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I fattori che influenzano il consumo di energia - Livio De Santoli -

Si è visto come l’uomo abbia, nel corso dei secoli, imparato a sfruttare “energie” diverse da quella muscolare, energie che lo hanno aiutato a raggiungere un livello di qualità di vita com’è quello che oggi conosciamo.

Sviluppare energia significa consumare risorse del pianeta da un lato e dall’altro inquinarlo con i rifiuti delle nostre attività. Il processo si è accelerato, come detto, negli ultimi 150 anni, in concomitanza con l’impiego sempre più diffuso di macchine. Ora tre dati inconfutabili ci permettono di continuare il nostro ragionamento: l’aumento della popolazione mondiale, il conseguente, inevitabile aumento della domanda di energia, l’esaurirsi progressivo ma certo di combustibili fossili sinora impiegati.

Per quanto riguarda l’aumento della popolazione, vi sono vari modelli di crescita e considerando tra le varie ipotesi formulate dalla “Population Division” del Segretariato delle Nazioni Unite, quella indicata come “crescita media”, dobbiamo pensare che gli attuali circa 6,5 miliardi di individui (dei quali solo il 20% abita nei Paesi sviluppati dell’OECD; Organisation for Economic Co-operation and Development che raggruppa 30 Paesi) diverranno 8 miliardi nel 2030 e 9 miliardi nel 2050, con aspettative di qualità di vita, dobbiamo immaginare, simili alle nostre. Questo porta automaticamente ad un incremento notevole della domanda di energia (si stima che la crescita sia dovuta per l’80/90% ai Paesi in via di sviluppo). E se dobbiamo credere ad un’ipotesi della Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), la domanda crescerà di circa l’1,6% l’anno e quindi aumenterà di qui al 2050 del 50%. I paesi in via di sviluppo saranno responsabili del 70 % di questo aumento, e tra loro la sola Cina del 30 %. Si sente sovente parlare di modificare il modello di sviluppo, meno consumi nei paesi progrediti, più equa DISTRIBUZIONE di risorse agli altri, ma sinora i risultati di impegni presi solennemente a livello mondiale, non sembrano aver dato frutti consistenti.

Per quanto riguarda le risorse di combustibili c’è chi prevede l’esaurirsi del petrolio in 70 anni, altri raddoppiano questa cifra. Si può certo discutere sulle cifre – e così avviene nei Rapporti presentati annualmente dalle varie Istituzioni che si occupano del problema – ma non sul fenomeno e questo pone seri interrogativi sul mantenimento dell’habitat in cui viviamo e sull’evidente impossibilità di evitare uno sviluppo, che per quanto controllato, porta a disturbare l’ambiente (si pensi anche all’introduzione in aria, in acqua e nel terreno dei rifiuti generati dall’uomo). Prodotti sofisticati, auto, aerei, telefonini e via via fino a tessuti, agli elettrodomestici, etc., richiedono industrie altrettanto sofisticate in grado di soddisfare le richieste sempre più esigenti del cliente, e queste industrie non sempre, almeno sinora (ma c’è sempre da sperare in un cambiamento prossimo venturo) hanno agito con lungimiranza, dimenticando che tra i costi esterni c’erano anche quelli di un ambiente che si andava sempre più deteriorando.

Non sempre, quindi, sono state usate le migliori tecnologie per ridurre le emissioni di inquinanti, ma al contrario tali emissioni sono andate progressivamente aumentando. Il problema dell’INQUINAMENTO del pianeta è tornato di grande attualità, e ciò perché molti scienziati hanno lanciato l’allarme sull’accelerarsi dei cambiamenti climatici, preconizzando per la fine di questo secolo situazioni disastrose, come esondazioni, aumento del livello dei mari, scioglimento dei ghiacciai, etc., legandole all’aumento di temperatura del pianeta dovuto all’eccessiva emissione di ANIDRIDE CARBONICA. L’ANIDRIDE CARBONICA, CO2, è come si sa, un gas che si produce in ogni combustione del CARBONIO contenuto nei combustibili fossili, combustione che è alla base dei processi industriali.

Da L. Caglioti, L. De Santoli e G. Moncada: "Fondamenti di Sostenibilità Energetico-Ambientale"