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Lapucci, C., L'economia dei contadini, Libreria Editrice Fiorentina, 2013

La casa colonica come unità produttiva vive praticamente di quello che ricava dalla terra procurando utile e trasformando tutto in qualcosa di utile, compresi gli avanzi e le scorie. Oggi che la filosofia consumistica ha fallito, ci stiamo rendendo conto di quanto questo sistema perfetto, arcaico ma efficiente, comprovato da un’esperienza millenaria, sia necessaria e lentamente l’interesse verso l’agricoltura contadina sta riaffiorando, insieme alla consapevolezza che solo attraverso il rapporto con la terra l’uomo può raggiungere la sua completezza. Carlo Lapucci ci guida alla riscoperta del microcosmo dell’aia e della cascina, impastando le nozioni più tecniche con proverbi e ricordi, oggi rimasti nel linguaggio comune ma poco conosciuti. Un viaggio interessantissimo che tocca tutte le parti della casa, della stalla, della cantina, ci porta alla scoperta delle varie produzioni, dall’olio, al vino, alla cucina, ai giocattoli per i bambini e ci conduce attraverso i saperi antichi dell’economia contadina.

Pagine: 170
ISBN: 978-88-65000-74-8
€ 14,00

L'autore, Carlo Lapucci 
Carlo Lapucci vive a Firenze dove insegna.
Si è occupato di letteratura studiando il problema della traduzione. Ha diretto la rivista «Le lingue del Mondo», e collaborato con numerose case editrici tra cui Garzanti e Mondadori. Ha partecipato come esperto alla trasmissione di Radiodue “La luna nel pozzo”. Attualmente collabora a giornali e riviste tra cui «Il Sole 24 ore», «Toscana oggi», «La Nazione», «Studi piemontesi», «Erba d’Arno», «Il Caffè illustrato».

Premessa
L’aia, ovvero l’economia dell’utilizzazione, e l’appartamento, ovvero l’economia dei rifiuti

Siamo convinti che non pochi guai che oggi ci tormentano, ma che in passato erano sconosciuti, ce li ha procurati la frettolosità con la quale abbiamo accantonato usanze, processi, principi, conoscenze, accorgimenti scoperti e sedimentati dai secoli nella vita quotidiana, sostituendoli con ritrovati più efficaci, razionali, economici, ma che alla lunga si sono rivelati dei cavalli di Troia che entravano trionfalmente nella nostra vita nascondendo non di rado insidie pericolose, se non mortali. Abbiamo per dirla con una vecchia metafora “buttato via l’acqua sporca col bambino dentro”. Vogliamo quindi mettere a confronto questi due mondi, il prima e il dopo, il nostro e quello di due o tre generazioni fa, per vedere cosa è successo e, se con un po’ di resipiscenza e di buona volontà, ci sia rimasto ancora qualcosa da recuperare.

Per fare un esempio, la civiltà dei consumi ha aumentato smisuratamente i rifiuti fino a farli diventare un problema planetario, investendo aspetti come l’inquinamento nucleare delle scorie radioattive, il deterioramento delle falde freatiche, dell’aria, delle acque interne e marine, dell’intera atmosfera.

Un appartamento produce in un anno, soprattutto con il riscaldamento, una quantità consistente di gas di scarico, quintali di rifiuti costituiti da scarti, avanzi, imballaggi; assorbe un volume considerevole d’acqua e d’energia sotto forma di gas, elettricità, gasolio o altro combustibile. Si sono ingigantite le discariche e i servizi di smaltimento, i materiali tossici non trovano collocazione, le autocisterne scaricano perfidamente disperdendo lungo le autostrade i gas di difficile eliminazione.

Appena qualche decennio fa lo spazzino saliva fino alle porte degli appartamenti e rovesciava nel suo bidone mezzo secchio, al più un secchio, di nettezza per famiglia.
In campagna non esisteva il servizio di raccolta di rifiuti. Tutto veniva consumato, ovvero riciclato, in caso estremo bruciato nel focolare o nei falò che si accendevano in una fossa presso il letamaio. Tutto o quasi era riutilizzabile o biodegradabile. Assenti del tutto erano i prodotti del petrolio come la plastica, i veleni, i diserbanti e i pesticidi.

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Si ringrazia la Libreria Editrice Fiorentina per aver autorizzato la pubblicazione.

 

22/03/2013

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