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Le centrali nucleari. L'energia che scaturisce dal bombardamento dell'uranio con neutroni. Il processo di 'fissione/fusione nucleare'. Il problema della radioattivitą e delle scorie.

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La sicurezza degli Impianti Nucleari - Ugo Spezia -

Dagli anni Cinquanta ad oggi sono stati realizzati in tutto il mondo oltre 500 reattori per la produzione di energia elettrica.
L’evoluzione della tecnologia ha dato finora vita a tre diverse generazioni di impianti.
Gli impianti della prima generazione, alla quale appartengono le centrali italiane di Trino, Latina e Garigliano, sono caratterizzati da una potenza limitata a qualche centinaio di MW.
Ad essi hanno fatto seguito negli anni Settanta gli impianti della seconda generazione, alla quale appartiene la centrale italiana di Caorso, caratterizzati da una potenza unitaria di 400-800 MW.
Negli anni Ottanta sono stati sviluppati i reattori di terza generazione, aventi una potenza di 1.000-1.200 MW, realizzati e tuttora in corso di realizzazione.
Sulla base dell’esperienza condotta negli impianti in esercizio, l’evoluzione tecnologica ha progressivamente incorporato caratteristiche di EFFICIENZA e di sicurezza sempre più avanzate, finché nella prima metà degli anni Novanta le società elettriche europee da un lato e quelle statunitensi da un lato, in collaborazione con le autorità di controllo nazionali e internazionali, hanno elaborato nuovi requisiti avanzati di sicurezza e di EFFICIENZA, dando luogo allo sviluppo dei reattori di “terza generazione avanzata” (III+).

I nuovi impianti nucleari

Gli impianti nucleari in funzione nel mondo hanno dimostrato standard di sicurezza molto elevati. Sulla base delle verifiche condotte dalle autorità per la sicurezza ambientale e dalle autorità di controllo nazionali e internazionali, in condizioni di normale esercizio l’impatto ambientale delle centrali nucleari è praticamente nullo.
 A parte il disastro di Chernobyl (65 morti accertati dal 1986 al 2006), che ha interessato un reattore di concezione e fabbricazione sovietica che non è mai stato adottato nel mondo occidentale, l’unico incidente significativo occorso ad una centrale nucleare occidentale si è verificato nel 1976 a Three Mile Island (Pennsylvania, USA).
In quella occasione, alla fusione del 60% del reattore ha corrisposto la fuoriuscita dall’impianto di quantitativi di radioattività privi di significato sanitario.
I reattori della terza generazione avanzata attualmente in costruzione sono progettati in modo tale da evitare conseguenze esterne all’impianto anche in caso di fusione completa del nocciolo.
Questa caratteristica fa parte dei requisiti standard adottati a metà degli anni Novanta da tutte le società elettriche europee nell’ambito dell’iniziativa EUR (European Utilities Requirements) e da tutte le società elettriche USA nell’ambito dell’iniziativa URD (Utility Requirement Document) e costituisce quindi una condizione vincolante.
L’analisi di sicurezza sviluppata per il reattore EPR quantifica la probabilità di fusione del nocciolo con fuoriuscita di radioattività all’esterno dell’impianto in meno di un evento ogni 10 milioni di anni di funzionamento del reattore.

Il controllo della sicurezza

La sicurezza di un impianto nucleare è verificata e controllata in tutte le fasi di progetto, autorizzazione, realizzazione ed esercizio.
La progettazione dell’impianto segue prassi che sono proprie di questo settore e che sono improntate in primo luogo alla sicurezza.
Negli impianti nucleari è diffusamente applicata la filosofia della difesa in profondità, che si attua attraverso la scelta opportuna dei materiali, l’efficienza, l’efficacia e la ridondanza di componenti e sistemi, che sono interamente realizzati in regime di garanzia di qualità.
La realizzazione di un impianto nucleare è subordinata a un iter autorizzativo particolarmente complesso che si articola in due diverse componenti: l’autorizzazione dal punto di vista della sicurezza nucleare e quella relativa all’impatto ambientale.
Il settore nucleare è un settore internazionale per definizione.
Le normative sulla sicurezza e sulla radioprotezione che lo regolano sono sviluppate da organismi internazionali e sono applicate a livello nazionale in un contesto di controllo continuo.
Oltre alla sorveglianza delle autorità di controllo nazionali, gli impianti nucleari in esercizio in tutto il mondo, sono sottoposti al regime di controllo ispettivo dell’ONU-IAEA che ha la duplice finalità di verificare le condizioni di sicurezza degli impianti e di impedire eventuali impieghi distorti dei materiali nucleari.
Nei paesi europei il regime di controllo ispettivo dell’ONU-IAEA è affiancato da quello previsto dal trattato Euratom, che si articola in analoghi meccanismi di controllo.
Qualunque malfunzionamento o evento anomalo si verifichi presso un qualsiasi impianto nucleare deve essere immediatamente notificato all’IAEA, che ha il potere di disporre accertamenti indipendenti da quelli disposti in forma autonoma dall’esercente dell’impianto e dall’autorità di controllo nazionale.
Per i paesi dell’Unione Europea gli eventi anomali devono essere segnalati tempestivamente anche al sistema ECURIE (European Community Urgent Radiological Information Exchange), organismo dell’Unione Europea incaricato di ricevere e ritrasmettere ai 27 paesi membri le informazioni su eventuali incidenti nucleari.

Tratto da "L'Opzione Nucleare in Italia"  AIN a cura di Ugo Spezia