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Come "funziona" il mondo dell'energia: approvvigionamento, sicurezza e costi - Valeria Termini -

La sveglia suona. Accendi la luce. Vai in cucina, c’è la la colazione. Ti vesti, controlli che il cellulare sia carico, prendi il motorino, vai a scuola. Fa freddo, ma sei vestito a strati altrimenti a scuola senti caldo. Tutto quello che fai richiede energia. Il tuo fisico richiede energia per funzionare, e lo stesso principio vale per tutte le macchine che usi. L'elettricità per la sveglia, il frigorifero, l'ILLUMINAZIONE, il telefonino. Il gas per cucinare e riscaldare gli ambienti. Come ci procuriamo questa energia?

Fonti fossili, RINNOVABILI ed EFFICIENZA
L’energia elettrica può essere prodotta in modo ‘tradizionale’, ovvero bruciando  combustibili fossili (gas, petrolio e derivati, carbone) in una caldaia, producendo vapore che aziona una turbina collegata a un generatore elettrico. I combustibili fossili vengono utiizzati anche per produrre calore: il METANO è un GAS NATURALE comunemente usato in questo modo.

Ma ci sono anche altre fonti, non fossili dalle quali è possibile produrre energia elettrica; si tratta di fonti RINNOVABILI e quindi disponibili in quantità non limitata (acqua, sole, vento, calore della terra, biomasse).
La quantità di elettricità prodotta con fonti RINNOVABILI dipende dalle caratteristiche naturali: maggiore o minore disponibilità di acqua, maggiore o minore durata del giorno e dell’intensità di irraggiamento solare, più o meno vento fanno ovviamente la differenza.
Questo significa che il POTENZIALE di produzione di elettricità da RINNOVABILI varia da luogo a luogo e da Paese a Paese. Altrettanto importante è la capacità della tecnologia di trasformare ad esempio il sole in elettricità: la maggiore EFFICIENZA dei pannelli rende l’investimento più redditizio, perché a parità di ore di sole si produce più energia elettrica.
L’efficienza della tecnologia è importante anche per le fonti energetiche di origine FOSSILE. Ma per queste ultime entrano in gioco anche altri fattori strettamente collegati tra loro, e cioè il loro prezzo e la disponibilità geografica: le RISERVE di petrolio e gas sono infatti nella disponibilità di pochi produttori, che controllano a seconda dei casi quantità e/o prezzi.

Tre punti critici
L’Italia ha una produzione interna di petrolio e gas insufficiente alle proprie esigenze ed è quindi costretta ad importarne in quantità notevoli, pari ad oltre l’87% del proprio fabbisogno,  a fronte di una media di oltre il 56% circa degli altri Paesi europei.
Siamo quindi un Paese più di altri fragile sotto il profilo energetico. E questa situazione provoca tre problemi. Uno di dipendenza dai paesi fornitori, uno di sicurezza degli approvvigionamenti e un terzo problema che è legato ai costi. Infatti, per le importazioni si pagano prezzi legati a quotazioni internazionali che in questi ultimi anni sono aumentate notevolmente. Infatti i prezzi del petrolio –ai quali è ancora molto legato il prezzo del gas- sono cresciuti di circa il 37,5% rispetto alla fine del 2010.

Rispetto a questi tre punti critici, che sono strettamente legati tra loro, sono necessari interventi per cercare di diversificare di più le fonti energetiche, e i paesi fornitori, in modo da avere una maggiore concorrenza che favorisca il contenimento dei prezzi.
Come si può cercare di raggiungere questo risultato? L’Autorità ritiene che una risposta efficace sia la realizzazione di più infrastrutture, soprattutto, nel gas: rigassificatori, ma anche nuovi gasdotti e siti di STOCCAGGIO, ovvero quei depositi sotterranei in ex giacimenti  che consentono di accumulare RISERVE di gas acquistandolo a buon prezzo ad esempio nei periodi estivi in modo da averlo a disposizione per i momenti di necessità, ad esempio quando aumentano i consumi nei mesi invernali. Ciò consente non solo di migliorare la sicurezza ma anche di diversificare l’approvvigionamento e di aumentare la concorrenza.

Per l’Italia questo è particolarmente importante perchè siamo un Paese che dipende da pochi grandi fornitori: dal grafico a torta vediamo che il 77% del gas che consumiamo ha origine in Algeria, Russia, Novergia/Olanda e in Libia.

Un Paese che va ‘a tutto gas’
Il gas viene tradizionalmente trasportato dal luogo di estrazione a quello di consumo attraverso i gasdotti. Questo costituisce un vantaggio perché il gasdotto è un’infrastruttura stabile e affidabile e dunque vi è una ragionevole certezza di ricevere il gas quando serve. Ma crea anche qualche rischio.
Se uno dei fornitori per qualche motivo non potesse onorare i propri impegni, o se vi fosse una domanda eccezionale dovuta ad esempio a un’ondata di freddo, potremmo rischiare di avere una quantità di gas non sufficiente per le nostre esigenze: il gasdotto potrebbe cioè non portare tutto il gas che ci serve o addirittura interrompersi.
Questo è accaduto, ad esempio,   con le ‘guerre del gas’ fra Russia e Ucraina, o con l’incidente che due anni fa ha messo fuori uso il gasdotto che portava il gas attraverso la Svizzera alle nostre frontiere ed è accaduto anche all’inizio dello scorso febbraio, quando le temperature polari hanno spinto i consumi in tutta Europa e la Russia ha dovuto tagliare le forniture gas anche qui in Italia non riuscendo a soddisfare l’eccezionale aumento di domanda dei Paesi clienti.
Normalmente esistono scorte sufficienti a far fronte alle emergenze. Ma è importante anche assicurarsi una certa flessibilità: i terminali di rigassificazione, i cosiddetti rigassificatori per il  GNL (GAS NATURALE Liquefatto) servono a questo scopo.
Questa voce, GNL, la troviamo nel grafico dove non rappresenta un Paese ma una tecnologia per trasformare il gas in un liquido e poterlo trasportare e poi riportarlo allo stato gassoso.
E’ una tecnologia che risale ai primi anni ’60 e che si sta sempre più rapidamente diffondendo sia per ragioni di sicurezza delle forniture che per motivazioni economiche. Per poter diventare un liquido, il gas viene compresso fino a seicento volte e poi caricato su speciali navi metaniere che lo  scaricano nei terminal di rigassificazione costruiti in vari paesi. In Italia ne abbiamo uno in Liguria, a Panigaglia e uno in provincia di Rovigo e vari progetti sono in via di realizzazione.
Il vantaggio del GNL è che permette di rifornirsi anche da Paesi che non sono direttamente collegati con i gasdotti, ad esempio il Qatar che oggi è il maggior fornitore di GNL all’Italia.

Nel nostro Paese il gas è usato per il riscaldamento e, in particolare modo per la produzione di elettricità. Come evidenzia il grafico qui sotto, quest’ultimo uso è molto cresciuto a partire dalla seconda metà degli anni ’90, con la costruzione di molte centrali alimentate a gas.

Gli ultimi dati disponibili indicano che circa il 50% dell’elettricità in Italia è prodotta usando il gas. Quindi possiamo dire che il nostro è un paese che "va a tutto gas" e che, di conseguenza, più di altri deve attrezzarsi per poter avere un’offerta abbondante di materia prima.
Su questo fronte l’Autorità è al lavoro per fare regole che contribuiscano a favorire lo sviluppo infrastrutturale, in modo da vivacizzare  la concorrenza (più gasdotti e terminali ci sono e più operatori possono portarci il loro gas), prezzi più competivi (più operatori ci sono e più devono cercare di tenere bassi i prezzi per riuscire a vendere il ‘loro’ gas) e più sicurezza (grazie alla presenza di più paesi fornitori).

Il boom delle fonti RINNOVABILI
Osservando il grafico qui sopra, si nota anche un altro elemento importante: la forte crescita delle fonti RINNOVABILI, cui facevamo cenno prima.
In Italia le energie RINNOVABILI hanno sempre avuto un ruolo importante. Le centrali idroelettriche, che sfruttano il movimento o la caduta dell’acqua per generare elettricità, hanno fornito nel 2011 circa il 15% dell’elettricità che abbiamo usato.
La crescita che vediamo a partire dal 2008-2009, tuttavia, è dovuta all’energia solare e a quella eolica, permessa dagli avanzamenti tecnologici e dagli incentivi dati a chi produce energia attraverso queste fonti.
A fronte degli incentivi, che in Italia costituiscono una parte non piccola della bolletta elettrica di tutti i consumatori, le RINNOVABILI presentano due vantaggi importanti. Uno è di tipo ambientale. Bruciare combustibili fossili determina infatti la produzione di gas a EFFETTO SERRA, come l’ANIDRIDE CARBONICA, che secondo le evidenze scientifiche disponibili determinano cambiamenti climatici.
Aumentare il peso delle RINNOVABILI aiuta dunque a risolvere questo problema. L’altro vantaggio è costituito dalla riduzione della dipendenza da altri Paesi. 

Nel nostro Paese in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un vero e proprio boom delle RINNOVABILI, con la realizzazione di  centinaia di migliaia di piccoli e piccolissimi impianti, alimentati con il vento, l’acqua e il sole (solo in un anno gli impianti fotovoltaici sono cresciuti del 460% e oggi hanno superato i 400 mila).
E’ un risultato positivo. Ma questo cambiamento del nostro sistema elettrico verso un modello a forte presenza di “generazione distribuita”, richiede  interventi, anche di regolazione, per poter continuare a garantire il mantenimento in equilibrio del sistema e una gestione in sicurezza, a costi contenuti.
Infatti, l'eolico funziona solo quando c'è il vento, i pannelli fotovoltaici quando c’è il sole: di conseguenza, queste fonti sono intermittenti e non programmabili. Occorre quindi prevedere modalità di gestione nuove anche da punto di vista tecnico. Come Autorità siamo già intervenuti con nuove regole e altre sono in arrivo, per contribuire alla miglior integrazione possibile delle fonti RINNOVABILI nel sistema.
Tutto questo anche con una  maggiore responsabilizzazione dei produttori da fonti intermittenti e non programmabili e un’allocazione dei costi più equa ed efficiente coinvolgendo direttamente tutti i produttori a vantaggio del sistema e dei consumatori.