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Madre Terra: Alimentazione, Agricoltura ed Ecosistema - Unesco

Segnaliamo la Monografia DESS 2012 realizzata per il Decennio dell’Educazione allo Sviluppo Sostenibile 2005 - 2014
Redazione: dott. Filippo A. Delogu, dott.ssa Maria Torresani
Si ringrazia la dott.ssa Liliana Gianni per il contributo relativo alle scienze applicate ai beni culturali e ambientali
Si ringrazia Carlo Stanga per l’illustrazione 2012: www.carlostanga.com
Si ringrazia UPM – Un Punto Macrobiotico per il contributo
Novembre 2012

“Non c’è amore più sincero che l’amore per il cibo”
(George Bernard Shaw)

1. Alimentazione e sostenibilità: una questione culturale
Scegliere le materie prime e gli ingredienti, combinare i sapori, presentare una pietanza: sono tutti elementi che fanno parte dell’espressione della cultura delle società umane, fatta di abitudini quotidiane, di conoscenze e saperi antichi, di tradizioni agricole ed alimentari locali, di contaminazioni culturali e di creatività.
L’alimentazione, l’agricoltura ed il legame dei popoli con la loro Madre Terra sono espressione della cultura nel significato più ampio del verbo latino colere: culto, coltura e cultura. Lo sviluppo sostenibile riguarda gli aspetti ecologici, economici, sociali e culturali del nostro vivere, e l’alimentazione ha indubbiamente legami inscindibili con ognuno di essi.

1.1 Alimentazione e Patrimonio Immateriale UNESCO
Il Patrimonio Culturale Immateriale è l’insieme di prassi, rappresentazioni, espressioni, conoscenze, know-how – come pure strumenti, oggetti, manufatti e spazi culturali a questi associati – che le comunità, i gruppi e in alcuni casi gli individui riconoscono come parte del loro patrimonio culturale.
Questo Patrimonio, trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi in risposta al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e dà loro un senso d’identità e di continuità, promuovendo in tal modo il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana.
L’UNESCO, già nella Conferenza generale di Parigi del 2003 riconosceva l’importanza del Patrimonio Culturale Immateriale come fattore principale di diversità culturale e garanzia di sviluppo duraturo; ne riconosceva l’interdipendenza con il Patrimonio Culturale Materiale nonché con la natura e il rilevante ruolo come fattore per il riavvicinamento degli esseri umani. Con questo riconoscimento, l’UNESCO vuole tutelare questi patrimoni, sottolineando l’importanza di norme che ne garantiscano la tutela e la salvaguardia e la necessità di promuovere maggiore consapevolezza del loro valore, soprattutto fra i più giovani.
L’importanza dell’alimentazione come Patrimonio Culturale Immateriale viene sancito nel 2010 con alcuni riconoscimenti e iscrizioni nella lista dell’“Intangible Cultural Heritage”: il Pasto gastronomico francese, la Cucina tradizionale messicana e la Dieta mediterranea.
La dieta mediterranea in particolare è un insieme di competenze, conoscenze, pratiche e tradizioni che sono legate al paesaggio, alla tavola, alle colture, al raccolto, alla pesca, alla conservazione, trasformazione, preparazione e consumo di cibo.

1.2 Dieta mediterranea: cultura, benessere, salvaguardia dell’ambiente
Il termine “Dieta” si riferisce allo “stile di vita”, cioè all’insieme delle pratiche, delle rappresentazioni, delle espressioni, delle conoscenze, delle abilità, dei saperi e degli spazi culturali con i quali le popolazioni del Mediterraneo hanno creato e ricreato nel corso dei secoli una sintesi tra l’ambiente culturale, l’organizzazione sociale, l’universo mitico e religioso che ruota intorno al mangiare.
La Dieta Mediterranea è caratterizzata da un modello nutrizionale rimasto costante nel tempo, costituito principalmente da olio di oliva, cereali, frutta fresca o secca, verdure, una moderata quantità di pesce, latticini, carne e molti condimenti e spezie, il tutto accompagnato da vino o infusi, e immerso nelle tradizioni di ogni comunità. La Dieta Mediterranea promuove l’interazione sociale, poiché il pasto in comune è la base dei costumi sociali e delle festività condivise da una data comunità, e ha dato luogo a un notevole corpus di conoscenze e letterature. La Dieta si fonda nel rispetto per il territorio e la biodiversità, e garantisce la conservazione e lo sviluppo delle attività tradizionali e dei mestieri collegati alla pesca e all’agricoltura nelle comunità del Mediterraneo. Oltre a questo importante ruolo culturale, molti studi hanno dimostrato che gli alimenti alla base della Dieta mediterranea sono considerati come i più salutari, e che la loro produzione risulta avere un basso impatto ecologico.

1.3 Alimentazione, cultura, scienza: la scoperta, diffusione e tutela delle conoscenze tradizionali
L’alimentazione, intesa come parte di stili di vita che rappresentano aspetti sociologici, rituali, territoriali e storici delle popolazioni, è un importante carattere identitario. L’Istituto per le Conoscenze Tradizionali (ITKI, International Traditional Knowledge Institute) sta creando una banca dati dedicata che mette a disposizione di governi, amministrazioni pubbliche e cittadini un insieme di tecniche tradizionali ecosostenibili per la coltivazione, l’irrigazione ma anche la salvaguardia e valorizzazione del paesaggio. L’ITKI, oltre a catalogare le tecniche tradizionali legate all’alimentazione, compie studi specifici sulle conoscenze tradizionali catalogate con l’obiettivo di riscoprire le tradizioni, nonché di costituire un archivio di buone pratiche che possano anche essere utili contro la desertificazione e per un futuro sostenibile in particolare nel Mediterraneo.


“Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”
(Fabrizio De Andrè)
“La terra è la sorgente ultima di qualsiasi alimento dell’uomo”
(John Dewey)


2. Alimentazione, agricoltura e sviluppo sostenibile
2.1 La situazione attuale
Secondo l’IFAD – International Fund for Agricoltural Development, quasi l’11% della superficie verde della terra è stata degradata dalle attività umane nei passati 45 anni. Gli ultimi cinquant’anni sono stati caratterizzati da tecnologie capaci di incrementare la produttività. L’elevato incremento della produttività agricola, la pratica della monocultura, la meccanizzazione diffusa, il contributo dell’agrochimica, l’uso massiccio di pesticidi, erbicidi, fungicidi, fertilizzanti sintetici, se da una parte ha inaugurato una lunga stagione di elevata produttività e bassi prezzi dei beni alimentari, dall’altro lato ha comportato uno sfruttamento intensivo e spesso irreversibile delle risorse naturali: erosione del suolo, contaminazione delle acque, inquinamento dei bacini idrogeologici, deforestazione, perdita di biodiversità. Come conseguenza dello sfruttamento intensivo, del degrado e della contaminazione va notato che il trend di crescita della produttività agricola tende a diminuire nel lungo termine, cosa che si è verificata nell’ultimo decennio procurando una fase di “stagnazione delle rese”. E’ necessario quindi far crescere la consapevolezza che i sistemi agricoli e l’alimentazione devono cambiare verso uno sviluppo sostenibile e più razionale.

2.2 L’impatto ambientale dell’agricoltura
Nei rapporti delle maggiori organizzazioni internazionali viene spesso sottolineata la stretta relazione tra incremento delle attività agricole e aumento delle emissioni di gas serra, inquinamento, degrado del terreno, contaminazione dell’acqua e riscaldamento globale. L’IFAD ha calcolato nel 2000 il contributo all’emissione dei gas serra riconducibile alla filiera alimentare:


Fig.1: emissioni di gas serra; Stern Review, 2000.


Va inoltre considerato l’aspetto degli sprechi, dei rifiuti alimentari e del loro impatto ambientale. Ogni anno oltre il 30% della produzione totale destinata al consumo umano viene sprecata, tra perdite alimentari che avvengono lungo la filiera, scarti di produzione e spreco domestico. Recenti studi hanno dimostrato che, se lo spreco fosse dimezzato, le emissioni di gas serra sarebbero ridotte almeno del 5%. Al mero dato quantitativo delle emissioni serra va affiancato l’effetto a cascata che queste producono: cambiamenti climatici, maggiore incidenza delle catastrofi naturali, pericoli per la salute, degrado del territorio, diminuzione della produzione degli alimenti, volatilità dei prezzi, incremento della fame nel mondo.
I paesi del Mediterraneo potrebbero essere virtuosi nel calcolo delle loro emissioni legate al settore alimentare, essendo fortemente legati ad un regime a basso impatto ambientale: la dieta mediterranea. Oltre ad essere salutare, questa ha anche un minor impatto ecologico. Questa caratteristica è ben rappresentata dalle seguenti piramidi alimentari:


Fig 2: la Doppia Piramide Alimentare – Ambientale.


Dalla Doppia Piramide si può notare come gli alimenti per i quali è consigliato un consumo più frequente, sono anche quelli che presentano gli impatti ambientali minori. In altre parole, da questa elaborazione della Piramide Alimentare emerge la coincidenza, in un unico modello, di due obiettivi diversi ma altrettanto rilevanti: salute e tutela ambientale.

2.3 Obiettivi
Dal 1972 ad oggi i governi hanno sottoscritto alcune importanti dichiarazioni sullo sviluppo sostenibile: la Dichiarazione di Stoccolma (1972), la Dichiarazione di Rio sull’ambiente e lo sviluppo (1992), la Dichiarazione di Johannesburg (2002), adottando anche alcuni importanti documenti programmatici: l’Agenda 21 di Rio de Janeiro (1992) e Il Piano d’azione di Johannesburg (2002). Proprio quest’anno si è inoltre svolta l’importante Conferenza delle Nazioni Unite, Rio+20, che, oltre a fare il punto sullo stato attuale degli impegni presi in passato, rilancia gli obiettivi comuni per un nuovo assetto di sviluppo globale che sia sostenibile, i MDG - Millennium Development Goals.


Fig. 3. MDG: Obiettivo 7


2.4 Soluzioni
La divulgazione delle conoscenze riveste un ruolo chiave nel cambiamento verso pratiche migliori. L’educazione è centrale e in tale contesto si inserisce il “DESS (2005-2014)”. Lo studio del territorio, anche attraverso sistemi geografici informatici, può consentire una migliore gestione delle attività agricole, aumentando i benefici e riducendo gli impatti negativi. L’IFAD propone alcuni modelli di sviluppo agricolo sostenibile:
• la coltivazione di una ampia gamma di specie vegetali, l’uso sistematico delle rotazioni colturali;
• la diversificazione delle colture e la biodiversità;
• la minimizzazione degli interventi meccanici sul terreno;
• migliore gestione “post-raccolta”, meno perdite di quantità e qualità dei nutrienti;
• copertura protettiva organica della superficie del suolo, minor utilizzo di input esterni inorganici;
• il più ampio utilizzo dei soli processi naturali ed ecosistemici;
• migliore interazione tra zone agricole, foreste e agro-foreste;
• utilizzo cosciente e razionale del territorio in base alle potenzialità effettive e sostenibili del terreno;
• utilizzo combinato di tecniche tradizionali e di nuove tecnologie.


Fig. 3. Metodi, effetti e benefici. (IFAD Climate-smart smallholder
agriculture: What’s different?, 2012).

“Che il tuo cibo sia la tua unica medicina”
(Ippocrate)


3. Alimentazione e salute
3.1 La salute e le patologie connesse all’alimentazione
L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la salute come “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale” e non solamente come assenza di malattie o infermità. Uno stile di vita salutare è “un modo di vivere volto alla riduzione del rischio di malattie e della morte prematura”: non tutte le patologie possono essere evitate ma in molti casi un attenta prevenzione può allontanare o ridurre i rischi. L’alimentazione, intesa come assunzione selettiva e cosciente di alimenti, gioca un ruolo chiave nel quadro di uno stile di vita salutare.
Le patologie non trasmissibili, soprattutto quelle cardiovascolari, il diabete e il tumore, rappresentano oggi il principale fattore di rischio per la salute, nonché un enorme peso socio-economico per l’intera collettività. Queste malattie provocano ogni anno circa 35 milioni di morti. Dai più importanti studi effettuati emerge come l’80% dei casi legati a queste malattie potrebbero essere prevenuti eliminando alcuni fattori di rischio come il consumo di tabacco, le diete poco salutari, l’inattività fisica e il consumo eccessivo di alcolici. La FAO specifica che le malattie croniche non sono un problema esclusivo delle regioni sviluppate del mondo, bensì un fenomeno crescente anche nei paesi in via di sviluppo.

3.2 Prevenzione: stile di vita e corretta alimentazione
Uno stile di vita corretto e un’alimentazione sana prevedono attività fisica regolare, controllo del peso, limitato consumo di alcolici, eliminazione del fumo e una dieta equilibrata. Le linee guida relative all’alimentazione per la riduzione del rischio di insorgenza delle principali patologie croniche stilate dall’OMS sono riassumibili in “dodici gradini di un alimentazione sana”:
• Aumentare il consumo di frutta e verdura e diminuire il consumo di alimenti di origine animale;
• Mangiare pane, pasta, riso, grano, patate più volte al giorno;
• Consumare frutta e verdura fresca e locale;
• Mantenere la massa corporea nei limiti indicati (BMI tra 18.5 e 25) e praticare attività fisica quotidiana;
• Controllare l’apporto dei grassi e sostituire i grassi saturi con i grassi insaturi;
• Sostituire grassi animali e carne con pollame o carne magra e legumi, fagioli, lenticchie, pesce;
• Consumare latte e derivati a basso contenuto di grassi e sale;
• Scegliere alimenti a basso contenuto di zucchero, limitare il consumo di bibite zuccherate e dolci;
• Prediligere una dieta a basso contenuto di sale. La quantità di sale non dovrebbe superare 1 cucchiaino (6g) al giorno, incluso il sale contenuto in pane e altri alimenti;
• Limitare il consumo d’alcol a non più di 2 bicchieri al giorno;
• Preparare gli alimenti in maniera sicura ed igienica. Cucinare al forno, al vapore o bollendo aiuta a ridurre i grassi aggiunti;
• Prediligere l’allattamento al seno esclusivo fino a 6 mesi, e introdurre successivamente alimenti complementari sicuri.

3.3 Food security
Il legame tra alimentazione e salute può essere anche letto dal punto di vista della food security: alimenti non sicuri causano molte gravi malattie di lunga durata. L’OMS stima che alcune malattie trasmesse dagli alimenti e dall’acqua nel loro insieme uccidono circa 2,2 milioni di persone ogni anno, tra cui 1,9 milioni di bambini. Molti sono i rischi legati all’igiene dei prodotti alimentari. L’insorgenza di fattori di rischio è presente in tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto. Al fine di fornire delle linee guida per la sicurezza ambientale l’OMS e la FAO hanno creato il CODEX Alimentarius, un insieme di standard alimentari, linee guida e codici di buone pratiche per tutelare la sicurezza, la qualità e la correttezza nella produzione, commercializzazione e consumo dei beni alimentari. Si rivolgono ai consumatori invece le norme riassunte nelle “Five keys to safer food” per una maggiore sicurezza alimentare.

“Se vedi un affamato non dargli del riso: insegnagli a coltivarlo”
(Confucio)


4. Alimentazione e povertà
Secondo il World Food Programme, sebbene Il numero delle persone mal nutrite sia diminuito rispetto al periodo 2006-2009, a causa della crisi economica e l’innalzamento dei prezzi degli alimenti dal 2010 le persone malnutrite o che soffrono la fame rimangono sensibilmente più numerose rispetto a prima della crisi. Secondo la FAO, nel mondo 925 milioni di persone soffrono la fame e un altro miliardo di persone soffre di ciò che tecnicamente si definisce “fame nascosta”, non avendo accesso alla necessaria quantità di vitamine e minerali per condurre una vita sana. Questo risulta ancor più inaccettabile se si pensa che viene prodotto cibo a sufficienza per sfamare l’intera popolazione mondiale e ben oltre.

4.1 Le cause della situazione attuale:
• cambiamenti climatici e le catastrofi naturali: sin dal 2007 l’Intergovernment Panel on Climate Change ha evidenziato come il riscaldamento del Pianeta e condizioni climatiche sempre più estreme e imprevedibili possano avere effetti sulla produzione alimentare e sulle condizioni di vita di miliardi di persone. Il numero di persone che soffrono la fame potrebbe aumentare del 20% entro il 2050 a causa del clima, dei disastri naturali e dei loro effetti, anche per la pressione demografica.
• eccessivo sfruttamento dell’ambiente e delle risorse: la deforestazione, l’inquinamento, la riduzione delle risorse idriche, l’erosione del territorio, l’impoverimento del suolo e della biodiversità pesano su di un sistema già in crisi per mancate politiche di salvaguardia dell’ambiente. La scarsità delle risorse, oltre a causare maggiore difficoltà di accesso al cibo e peggioramento di condizioni sanitarie, porta al progressivo abbandono di aree rurali e all’inurbamento.
• circolo vizioso della povertà: nei paesi in via di sviluppo, i problemi economici, in combinazione con arretratezza, scarsità e cattiva gestione delle risorse nonché estrema vulnerabilità di fronte ai mercati o agli shock ambientali, aggravano la situazione in un circolo vizioso di povertà, fame e vulnerabilità.
• conflitti: negli ultimi dieci anni le crisi alimentari sono raddoppiate. Una buona percentuale di esse è dovuta ai conflitti che costringono milioni di persone ad abbandonare le proprie terre con conseguenti emergenze alimentari. Se è vero che la guerra porta la fame è vero anche il contrario: la fame porta disordini civili e conflitti. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti stima che siano più di 60 le proteste scoppiate in tutto il mondo, tra il 2007 ed il 2009, per cibo, alti prezzi e insicurezza alimentare.
• infrastrutture agricole: i paesi in via di sviluppo hanno difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime e sfruttano infrastrutture insufficienti, con uno squilibrio che pagano sui mercati internazionali. Il circolo vizioso della povertà tocca anche questo aspetto, procurando ulteriore innalzamento dei prezzi degli alimenti a causa dei costi di trasporto, deposito e stoccaggio e incidendo negativamente sull’accesso al cibo per le fasce più deboli delle popolazioni. Da dati FAO, quei paesi che sono riusciti ad avviare processi di modernizzazione delle infrastrutture hanno riportato una crescita agricola migliore della media, diminuendo il numero di persone malnutrite.


“Sarà una data da studiare a memoria: un giorno senza fame. Il più bel giorno di tutta la storia”
(dalla poesia: “Il pane” di Gianni Rodari)


4.2 Gli Obiettivi del Millennio e l’obiettivo “Fame Zero”
Già durante il World Food Summit di Roma del 1996 la FAO propose come obiettivo il dimezzamento del numero delle persone sottonutrite entro il 2015. Nel 2000, quando le Nazioni Unite hanno proposto e sottoscritto gli Obiettivi dello Sviluppo del Millennio, tale scadenza è stata ribadita. I target sono riportati nella tabella:


Fig 4. MDG: Obiettivo 1


In occasione della recente Conferenza Rio+20 gli stati aderenti hanno ribadito l’importanza del raggiungimento dell’obiettivo 1, rilanciando la sfida con il “Zero Hunger Challenge”, programma che persegue l’azzeramento del numero di persone che soffrono la fame.


Fig. 5 : Obiettivo Fame Zero

Diverse sono le metodologie per il raggiungimento degli obiettivi. Per ridurre la fame, la strategia da intraprendere è duplice: affrontare contemporaneamente le cause e le conseguenze della povertà estrema e della fame. E’ necessario prevedere interventi che migliorino la accessibilità al cibo incrementando e sostenendo le piccole attività produttive. E’ necessario razionalizzare le risorse e incentivare l’innovazione tecnologica per aumentare la produzione e la disponibilità dei prodotti attraverso un sistema socialmente inclusivo e sostenibile dal punto di vista delle risorse ambientali.
La sostenibilità è necessaria anche per diminuire i rischi ambientali che provocano danni alle popolazioni. Vanno comunque sviluppati sistemi di gestione dei rischi e rafforzate le capacità di adattamento delle comunità ai mutamenti climatici.
Intervenire sulle differenze di genere costituisce un elemento fondamentale di cambiamento ed una opportunità al contempo: eliminare i gap tra uomo e donna nell’accesso alle risorse produttive potrebbe far aumentare la produttività delle terre gestite dalle donne dal 20 al 30%, con una parallela diminuzione della malnutrizione, a livello mondiale, del 12-17%, pari a 100-150 milioni di persone.
E’ inoltre fondamentale sviluppare sistemi di controllo e razionalizzazione che annullino gli sprechi alimentari originati a monte della filiera agroalimentare o anche in fase di trasformazione industriale, distribuzione e consumo finale.
E’ necessario sviluppare politiche sulla lotta alla povertà rurale attraverso modelli efficienti dal punto di vista economico, collegati ai mercati ma allo tempo stesso inclusivi e solidali. E’ necessario promuovere a livello nazionale ed internazionale trasparenza e principio di responsabilità, rafforzando il coinvolgimento e la partecipazione diretta alle decisione degli interessati.

21/02/2013

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