L’appello alla politica industriale incontra lo scetticismo di molti economisti di tutte le scuole.
E’un sentimento fondato sull’osservazione dei risultati assai modesti della politica degli incentivi finanziari nella industrializzazione del Mezzogiorno,in grande parte dissipati in operazioni fallite, e degli eccessi dell’intervento diretto dello Stato nell’economia.
Un giudizio così severo non è del tutto giustificato in una chiave storica ma è certamente da condividere la critica all’impostazione di politica industriale prevalsa negli anni ‘70 verso una sorta di dirigismo economico fatto di piani settoriali e territoriali che non ha prodotto alcuno sviluppo.
La trasformazione delle Partecipazioni Statali in Spa e la soppressione della Cassa del Mezzogiorno hanno indirizzato l’intervento dello Stato nell’economia verso un modello di privatizzazione e concorrenza mentre è rimasto in piedi il sistema degli incentivi che pure aggiornato e migliorato dalla famosa legge 44 è tornato però al centro delle critiche con la gestione di Sviluppo Italia.
E’ condivisibile perciò l’orientamento del Ministro Bersani di sostituire l’ incentivazione finanziaria, governata da criteri troppo discrezionali e da riferimenti aleatori a progetti e programmi ex ante, con il semplice e trasparente sistema del credito di imposta che riconosce alle aziende il vantaggio fiscale ex post in base a bilancio certificato; la leva fiscale diventa così lo strumento chiave della politica industriale attraverso la selezione dei risultati aziendali considerati rilevanti per l’economia nazionale e perciò meritevoli del credito d’imposta:l’occupazione, la ricerca scientifica,la capacità produttiva, l’internazionalizzazione ecc.
In questa logica di semplificazione e di facilità di controllo la politica industriale accanto allo strumento fiscale potrebbe usare la leva della domanda pubblica concepita come strumento per promuovere qualità ed EFFICIENZA nei settori fornitori della Pubblica Amministrazione.
Non è certo un compito facile se si ragiona alla vastità della tipologia di prodotti e appalti acquistati dalla Pubblica Amministrazione ,alle centinaia di migliaia di fornitori attuali e alle migliaia di centri di spesa a livello delle amministrazioni locali e centrali.
Ma è un obiettivo nella piena disponibilità del Governo che non richiede defatiganti iter parlamentari: Consip e l’Autorità di controllo e vigilanza degli appalti pubblici sono strutture operative attraverso le quali dovrebbe essere agevole disporre in tempi rapidi di un quadro della situazione per decidere le politiche di approvvigionamento nei diversi settori e il coordinamento con gli enti locali dovrebbe essere preteso nell’interesse nazionale di contenimento della spesa pubblica e di stimolo dell’economia.
Ma cosa c’entra tutto ciò con l’energia?
Già ora la Consip mette a gara l’acquisto di energia e anche la costruzione delle reti di DISTRIBUZIONE è disciplinata dalle regole degli appalti pubblici e delle concessioni.
Quello che resta fuori controllo sono gli investimenti destinati al RISPARMIO ENERGETICO:qui serve la definizione di standard tecnici e contrattuali validi per tutta la Pubblica Amministrazione e sembrerebbe logico affidare questo compito all’Autorità per l’Energia per la specifica competenza acquisita con il meccanismo dei CERTIFICATI BIANCHI in collaborazione con Enea per quanto riguarda gli aspetti tecnici e con l’Autorità per il controllo e la vigilanza sugli appalti pubblici assieme alla Consip per gli aspetti contrattuali e commerciali.
C’è già l’occasione con l’attuale Finanziaria che assegna 120 milioni di euro annuali per il RISPARMIO ENERGETICO nella riforestazione ,nelle isole minori e nel trasporto marittimo (Staffetta 4 ottobre e 20 novembre) nelle mani di due Ministeri e della Presidenza del Consiglio:non sono chiarite nei tre articoli 16,33 e 45 né le modalità né la congruità degli importi rispetto alle potenzialità specifiche di risparmio in queste tre aree facendo temere che le attribuzioni siano solo frutto del peso dei diversi interessi;a maggior ragione il Governo farà bella figura se saprà creare un buon esempio di coordinamento valido per tutta la Pubblica Amministrazione interessata ad attività di investimento e gestione nel RISPARMIO ENERGETICO.
Tratto da: Nota 62 Staffetta 21 Dicembre 2007