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Le centrali nucleari. L'energia che scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il processo di 'fissione/fusione nucleare'. Il problema della radioattivitą e delle scorie.

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Reattori Autofertilizzanti - Renzetti -

Questi particolari reattori hanno lo scopo oltreché di produrre energia elettrica sempre con il processo sorgente – nucleare – di calore – vapore – turbina – alternatore, anche di creare il combustibile necessario al loro funzionamento.
Mentre la reazione nucleare (alimentata da plutonio ed URANIO arricchito) produce energia, il reattore autofertilizzante attraversa la medesima reazione si costruisce il combustibile necessario al suo futuro funzionamento arricchendo dell’uranio naturale disposto appositamente  a MANTELLO intorno al nocciolo.
L’arricchimento dell’uranio naturale avviene quindi parallelamente alla produzione di energia.
Il trattamento dell’uranio del MANTELLO lo trasforma in plutonio che è appunto il combustibile di questi reattori.
Le centrali che utilizzano reattori autofertilizzanti non sono di tipo provato.
Per rendere efficiente il processo di conversione di URANIO in plutonio occorre che il reattore lavori a temperature più alte rispetto a quelle delle centrali provate.
Queste elevate temperature impediscono l’uso del primo circuito di raffreddamento di acqua sia bollente che in pressione, poiché le pressioni che si originano sono tali da non essere con sicurezza mantenute dalle normali canalizzazioni.
In genere è il sodio liquido ad essere usato poiché questa sostanza ha la caratteristica di mantenere basse le pressioni anche ad elevate temperature.
La prima carica ad un autofertilizzante  non può altro che venir fornita dal ritrattamento delle scorie di una centrale provata.
E’ pertanto indispensabile lo sviluppo dei reattori LWR (o CANDU)  per  poter passare qgli autofertilizzanti.
I problemi posti dai reattori autofertilizzanti sono ancora tutti aperti e riguardano essenzialmente:
- Il dover lavorare con il plutonio (materiale estremamente pericoloso);
- Il dover lavorare ad alte temperature e quindi a più alte potenze con problemi spinti a livelli di estrema criticità per il raffreddamento (tra l’altro il sodio ha una reazione chimica esplosiva a contatto con l’acqua.
In particolare nel caso di un innalzamento di temperatura nel nocciolo tale da no poter essere ridotto con il sistema di raffreddamento  (che già è a livelli  di estrema criticità) si pongono dei problemi che sono a dir poco drammatici – ebollizione del sodio – rottura delle tubature – esplosioni da reazione sodio – acqua – mancanza di raffreddamento – fusione del nocciolo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Schema di un teorico reattore  autorefriggerante a Sodio di 4° generazione