso investimento, ad esempio un nuovo invaso, può essere ottimizzato per cogliere risultati sia rispetto alla finalità della disponibilità dell’acqua che a quella della sicurezza idrogeologica. Occorre dunque una organizzazione della gestione dell’acqua che promuova una progettualità capace, ove possibile, di massimizzare i benefici sull’intero spettro degli obiettivi. Questa nuova organizzazione della gestione dell’acqua oggi può basarsi anche su nuovi e più avanzati strumenti di tipo tecnologico, quali ad esempio i sistemi di telerilevamento terrestre e di osservazione dallo spazio e i sistemi di analisi e di previsione meteorologica di eventi estremi; se a questi sistemi aggiungiamo anche opportune reti di trasduttori e di contatori intelligenti dislocati sugli acquedotti, sui canali di irrigazione e sui nodi principali del ciclo dell’acqua potremmo disporre di uno strumento avanzato sia per coordinare in modo equilibrato i diversi usi dell’acqua, sia per prevenire gli effetti di alluvioni o siccità. In sostanza, in analogia con il settore elettrico, potremmo pensare ad una “smart water grid” del Mediterraneo.

Un ruolo particolare nel quadro della promozione dell’integrazione infrastrutturale del Mediterraneo è quello della Turchia, un grande paese che è lo snodo naturale, sia dal punto di vista territoriale che culturale tra i paesi della sponda nord e quelli della sponda sud. La Turchia non solo ha grandi potenzialità nei settori dell’acqua e delle energie RINNOVABILI, ma ha anche un sistema economico in fase di rapido sviluppo e un sistema politico che ha saputo contemperare con grande equilibrio le diverse componenti culturali presenti sul suo territorio. Certamente la Turchia completerà nei prossimi anni il suo percorso di adesione all’Unione Europea, e ciò per l’Italia è più che un auspicio, ma semmai un impegno. Tuttavia la Turchia manterrà anche il suo ruolo chiave di congiunzione con i Paesi della sponda sud del Mediterraneo; ed in questo ruolo non vi è dubbio che la Turchia trova l’Italia al suo fianco. Perché l’Italia, pur essendo uno dei paesi fondatori dell’Unione europea ed essendo ancora oggi tra i sostenitori più convinti della necessità di una integrazione politica e non solo economica-monetaria dell’Europa, ha sempre guardato al Mediterraneo non come un’area di confine ma come un’area a cui, insieme agli altri, appartenere. Secondo una definizione assai interessante, la cultura di un paese è tutto ciò che è dato per scontato. Io credo che dobbiamo puntare a far sì che questo senso di appartenenza comune entri definitivamente a far parte della cultura di tutti i paesi del Mediterraneo.