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L’impronta etica nella radioprotezione dell’ambiente - Marie Claire Cantone -

Il Sistema di Protezione Radiologica ha garantito nel corso degli anni un sempre più attento monitoraggio e controllo delle radiazioni ionizzanti ed è andato sviluppandosi in risposta a nuove problematiche ed esigenze emergenti, con il fine di essere in grado di trattare ogni possibile eventualità. Questo stesso sistema è ora messo in discussione, in quanto percepito come complesso da un punto di vista tecnico e non rispondente alla crescente preoccupazione della società riguardo alla protezione ambiente.

Uno sguardo alle diverse teorie etiche ambientali, che pongono la questione filosofica della dignità morale, mette in evidenza come non sia possibile indicare un quadro etico, che definisca in modo univoco gli obiettivi della protezione ambiente. Nonostante il ricco dibattito filosofico in corso e la presenza di punti di vista diversi è comunque possibile indicare una serie di aspetti coerenti come la sostenibilità, il mantenimento della biodiversità, la conservazione, la giustizia ambientale e il rispetto della dignità umana, ai quali viene riconosciuto un ampio consenso.

I principali organismi internazionali in materia di radioprotezione stanno procedendo verso lo sviluppo di basi stabili per una politica decisionale riguardo alle radiazioni ionizzanti rispetto alla protezione dell’ambiente che tengano conto anche della complessità etica e culturale presente nella società e includano nella protezione la componente biotica dell’ambiente comprendendo le specie non-umane oltre all’uomo.

Introduzione

Lo sviluppo di raccomandazioni, linee guida e altri strumenti, messi in atto da organismi internazionali come IAEA, ICRP, EU, ILO e soprattutto il continuo aggiornamento di questa documentazione, ha assicurato negli anni un sempre più attento monitoraggio e controllo delle esposizioni a radiazioni ionizzanti.
In una prospettiva storica, il sistema di radioprotezione, basato sull’elevato grado di expertise scientifica e tecnica, come richiesto dalla complessità della materia, è stato esteso man mano che nuove situazioni e problematiche venivano poste in evidenza, con lo scopo di mantenere un approccio capace di trattare tutte le possibili eventualità.

Negli ultimi anni questo tipo di sviluppo è stato messo in discussione, in quanto il sistema di protezione è percepito come troppo complesso da un punto di vista tecnico, mentre da un punto di vista sociale, è percepito come un sistema che non riflette le preoccupazioni della società. In fatti, la società è cresciuta nel suo interesse nella partecipazione a processi decisionali che riguardano la salute, la sicurezza e la protezione dell’ambiente e auspica una maggiore trasparenza e un suo coinvolgimento nei processi decisionali stessi. In risposta a questo, la comunità scientifica internazionale di radioprotezione ha dato il via ad un dibattito su temi quali: l’approccio etico nella valutazione del rischio radiologico, la protezione dell’ambiente e il coinvolgimento degli stakeholders.
In questa breve nota si intende porre l’accento sul tipo di impronta che l’etica sta lasciando nello sviluppo di un nuovo sistema di protezione radiologica.

L’ambiente e le sue componenti

Attualmente non vi sono accordi e criteri generali per la protezione dell’ambiente, che siano espliciti per le radiazioni ionizzanti. In molti paesi la valutazione sulla protezione dell’ambiente per le radiazioni ionizzanti si esplica sulla base della protezione dell’uomo, secondo lo spirito delle Raccomandazioni ICRP 60, 1990. Ricordiamo che l’idea espressa dalla Commissione in questa pubblicazione, riguardo alla protezione dell’ambiente, può essere riassunta nella considerazione che se gli essere umani sono adeguatamente protetti allora le altre specie non verranno poste a rischio.

In questi anni organismi internazionali quali IAEA e ICRP, tenendo conto della pluralità degli approcci etici esistenti e della possibile interfaccia con le basi scientifiche e culturali, stanno procedendo verso lo sviluppo di basi stabili per una politica decisionale riguardo alle radiazioni ionizzanti rispetto alla protezione dell’ambiente 1-4.
In aprticolare un rapporto IAEA ricorda come il termine “ambiente”, definito all’interno di quadri legislativi nazionali e mezzi legali internazionali, possa prendere in considerazione l’uomo, il biota e l’abiota e anche lo spazio circostante e le loro interazioni. E’ quindi necessario discutere se il quadro della protezione debba riguardare le componenti biotiche o anche le componenti abiotiche. A questo proposito IAEA riconosce che le misure di protezione, basate esclusivamente sull’uomo, potrebbero non essere adeguate per tutte le componenti dell’ambiente o i possibili luoghi, anche tenendo in considerazione la scala temporale. Inoltre, i metodi per la valutazione del rischio ambientale e le ricerche che a questi portano sono in continuo e rapido sviluppo in molti paesi e gli organismi internazionali, IAEA inclusa, sostengono assieme alla EU la ricerca, con lo sviluppo di programmi di cooperazione 5-8.

Aspetti etici e culturali

In una serie di documenti si evidenza che il modo in cui i diversi paesi guardano all’ambiente e agiscono per proteggere il benessere di fauna e flora, è sempre più spesso oggetto di dibattiti etici. E’ ben noto come in numerosi dibattiti che coinvolgono la società trovano posto argomenti quali: il benessere di animali e piante nel contesto agricolo, l’utilizzo di animali nella medicina e nella cosmesi, l’uso di tessuti animali per trapianti e la diffusione di organismi modificati geneticamente. In realtà una moltitudine di credo religiosi, di posizioni legali, di punti di vista culturali e di atteggiamenti si riflettono nei diversi approcci alla protezione dell’ambiente, e anche se alcuni principi sono già oggetto di accordi, attraverso documenti quali la Dichiarazione di Rio sull’Ambiente e lo Sviluppo, 1992, il quadro non può essere considerato completo.

In questi anni è emerso, che di fronte al pluralismo culturale, non è possibile indicare un quadro etico che definisca in modo univoco gli obiettivi della protezione dell’ambiente.
Anche se l’etica ambientale è un campo relativamente giovane all’interno della filosofia, sono comunque emersi un certo numero di punti di vista distinti. Le etiche ambientali si sono sviluppate a partire dalle teorie basate sull’uomo e prendono in considerazione la questione filosofica della dignità morale, ovvero ci si interroga su quali componenti nel mondo possano avere dignità morale e sulle motivazioni di tale dignità. Tanto per dare un’idea della complessità della questione, possiamo ricordare come la principale fonte di divergenza consista nella distinzione fra i concetti di antropocentrismo e di non-antropocentrismo 9-12.

L’antropocentrismo considera gli esseri umani e la loro vita come l’unico o il principale punto di rilevanza morale e quindi vede la protezione dell’ambiente come importante solo per le sue interazioni con l’uomo. Questo approccio etico riconosce gli effetti a lungo termine dell’intervento dell’uomo sulla natura, ma non pone l’attenzione alle conseguenze che questo comporta per le altre forme di vita.

La posizione non-antropocentrista si rifuita di sostenere che valori morali possano derivare o essere giustificati solo in termini di interesse per l’uomo e suggerisce una varietà di punti di vista, che riflettono i diversi modi in cui i filosofi affrontano la questione della posizione morale.
Una distinzione concettuale all’interno della posizione non-antropocentrista è quella esistente fra biocentrismo e egocentrismo. Il biocentrismo sostiene che la rilevanza morale derivi da un carattere biologico e che, secondo specifici approcci, possa riferirsi a tutti gli esseri viventi o essere ristretta ad esempio a quelle forme di vita che siano in grado di sperimentare piacere e dolore 13.  Al biocentrismo consegue il riconoscimento che altre forme di vita oltre all’uomo possono avere valore di per sé 14,15 ed il diritto al rispetto in assoluto e non solo in funzione di quanto la loro esistenza influenzi in modo più o meno positivo quella umana.

L’ecocentrismo rifiuta l’assunzione che la rilevanza morale derivi da attributi biologici e sostiene che le diverse specie, l’ECOSISTEMA, i fiumi e il paesaggio stesso possono avere valore proprio. I diversi approcci ecocentristi sostengono il valore della diversità, delle dinamiche e delle interazioni all’interno dell’ECOSISTEMA, ma tendono a differire riguardo alle cause e alle soluzioni ai problemi ambientali moderni16 e la posizione ecocentrica non è a tutt’oggi fra quelle più largamente accettate.

In aggiunta agli aspetti qui sopra analizzati, si è tenuto conto che le diverse culture contengono un misto di credo in una o più deità o si basano su ateismo o agnosticismo e può essere interessante il modo in cui queste posizioni sono riflesse negli strumenti legali e negli standard di protezione. IAEA ricorda che i punti di vista etici sull’ambiente hanno profonde radici culturali e religiose. Ad esempio l’antropocentrismo si trova maggiormente inglobato nelle tradizioni del Cristianesimo, Islamismo e Giudaismo, anche se non prive di idee non-antropocentriste, piuttosto che nelle tradizioni religiose basate su Buddismo e Induismo16. Bisogna anche riconoscere che in molti contesti le scoperte scientifiche hanno portato a conoscenze che possono avere un impatto sui credo religiosi si pensi ad esempio al campo della ricerca genetica.
Inoltre il rifiorire, in diverse parti del mondo, di una coscienza e sensibilità legate alle specificità e tradizioni locali ha contribuito ad una maggiore attenzione verso la protezione dell’ambiente.

Aree di consenso

La complessità etica presente nella società costituisce un ragionevole punto di partenza per ulteriori riflessioni sull’importanza delle teorie etiche anche in ambito legale, argomento che però non è oggetto di questa nota. Nella ricerca, questa complessità etica si riflette sulle priorità da assegnare e sulla natura stessa degli studi condotti all’interno di programmi scientifici. Si pone quindi la questione generale sull’opportunità di dare sostegno, oltre che alla ricerca focalizzata sull’uomo , anche a studi indirizzati alla protezione di animali, che possono essere visti come popolazioni o come singoli organismi o, ancora alla ricerca orientata alla protezione anche della componente abiotica.

E’ importante notare che sia IAEA che ICRP si sentono di riconoscere come esistenti una serie di aspetti coerenti sui quali si può avere un ampio consenso17-19 , nonostante sia in corso un ricco dibattico a livello filosofico e siano presenti diversi punti di vista. E’ interessante valutare se, ad esempio, le teorie etiche per l’ambiente possono sostenere, ognuna dal loro punto di vista, uno stesso principio, in modo tale da poter costruire un quadro di dibattito per una politica internazionale di protezione dell’ambiente. Vengono indicate ben cinque aree di consenso a livello legislativo che riflettono consenso da parte di un ampio spettro di culture, posizioni etiche e punti di vista. Queste aree possono essere assunte a “principi generali” e sono:
1) sostenibilità,
2) mantenimento della biodiversità,
3) conservazione,
4) giustizia ambientale,
5) rispetto della dignità umana.
E’ però necessario precisare che, anche se può essere interessante riferirci ad una protezione dell’ambiente nella sua globalità, ovvero considerando entrambe le componenti biotica e abiotica, la protezione da radiazioni ionizzanti si focalizza sul biota, sulla base della considerazione che gli effetti sul materiale abiotico sono molto improbabili e valutati come inverosimili.

Un approccio integrato per la protezione dell’ambiente  

Viene riconosciuta la necessità di sviluppare un approccio integrato di protezione radiologica che incorpori la protezione dell’ambiente e che, costruito su solide basi scientifiche, includa considerazioni sociali, etiche e politiche al fine di rispettare anche le aree di consenso relative alla sostenibilità, al mantenimento della biodiversità, alla conservazione, alla giustizia ambientale e al rispetto della dignità umana.
In questa ottica, cresce l’esigenza di armonizzare la protezione della componente biotica dell’ambiente, che comprende oltre all’uomo le specie non-umane, e quindi operare per prevenire o ridurre la FREQUENZA di effetti che possono causare mortalità prematura e ridotta capacità riproduttiva in individui della fauna e della flora e garantire che i livelli di impatto possano essere trascurabili per la conservazione delle specie, per il mantenimento della biodiversità e della salute, per lo stato dell’habitat e delle specie naturali.

Bibliografia

1.) International Atomic Energy Agency, Protection of the Environment from the Effects of Ionizing Radiation - A report for discussion, IAEA-TECDOC-1091, 1999.
2.) International Atomic Energy Agency, Ethical Consideration in Protecting the Environment from the Effects of Ionizing Radiation - A report for discussion, IAEA-TECDOC-1270, 2002.
3.) International Commission on Radiological Protection, A Frame for Assessing the Impact of Ionizing Radiation on non-human Species, ICRP Publication 91, 2003.
4.) NEA-OECD, Radiological Protection of the Environment, Summary Report of the Issues, 2003.
5.) United States Department of Energy, Graded Approach for Evaluating Radiation Doses to Aquatic and Terrestrial Biota, US DOE Draft Standard, 1999.
6.) D.Copplestone et al., Impact Assessment of Ionizing Radiation on Widlife, R&D Publication 128, Environment Agency, Bristol UK, 201.
7.) Fasset, http://www.fasset.org
8.) P.Strand, C-M Larsson, Delivering a Framework for the Protection of the Environment from Ionizing Radiation in Radioactive Pollutants, Impact on the Environment. Eds. F.Brechignac, B.J.Howard, EDP Sciences, Les Veix, France, 2001.
9.) P.Pagano, Filosofia Ambientale, Mattioli Editore, 2002.
10.) B.Norton, Why Preserve Variety? Princeton University Press, Princeton, 1988.
11.) M.Bookchin, The Ecology of Freedom, 2nd Edition, Black Rose Books, Montreal, 1991.
12.) J.B.Callicott, Elements of an Environmental Ethic: Moral Considerability and the Biotic Community, Environmental Ethics 1, 71-81, 1979.
13.) P.Singer, Animal Liberation: A New Ethics for our Treatment of Animals, Thorson, London, 1991.
14.) P.Taylor, Respect for Nature, Princeton University Press, Princeton, 1986.
15.) K.Goodpaster, On being morally considerable, Journal of Philosophy, 75, 308-325, 1978.
16.) J.B.Callicott, In Defence of the Land Ethics, State University Press of New York, Albany, 1989.
17.) J.T.Sterba, Reconciling Anthropogenic and Nonantropogenic Environmental Ethics, Environmental Values 3, 229-244, 1994.
18.) Statement from the Consensus Conference on the Protection of the Environment, part of the seminar ‘Radiation Protection in the 21st Century: Ethics Philosophical and Environment Issues’, Norwegian Academy of Svience and Letters. Oslo, 22-25 October 2001.
19.) Summary Report of the IAEA Specialist Meeting on Environmental Protection from the Effects of Ionizing Radiation: International Perspectives, 26-29 November 2001.