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Etica e radioprotezione: il codice di etica della Associazione Internazionale di Radioprotezione - Marie Claire Cantone -

I valori etici, i credo morali e i comportamenti sociali evolvono nel tempo e la percezione e gestione del rischio tendono a seguire questi cambiamenti. In questi anni è apparso in modo sempre più evidente come la complessità etica sia presente anche nella valutazione del rischio radiologico. La protezione dalle radiazioni ionizzanti, che tocca questioni legate alla salute e all’ambiente, interseca aspetti dell’etica descrittiva, analitica e normativa, in riferimento sia ai principi base su cui essa stessa poggia, sia all’uso di radiazioni ionizzanti in medicina, che nella definizione di un codice di etica.  L’associazione internazionale di radioprotezione IRPA, con l’istituzione di un forum di discussione, già dal congresso di Hiroshima IRPA 10 del 2000, ha proposto la definizione di un codice di comportamento etico nell’ottica di offrire ai membri dell’IRPA una raccolta di principi utili a mantenere nel proprio profilo professionale un comportamento etico, fondato su onestà, integrità e apertura.
Il codice è stato sviluppato con la partecipazione delle comunità nazionali di radioprotezione dei paesi rappresentati in IRPA e sulla base di elementi comuni ai codici di HPS, di SRP e a quelli delle associazioni di radioprotezione australiana e canadese, ed è stato presentato, discusso e approvato al congresso di Madrid IRPA 11 del 2004. Si può affermare che questo tipo di lavoro, svolto in ambito IRPA, ha contribuito a far nascere la proposta di sviluppare, per i professionisti della radioprotezione, un codice di condotta riguardante i processi di coinvolgimento dei portatori di interesse nella radioprotezione.


Introduzione

La gestione del rischio tecnologico richiede basi etiche di giudizio per arrivare a definire ad esempio la linee di confine fra i rischi che possono essere considerati accettabili e quelli che sono giudicati inaccettabili 1,2.
La protezione dalle radiazioni ionizzanti tocca questioni legate alla salute, all’ambiente, all’economia, alla sociologia, alla legislazione e al mondo del lavoro e quindi interseca aspetti dell’etica descrittiva dell’etica analitica e dell’etica normativa. Principi etici nella radioprotezione sono presenti nelle basi su cui poggia la radioprotezione, negli usi delle radiazioni in medicina come etica medica e bioetica, e nella stesura di un codice di comportamento del professionista in radioprotezione. Il rischio, che in generale può essere visto come possibilità di danno alla salute, all’ambiente e a beni, in combinazione con la sua natura e la sua entità, è intimamente legato alle attività umane. Se si considera che lo scopo delle attività umane è quello di produrre benefici e che il rischio ne è un effetto collaterale, risulta evidente come i rischi non possano essere disgiunti dai benefici. La valutazione e la gestione del rischio richiede quindi un approccio caratterizzato dalla trasparenza che consenta a tutte le parti coinvolte di aver chiaro il quando, il perché e da parte di chi una decisione viene proposta o accolta. Slovic 3 sostiene la contestualizzazione del rischio, in cui  la definizione del rischio è vista come una partita in cui le regole risultano da una trattativa sociale posta entro il contesto del problema specifico, ed enfatizza l’importanza dei processi istituzionali e procedurali nelle decisioni di gestione del rischio.


Etica nella gestione del rischio radiologico

Anche se tradizionalmente l’etica si trova nei dipartimenti di filosofia o di teologia, come quella parte della filosofia che studia il comportamento umano e i criteri per la valutazione di comportamenti e scelte, l’etica ha da tempo un ruolo significativo nella maggior parte delle discipline scientifiche e nella ricerca.

Dalle diverse categorie etiche, che comprendono l’etica descrittiva, l’etica analitica e l’etica normativa, si possono derivare una serie di teorie sulla base di concetti etici, come ad esempio: l’etica dei diritti (tutti gli uomini sono creati con diritti inalienabili), l’etica del dovere (fai la cosa giusta), l’etica del rispetto, l’etica della giustizia (o egalitaria, trattamento equo, quello che vale per uno vale anche per gli altri), etica del comando divino, etica utilitarista (ciò che è utile è bene, massimizzare il beneficio netto), l’etica della coscienza, l’etica deontologica (i diritti  degli individui e il dovere verso gli individui).
La protezione dalle radiazioni ionizzanti coinvolge tutte le tre categorie dell’etica sopra indicate.

In questi anni è in atto 4-9, da parte della comunità di radioprotezione, una riflessione proprio sui valori etici che stanno alla base del sistema di radioprotezione. Già Silini nel 1992 10 si interrogava sulla necessità di tener conto dell’ambiente, oltre che dell’uomo negli standards di protezione e sulla possibilità di considerare una protezione dell’individuo, più che una protezione del lavoratore o del membro della popolazione. In questi ultimi anni ci si interroga sulla necessità di promuovere un’etica egalitaria per una maggiore attenzione all’individuo e una equa DISTRIBUZIONE del rischio, al fine di garantire un’autentica sicurezza; sull’effettivo coinvolgimento delle parti interessate nel processo decisionale e sulla questione fra consenso o imposizione del rischio 11-13. Si riconosce, inoltre, la necessità di sviluppare una politica di protezione radiologica dell’ambiente che sia più compatibile con quella seguita per altri agenti inquinanti e quindi di promuovere la trasparenza nei processi decisionali 14. La consapevolezza che le questioni legate al rischio non sono esclusivamente limitate agli aspetti scientifici, ha suggerito la proposta di integrare le scienze sociali nella ricerca nucleare. Il concetto di rischio, in realtà, coinvolge un giudizio di valori e riflette molto di più della sola probabilità e conseguenza di accadimento di un evento. “Risk is More than Just a Number”15 come ben ricorda Passchier, Chairman del Committee Risk Measures and Risk Assesment del Health Council  Olandese che ha prodotto una serie di documenti su valutazione e gestione del rischio.
 
La stessa ICRP evidenzia come le raccomandazioni del 1990 poggiano su una etica utilitarista16 e come, da allora, siano intervenuti sviluppi sociali che hanno portato ad una maggiore apertura, trasparenza e allo spostamento da un approccio di tipo utilitarista, ‘il bene maggiore per il maggior numero di persone’, ad una filosofia più orientata all’individuo


Un codice di etica

A differenza di buona parte delle questioni di tipo scientifico, i giudizi e i valori etici non hanno di per se valore di verità assoluta, ma sono espressi sulla base della qualità e difendibilità degli argomenti ed accordi che ne stanno alla base. Questi argomenti e accordi possono avere piena forza all’interno della cultura di una organizzazione, comunità o associazione, anche se rimangono in forma non scritta. Tuttavia un crescente numero di organizzazioni tende a porre per scritto l’approccio etico scelto, attraverso un codice di etica.

Il codice di etica per la condotta professionale è probabilmente una delle fonti più dirette ed esplicite della nostra etica quotidiana e gli obiettivi di un codice di comportamento sviluppato nell’ambito di una organizzazione o professione includono in genere un miglioramento, attraverso l’onestà, della qualità della attività/servizio/produzione offerte dal membro della organizzazione a cui il codice si riferisce e inoltre, la protezione di coloro, a cui il codice si applica, da condotte inadeguate, come la competizione disonesta e la salvaguardia dell’immagine dell’organizzazione da azione di singoli membri interni o da attori esterni che possano metterla in cattiva luce. Si distinguono quindi due tipi di codici di etica 17 sulla base di una scelta fra enfatizzare la rispondenza ad un set di accordi standards o enfatizzare i valori condivisi dai membri di una organizzazione. Nel primo caso si ha un codice impostato sulla base degli adempimenti, un compliance-based-code, costruito sulla base di una lista di obblighi e limiti che sono dettati dai vertici dell’organizzazione stessa, una sorta di soft law, ovvero norme che però non sono presenti nel sistema giuridico. Nel secondo caso si ha un codice impostato sulla base dei valori, values-based-code. I valori specificati esprimono i principi che gli utilizzatori del codice ritengono importanti e che sono alla base del loro operare. Questo tipo di codice fornisce una guida valida nel processo decisionale, piuttosto che un elenco di tutte le azioni considerate corrette e scorrette. Per sua natura è quindi un approccio flessibile e può essere e al tempo stesso potenzialmente utile anche in situazioni che non sono previste esplicitamente al momento della stesura.

La principale difficoltà nell’affrontare la stesura di un codice basato sui valori sta nel fatto che i valori morali sono legati a stati interiori di cui è spesso difficile dare una descrizione. La difficoltà è anche associata alla necessità di combinare valori di numerose persone, che possono avere anche culture e tradizioni profondamente diverse, come nel caso dello sviluppo del codice IRPA, che dove avere una valenza internazionale. Durante la fase di sviluppo di un tale tipo di codice è quindi necessario andare ad estrarre valori comuni a tutti coloro che dovranno poi riconoscersi nel codice stesso, attraverso il dialogo fra le parti interessate, la discussione, lo scambio di punti di vista per andare verso una base di cultura comune. Si tratta quindi di un codice che viene costruito insieme a tutti coloro a cui il codice stesso si applica, in contrapposizione al codice basato sugli adempimenti alla cui stesura provvede essenzialmente la parte gestionale e dirigenziale della organizzazione.


L’IRPA e lo sviluppo del codice di etica

La Associazione Internazionale di Radioprotezione (IRPA) è una organizzazione internazionale nata per consentire una più facile comunicazione fra coloro che nei diversi paesi si occupano di protezione dalle radiazioni, riguardo agli aspetti della conoscenza scientifica, della medicina, della ingegneria, tecnologia e legislazione per la protezione dell’uomo e dell’ambiente dalle radiazioni sia ionizzanti che non ionizzanti. L’associazione incoraggia l’ organizzazione di società nel mondo come mezzo di cooperazione a livello internazionale e lo sviluppo della ricerca e delle attività di training ed education in quelle discipline scientifiche che sono di supporto alla radioprotezione e inoltre incoraggia una continua revisione degli standards di protezione e la pubblicazione di documenti internazionali.
E’ una organizzazione che comprende i membri delle associazioni nazionali affiliate, per non più di una associazione per paese. La gestione delle attività IRPA è demandata all’Assemblea Generale, cosituita dal Consiglio Direttivo e dai delegati delle singole società, che accedono in numero regolamentato, sulla base del numero di membri presenti nella singole società nazionali rappresentate
IRPA, avviata su proposta della Health Phyiscs Society statunitense, è nata con una assemblea generale pro-tempore, riunitasi a Parigi nel 1964 con 45 delegati che rappresentavano 15 società di fisica sanitaria o radioprotezione e un Consiglio Direttivo che comprendeva membri provenienti da: Belgio, Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Stati Uniti e Svizzera. In questi ultimi anni IRPA comprende 45 associazioni affiliate con oltre 200 delegati che fanno parte dell’Assemblea Generale.

Nel congresso IRPA di Hiroshima 2000, e ancor prima nell’Executive Council Meeting del 1999, è stata lanciata la proposta per la definizione e l’adozione di un codice di comportamento etico. Il forum che ne è seguito, ospitato dal sito della società inglese Society of Radiological Protection SRP, ha messo in discussione la prima bozza proposta dal Consiglio Direttivo IRPA nel giugno 2002, stilata sulla base di elementi comuni ai codici già esistenti, quelli della Health Physics Society HPS statunitense, della stessa SRP e della Australasian Society, tenendo anche conto di parti comuni trattate nel codice di etica della Canadian Society. Le diverse Società e i singoli membri sono stati chiamati a proporre commenti e suggerimenti e la bozza di proposta con i commenti è stata discussa nei Congressi Regionali IRPA, a partire da quello europeo tenutosi a  Firenze nell’ottobre 2002. La seconda bozza, datata ottobre 2003, ha visto incorporare i commenti pervenuti, essenzialmente dalle società inglese e giapponese, commenti che possono essere riassunti con: il suggerimento di usare il termine ‘codice di condotta etica’ al posto di ‘codice di etica’; l’indicazione di utilizzare nei diversi articoli il verbo “should” piuttosto che “shall” nell’ottica che un codice di una società internazionale debba avere un carattere generale che possa essere accettato da ogni paese. Riguardo alla necessità che le relazioni mantenute dai membri con diversi attori si basino sui più alti livelli di integrità e di onesta e alla necessità di sentirsi adeguati per le funzioni ricoperte nelle circostanze che coinvolgono attori, quali datore di lavoro, dirigenti e agenzie governative, si è convenuto di limitare l’elenco degli attori con cui il membro si trova a rapportarsi, procedendo alla cancellazione di termini specifici quali ‘dipendenti, collaboratori, clienti, e agenzie governative’ che comparivano nella prima bozza. Questo anche in considerazione del fatto che ogni paese potrà poi impostare un codice specifico per la propria situazione.
Un certo numero di commenti da parte di altre associazioni nazionali ha contribuito alla stesura del marzo 2004, che l’allora presidente Geoffrey Webb ha presentato all’IRPA Associate Societies Forum a Madrid, prima di arrivare alla discussione e approvazione finale da parte della assemblea generale.
L’Assemblea generale IRPA, nel maggio 2004 a Madrid ha approvato il Codice di Etica IRPA e l’ avvenuta approvazione ne configura l’uso da parte delle Società affiliate all’ IRPA attraverso una adozione diretta oppure una modifica appropriata per ogni singola Società.

Il codice approvato a Madrid18 si compone di 11 articoli ed accoglie principi intesi ad aiutare i membri delle Società Associate all’IRPA a mantenere un livello professionale di condotta etica in relazione alla protezione dalle radiazioni. Si richiama all’esercizio della professione con competenza e al meglio delle proprie capacità, con responsabilità ed integrità; senza permettere che conflitti di interesse o pressioni da parte dei superiori compromettano la qualità del giudizio professionale e senza assumere incombenze che possano essere contrarie al benessere pubblico o alla legge vigente. Si richiama l’attenzione sulla necessità dei membri di potersi sentire adeguati per le funzioni ricoperte; a non assumersi obblighi professionali per i quali non siano qualificati, e di migliorare le proprie conoscenze e abilità professionali. I membri devono anche adottare tutte le misure ragionevoli per assicurarsi che le persone che svolgono il lavoro sotto la loro supervisione o direzione siano competenti e non risentano di pressioni indebite, dovute al carico di lavoro o ad altre cause. La riservatezza delle informazioni, ottenute a seguito di incarichi professionali, va garantita a meno di preclusioni a livello etico e legale. Viene richiesto di impostare la relazione fra i membri IRPA, le parti interessati negli aspetti della radioprotezione, gli altri professionisti e il pubblico, sulla base dei più alti standard di integrità, professionalità e onestà e inoltre che le relazioni scritte e le affermazioni si basino su consolidati principi scientifici generali e di radioprotezione. Ogni qualvolta poi lo ritenga opportuno, il membro ha mandato per correggere affermazioni fuorvianti e prive di fondamento espresse da altri, riguardanti le radiazioni e la radioprotezione ed ha mandato inoltre di utilizzare ogni opportunità per far crescere la comprensione sulla radioprotezione e le finalità dell’IRPA e delle associazioni affiliate, presso la popolazione


Conclusioni e prospettive

Nell’arco di quattro anni l’IRPA ha seguito l’iter del dialogo e della consultazione, mediante processo iterativo, per la stesura di un codice basato sui valori condivisi dalla comunità IRPA.
L’Assemblea generale IRPA, nel maggio 2004 a Madrid ha approvato il Codice di Etica IRPA e l’ avvenuta approvazione ne configura l’uso da parte delle Società affiliate all’ IRPA attraverso una sua adozione diretta oppure una modifica appropriata dello stesso, per ogni singola Società nazionale. Nella sessione del convegno di Madrid, dedicata agli aspetti etici è emerso come la nuova realtà in cui i professionisti della radioprotezione si trovano ad operare, richiede nuove competenze, fra le quali, l’etica e la percezione del rischio, aspetti che possono essere inseriti ad esempio nel piano di studi19, in modo da porre adeguata attenzione allo sviluppo dinamico della conoscenza e alla consapevolezza delle implicazioni sociali e aspetti etici nella gestione del rischio radiologico.

Si può anche affermare che il dialogo svolto in ambito IRPA per la stesura del codice di etica , ha contribuito a far nascere la proposta di sviluppare entro il prossimo convegno IRPA del 2008, un codice di condotta, per i professionisti della RP, riguardante i processi di coinvolgimento dei portatori di interesse (stakeholders) nei processi decisionali in radioprotezione. Come ben noto l’accettabilità di un rischio non sta solo nelle sue caratteristiche, ma anche nella sua giustificazione e una scarsa percezione locale della giustificazione, ad esempio, può essere all’origine della difficoltà di definizione di un progetto, anche se questo è basato su una solida giustificazione a livello nazionale o globale. Le questioni scientifiche e tecnologiche che hanno un ruolo essenziale nella nostra società sono sempre più spesso oggetto di controversie che, nelle società industrializzate, sempre più frequentemente non si focalizza sulla soluzione tecnico-scientifica della controversia20, bensì su confronti a livello sociale, culturale, politico, legale, etico o religioso che giocano un ruolo fondamentale.


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