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L'etica nella valutazione delrischio radiologico - Marie Claire Cantone -

I valori etici, i credo morali e i comportamenti sociali evolvono nel tempo e la percezione e gestione del rischio tendono a seguire questi cambiamenti. In questi anni è apparso in modo sempre più evidente come la complessità etica sia presente nella valutazione del rischio.
Un’attenzione alle questioni etiche è sempre stata parte essenziale, anche se in modo non esplicito, della filosofia della radioprotezione, come è ben riconoscibile nelle attuali raccomandazioni e standard di protezione. E’ ora in atto, da parte della comunità scientifica, una riflessione proprio sui valori etici che stanno alla base del sistema di radioprotezione. In particolare ci si interroga sulla necessità di promuovere un’etica egalitaria, al fine di garantire un’autentica sicurezza; quali siano le questioni  da ritenersi rilevanti per una valutazione etica del rischio; fino a che livello queste debbano essere inserite nelle attuali indicazioni di radioprotezione e come possano promuovere la trasparenza nei processi decisionali. Inoltre è stata riconosciuta la necessità di sviluppare una politica di protezione radiologica dell’ambiente che sia più compatibile con quella seguita per altri agenti inquinanti. E’ giunto forse il tempo di prendere in considerazione una visione della relazione uomo-ambiente che ribalti quella accolta in precedenza e cioè di sostenere che se l’ambiente è sufficientemente protetto, allora anche l’uomo è adeguatamente protetto.

I valori etici cambiano nel tempo

E’ ben evidente come durante il 20° secolo ci sia stata, nella cultura contemporanea, una evoluzione che ha portato a cambiamenti negli atteggiamenti e nei modi di pensare, a seguito di veri e propri cambiamenti nei valori etici, che hanno visto un primo passaggio dall’ individualismo al collettivismo per poi riposizionarsi sul fronte dell’individualismo1. I primi 30 anni circa del secolo sono stati caratterizzati da valori incentrati sull’individuo, fra gli anni 30 e gli anni 80 è stato enfatizzato l’interesse collettivo, mentre a partire dagli anni 90 sono sempre più presenti i valori post-moderni focalizzati sul benessere e la realizzazione personale. L’attuale elevato sviluppo scientifico e tecnologico mette i risultati della propria ricerca a disposizione di tutti, la tecnologia entra in maniera massiccia a far parte della vita quotidiana, a volte anche in modo invasivo, ed è sempre più soggetta ad un esame critico da parte della società. Le implicazioni derivanti dal progresso tecnologico, dal fenomeno della GLOBALIZZAZIONE e dalla nuova evoluzione sui confini fra le nazioni, portano a profondi cambiamenti nella società che si trova ad affrontare nuovi bisogni, diritti emergenti e questioni di chiaro significato etico. L’etica, che è quella parte della filosofia che studia il comportamento umano ed i criteri per la valutazione di comportamenti e scelte, è proprio una riflessione consapevole sui credo morali, su come si intenda raffinarli o estenderli a casi, per esempio, in cui si debbano fronteggiare nuove situazioni o sviluppi inattesi.

In una chiara dipendenza dall’attuale contesto sociale, l’idea che il progresso non si attui esclusivamente attraverso nuove tecnologie si fa largo assieme ad un certa disillusione riguardo ad un modello di società fondamentalmente costruita su una base tecnocratica e prende corpo il desiderio di protezione da eventuali minacce di origine tecnologica attraverso, ad esempio, l’idea di una società in armonia con la natura. Cambiamenti nei valori oltre a fattori sociali, politici e culturali influenzano comportamenti personali ed atteggiamenti del pubblico: cosiddetta sindrome del  NIMBY (not in my back-yard) ne è un chiaro esempio.

Anche il mondo scientifico, in questo ambito, sta subendo profonde evoluzioni. Il settore privato della ricerca scientifica è in crescita. Le Università, gli ambienti di ricerca governativi ed i laboratori dell’industria, che per la maggior parte del 20° secolo operavano in modo  praticamente indipendente, si trovano ora, su uno stesso piano, a rispondere congiuntamente a nuove priorità tecniche, economiche e sociali ed a seguire progetti e programmi di ricerca a tema,  indicati e sostenuti da enti finanziatori. Tendono a cadere le ataviche distinzioni fra la scienza prodotta in ambiente universitario e nell’industria, così come fra la ricerca di base e la ricerca applicata. Vista la crescente incisività della scienza e tecnologia sulla società e la maggiore consapevolezza sulle incertezze associate, viene ora percepita la necessità di un nuovo contratto sociale2. Pertanto, rispetto alla configurazione in cui la scienza produce conoscenza affidabile, in termini di ripetibilità dei risultati scientifici e di ottenimento del consenso all’interno di un “gruppo riconosciuto di esperti” nelle discipline di competenza, è ora previsto uno spostamento verso una conoscenza che sia anche “socialmente robusta” 3. Una conoscenza che sia valutata legittima anche all’esterno dei laboratori e attraverso il coinvolgimento di un gruppo esteso di esperti, che includa anche “esperti” non dotti porta a produrre una conoscenza partecipata sin dalla sua origine e pertanto più generalmente accettata e meno sottoposta a dispute.

Anche nella comunità della protezione radiologica vi è un ampio riconoscimento della necessità di cambiare il modo in cui le linee politiche specifiche sono state sviluppata e implementate4. Varie riflessioni 5-9 hanno messo in luce l’importanza di un dibattito sui valori etici che stanno alla base della RP. La consapevolezza che le questioni legate al rischio non sono esclusivamente limitate agli aspetti scientifici, ha suggerito la proposta di integrare le scienze sociali nella ricerca nucleare.  La stessa ICRP evidenzia come le raccomandazioni del 1990 poggiano su una etica utilitarista10 e come, da allora, siano intervenuti sviluppi sociali che hanno portato ad una maggiore apertura, trasparenza e allo spostamento da un approccio di tipo utilitarista, ‘il bene maggiore per il maggior numero di persone’, ad una filosofia più orientata all’individuo. La Commissione ritiene, pertanto, che tutto questo comporta inevitabili cambiamenti nella nuova formulazione delle raccomandazioni 11. In effetti nella parte dedicata alle caratteristiche del processo di ottimizzazione si indica quanto sia importante il coinvolgimento degli ‘stakeholders’, riprendendo un termine già usato nella Pubblicazione 82 che si riferisce a persone o organizzazioni che rappresentano l’interesse e l’opinione di gruppi attinenti ad una particolare situazione.
Sempre nella bozza relativa alle nuove raccomandazioni di protezione radiologica, l’ICRP ricorda come una crescente attenzione del pubblico sul danno ambientale, risulti in numerosi trattati e accordi internazionali su questo tema e come la necessità di proteggere l’ambiente al fine di salvaguardare il futuro benessere dell’uomo, sia uno dei punti chiave della Dichiarazione di Rio12 . La Commissione, sulla base della considerazione che, se gli esseri umani sono adeguatamente protetti, allora anche le altre specie non verranno poste a rischio,  non si era mai esplicitamente interessata della protezione dell’ambiente, ma, già nella sua pubblicazione ICRP 91 13, studia un approccio per la protezioni delle specie non-umane su basi scientifiche e su principi  etico-filosofici. Il rapporto riconosce che ci sono molti e diversi approcci etici e sociali alla protezione dell’ambiente e, in particolare, alla protezione di tutto quanto è vivente, e mette in evidenza come, nonostante l’esistenza di questi diversi approcci, alcune aree raccolgono un ampio consenso, riconoscendo essenzialmente la necessità di proteggere e conservare specie in estinzione, mantenere la biodiversità e proteggere l’habitat delle specie naturali.


La complessità etica entra nella valutazione del rischio

Ogni individuo fa una propria valutazione del rischio seguendo un’ideologia personale: quello che si teme riflette i propri valori, piuttosto che la conoscenza reale ed approfondita del rischio stesso. Già la parola stessa ‘rischio’ ha assunto nel linguaggio la connotazione di ‘pericolo’, ad un rischio elevato corrisponde l’idea di un pericolo elevato, mentre originariamente l’idea di rischio era di tipo neutro14 e intesa come probabilità di vincita o perdita, successo o insuccesso.

Il rischio totale di induzione di cancro da radiazione stimato in una certa popolazione è affetto da incertezza e le fonti d’incertezza sono numerose, includendo: l’estrapolazione a basse dosi e bassi ratei di dose, di quelli che sono i risultati, già a loro volta  affetti da una propria incertezza, sui sopravissuti Giapponesi alla bomba atomica; l’applicazione di un modello di trasferimento del rischio per popolazioni o sorgenti di radiazione differenti rispetto alla situazione osservata; le possibili interazioni fra ESPOSIZIONE a radiazioni ionizzanti ed altri fattori di rischio cancro. Sia la valutazione che la gestione del rischio richiedono assunzioni che possono influenzare le previsioni di rischio.
In generale, nei modelli usati per inferire risposte laddove i fatti non sono disponibili, può verificarsi che due o più ipotesi possono essere consistenti con l’esperienza, e portare comunque a differenti predizioni. In tal caso, dovendo affrontare un processo decisionale, al fine di evitare che, almeno in linea di principio, qualunque cosa possa essere prevista da una qualunque altra e che quindi ogni informazione ottenuta sia di fatto inutilizzabile, sarà necessario porre dei vincoli sulla scelta delle ipotesi da usare. Diversi gli approcci riconosciuti per trattare l’incertezza: decisione tecnocratica, fattori fissi di default, singolo modello specifico, miglior modello, modelli valutati da esperti o da algoritmi  e così pure le procedure di valutazione sono giudicate sulla base di caratteristiche che comprendono: la separazione fra i processi di valutazione e di gestione, la trasparenza riguardo all’incertezza, l’impersonalità, la corrispondenza con l’opinione scientifica e i costi della procedura. Per es. la tecnica dei modelli pesati rende l’incertezza una questione legata maggiormente alla valutazione, mentre il modello di default, che cerca di risolvere la questione come materia politica, rende l’incertezza una questione di gestione. Approcci di tipo tecnocratico o di singolo modello, che presentano una scarsa trasparenza nei riguardi della incertezza, possono però essere più efficienti rispetto, ad esempio, all’approccio che si basa sull’opinione di esperti, che si devono affrontare la difficile questione di trovare un accordo circa una questione controversa.

Il concetto di rischio, in realtà, coinvolge un giudizio di valori e riflette molto di più della sola probabilità e conseguenza di accadimento di un evento.  “Risk is More than Just a Number”15 come ben ricorda Passchier, Chairman del Committee Risk Measures and Risk Assesment del Health Council  Olandese che ha prodotto una serie di documenti su valutazione e gestione del rischio. Il rischio, che in generale può essere visto come possibilità di danno alla salute, all’ambiente e a beni, in combinazione con la sua natura e la sua entità, è intimamente legato alle attività umane.  Se si considera che lo scopo delle attività umane è quello di produrre benefici e che il rischio ne è un effetto collaterale, risulta evidente come i rischi non possano essere disgiunti dai benefici. La valutazione e la gestione del rischio richiede quindi un approccio caratterizzato dalla trasparenza che consenta a tutte le parti coinvolte di aver chiaro il quando, il perché e da parte di chi una decisione viene proposta o accolta. Slovic16 sostiene un punto di vista di contestualizzazione del rischio in cui  la definizione del rischio è vista come una partita in cui le regole risultano da una trattativa sociale posta entro il contesto del problema specifico, ed enfatizza l’importanza dei processi istituzionali e procedurali nelle decisioni di gestione del rischio.

La percezione e l’accettabilità del rischio radiologico da parte del pubblico sono determinate dal contesto in cui le radiazioni ionizzanti sono usate e le differenti reazioni che accompagnano i diversi usi delle radiazione danno una visione della natura della percezione17.  L’accettabilità del rischio non prevede un accordo universale e, ad esempio, in riferimento ad un’area contaminata, chiedersi “How clean is clean enough?”, ma è una questione di valori e fra due posizioni estreme, come nel caso della questione relativa alle basse dosi, può nascere una forte e conflittuale divergenza. Fra la posizione di tolleranza zero, che non prevede alcuna dose senza consenso individuale e la posizione paternalistica per cui tutte le piccole dosi sono trascurabili, è pensabile procedere solo per via procedurale18 .

Molte questioni concernenti il rischio radiologico riguardano valori etici.
Ci si può chiedere se e quanto le questioni più rilevanti per una valutazione etica del rischio siano incorporate nella politica di RP e come queste possono essere meglio sviluppate e/o utilizzate con maggiore trasparenza nei processi decisionali19. Ci si interroga 5-9, 20,21 , sull’equità della DISTRIBUZIONE di rischi e benefici, sull’effettivo coinvolgimento delle parti interessate nel  processo decisionale e sulla questione fra consenso o imposizione del rischio. Alcuni discussioni aperte nell’ambito della comunità di RP, come quelle sulla possibilità di considerare come trascurabile un rischio solo perché associato a una bassa dose che è una frazione del fondo naturale oppure sull’indicare un livello di dose sicura, possono essere esempi di applicazione di argomentazioni etiche22,23. Vengono infatti sollevate questioni quali: la definizione di una quantità di rischio alla quale incominciano ad essere violati i diritti individuli, oppure la necessità di un giudizio sociale sui livelli di sicurezza.
Il confronto esistente fra i due approcci egalitario e utilitarista pone la questione sul dare priorità all’equità rispetto all’efficienza, e alla salute rispetto alla componente economica e ancora se possa essere considerata una protezione  dell’individuo, più che una protezione distinta del lavoratore o del membro della popolazione. Le due posizioni utilarista ed egalitaria propendono a forzare la scelta fra una decisione di tipo tecnocratico, come prerogativa paternalistica di esperti, rispetto ad un coinvolgimento della società attraverso la partecipazione degli stakeholders ai processi decisionali. L’attuale evoluzione della questione etica include anche diritti umani emergenti quali la protezione dell’integrità genetica, e la richiesta che i benefici per l’attuale generazione non debbano essere ottenuti a spese di quelli  delle generazioni future. Il concetto di SVILUPPO SOSTENIBILE implica considerazioni di salvaguarda dell’ambiente per le future generazioni con il conseguente obiettivo di raggiungere un  BILANCIAMENTO ottimale fra mezzi e rischi-a-lungo-termine e benefici-a-corto-termine.


Gli stakeholders vengono coinvolti per una migliore qualità della decisione

Le decisioni che vengono prese a livello politico hanno ripercussioni sulle diverse componenti della società. La fragilità dell’approccio decisionale tradizionale, messa in evidenza  anche da una serie di fatti e questioni controverse, ha portato alla necessità di integrare valori e bisogni della società nei processi decisionali e di sviluppare i mezzi per valutarne le implicazioni nei casi applicazioni scientifiche e tecnologiche. Tutto ciò al fine di rendere le scelte politiche comprensibili ed accettabili attraverso una procedura che garantisca una vera rappresentatività della società con una equa opportunità di partecipazione di tutte le parti coinvolte e che possa mettere le basi per una crescente mutua fiducia fra le parti stesse.

Riflessioni inserite nel processo di elaborazione delle ICRP Draft Recommendation 11 e discusse anche nel contesto di esperienze attraverso network europei, e workshops 24,25 , hanno messo in evidenza l’opportunità di coinvolgere nel processo decisionale vari stakeholders che prima erano esclusi. Per l’ICRP questo è un mezzo per ottenere l’incorporazione di valori etico-sociali nelle decisioni, il miglioramento nella qualità delle decisioni stesse, la risoluzione di conflitti fra interessi in competizione fra loro, la ricostruzione della fiducia nelle istituzioni, l’informazione a lavoratori e l’introduzione della necessaria flessibilità nella gestione del rischio radiologico, qualità richiesta per rendere le decisioni più efficaci e sostenibili.

Nella impostazione di procedure innovative, indirizzate ad un coinvolgimento degli stakeholders, nei processi decisionali, risultano essere prioritarie questioni quali:
i)lo sviluppo di approcci che siano specifici per il contesto ma che, nel contempo,  mantengano fermi i principi di apertura alle parti coinvolte e di attenzione verso lo sviluppo di procedure condivise;
ii) la consapevolezza dei ruoli, in considerazione anche delle difficoltà relative alla ampia varietà di interessi rappresentati dagli stakeholders;
iii) la consapevolezza che la scienza produce conoscenza e non certezza  e che una scelta decisionale implica responsabilità di tutte le componenti che vi partecipano;
iv) la necessità di incoraggiare un orientamento culturale in cui ognuna delle parti coinvolte possa far tesoro dell’interazione con le altre per lo sviluppo di soluzioni comuni.

Anche se non può esistere un unico metodo che garantisce questi risultati, la comunità di RP sta operando attivamente nella direzione di individuare e sviluppare questo nuovo approccio evidenziando già da ora le basi adeguate ad accrescere la mutua fiducia fra le parti in causa nel processo decisionale.

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