Nella mia trentennale esperienza nel campo delle telecomunicazioni ho avuto a che fare con tante tecnologie, ho assistito alle esplosioni delle tecnologie mobili, all’avvento di internet e all’uso sempre più esteso delle nuove tecnologie digitali. Dare un contributo al cambiamento e all’innovazione della pubblica amministrazione è una nuova sfida.
Per renderci conto del "gigante" con cui ci confrontiamo proviamo a pensare alla PA come alla somma di scuola, università, sanità, giustizia, uffici pubblici e soffermiamoci su come questi incidano sulla nostra quotidianità. In quest'ottica si possono forse comprendere tanto le dimensioni quanto la complessità dell'universo di riferimento. Attuare in questo contesto politiche pubbliche di innovazione non è compito facile, soprattutto se si considera la velocità con cui le tecnologie evolvono.
Nonostante questo tanto è già stato fatto ma tanto altro resta da fare. La crisi economica in cui siamo caduti e ancor di più l’incertezza che caratterizza il futuro dei giovani ci devono indurre a guardare alle difficoltà come nuove opportunità e in questo le tecnologie possono dare un grande contributo.
Anche il presidente del consiglio Enrico Letta, in occasione del II Italian Digital Agenda Annual Forum tenutosi recentemente, ha rimarcato l'importanza delle nuove tecnologie per favorire la creazione di occupazione e l’aumento di competitività del Paese.
L’Europa ci crede. L’Unione Europea ha infatti riconosciuto in modo netto il valore del digitale come precondizione e motore di crescita prioritario per lo sviluppo dell’economia del decennio in corso. Ha perciò stilato l’Agenda Digitale Europea, un programma di facilitazioni all’utilizzo del digitale e di stimolo per investimenti ed innovazioni. L’implementazione delle 101 iniziative programmatiche previste dall’Agenda passa attraverso una stretta collaborazione tra le istituzioni europee e i governi nazionali.
L’Italia ha risposto all’appello e negli ultimi due anni nel nostro Paese è maturata la consapevolezza dell’importanza di colmare le distanze con i principali Paesi Europei in termini di cultura informatica, servizi digitali per i cittadini, investimenti delle imprese in strumenti innovativi e diffusione del commercio elettronico. Nasce l’Agenda Digitale Italiana per stimolare l’innovazione e favorire al tempo stesso lo sviluppo di un sistema economico sociale incentrato sostanzialmente su una profonda digitalizzazione della pubblica amministrazione in termini di diffusione delle nuove tecnologie per i servizi ai cittadini e condivisione delle informazioni pubbliche. L’Agenzia per l’Italia Digitale opera in questo contesto come braccio operativo del Governo italiano e come punto di coordinamento per la realizzazione dell’Agenda digitale e più in generale dei temi del Digitale. Favorisce grandi iniziative spingendo sulla diffusione dei servizi digitali nei rapporti tra cittadini, imprese e pubblica amministrazione attraverso ad esempio i sistemi di pagamento elettronici per i servizi pubblici o gli interventi innovativi in settori come la giustizia o la sanità, di importanza fondamentale per un miglior funzionamento delle amministrazioni pubbliche.
Le nuove tecnologie devono poter favorire la creazione di servizi pubblici e privati innovativi incentrati sulla condivisione delle informazioni e ancor di più sulla trasformazione di queste in conoscenza. Ed è proprio questo passaggio a delineare un’area di grande opportunità di sviluppo e per i giovani, perché entriamo nel campo delle competenze e delle nuove professionalità che verranno richieste da questo mercato dell’occupazione in continuo mutamento.
L’educazione all’innovazione è già da diverso tempo materia di interventi in ambito scolastico e universitario. Le caratteristiche dei nuovi media e del Web influenzano i processi di apprendimento e introducono nuovi modelli. David Gauntlett descrive efficacemente questo passaggio da una cultura del “mettiti comodo e ascolta” a una del “fare e creare”.
L’apprendimento è visto come un processo costante che coinvolge tutti, alunni e insegnanti. Un continuo work in progress orientato fortemente alla partecipazione e all’interattività in chiave Web 2.0.
Modelli come questi stimolano quella creatività che spesso si trasforma in imprenditorialità ed è anche a supporto di questi processi che occorre intervenire, con politiche che consentano di capitalizzare le conoscenze.
L’Agenzia per l’Italia Digitale sta predisponendo un Piano nazionale per la cultura, la formazione e le competenze digitali in cui coinvolgere, ciascuno per le proprie esigenze e competenze, amministrazioni pubbliche e mondo delle imprese. I principali tre ambiti di intervento riguardano:
• competenze di base, intese come cultura digitale e utilizzo dei servizi di cittadinanza digitale
• competenze professionali specialistiche, per professionisti e futuri professionisti
• competenze informatiche digitali/trasversali per tutti i lavoratori (non professionisti del settore) che diventano promotori di innovazione digitale in tutte le organizzazioni.
Iniziative come queste sono inserite nel più ampio quadro del percorso avviato dall’AgID, coerentemente con gli indirizzi comunitari, per indirizzare la politica industriale del digitale nel nostro Paese. I dati impietosi sulla disoccupazione giovanile diffusi dall’ISTAT e l’assenza di competenze nel settore del digitale per circa un milione di posti lavoro nei prossimi due anni rilevato dal progetto europeo Gran Coalition ci indicano la strada da percorrere.
Abbiamo il dovere di indirizzare tutti gli sforzi possibili in questa direzione utilizzando in modo ottimale le risorse a disposizione per “digitalizzare il paese”, dare un contributo sostanziale alla crescita dell’economia, garantire ai nostri giovani un’area di nuova occupazione, contribuendo, concretamente, a trasformare la debolezza del desiderio che li affligge in voglia di mettersi in gioco e non perdere, come continuamente sollecita Papa Francesco, la speranza nel futuro, che non può che essere il loro futuro.