La “Robin Hood Tax” arriva alla Camera aumentata di un punto percentuale. Durante l’ultimo giorno di lavori al Senato sul ddl Sviluppo, un emendamento bipartisan appoggiato da Pd e Pdl e votato all’unanimità dall’aula ha alzato dal 5,5 al 6,5% l’addizionale Ires per le imprese del settore energetico.
La Robin Tax era stata fortemente voluta dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, all’indomani della vittoria elettorale del 2008, allo scopo di colpire i presunti extraprofitti di compagnie petrolifere, banche e assicurazione e finanziare la social card. In realtà, la social card nel 2008 è stata largamente finanziata con donazioni “volontarie” di Enel ed Eni, mentre il gettito della nuova imposta si è incanalato nella fiscalità generale.
L’ultimo aumento ha come obiettivo la copertura dei finanziamenti all’editoria. Come ha rilevato la stampa di settore, al di là degli aspetti di merito, se la logica della tassa doveva essere quella di redistribuire gli utili eccessivi di certi gruppi industriali, in questo momento di crisi tali utili semplicemente non esistono.
Compatta la reazione delle imprese. Il presidente dell’Unione Petrolifera, Pasquale De Vita, ha inviato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, una lettera aperta (spedita per conoscenza anche a Gianni Letta, Claudio Scajola e lo stesso Tremonti) per esprimere “sorpresa e disappunto”.
Oltre ad aggravare “la già manifesta discriminazione in capo al settore”, secondo De Vita l’aumento dell’addizionale Ires determina un “fondato rischio di blocco degli investimenti e di disimpegno da parte di molte aziende petrolifere”.
Anche Assocostieri ha scelto di far sentire la sua voce tramite una lettera al ministro dello Sviluppo economico, Scajola. Giancarlo Jacorossi, capo dell’organizzazione dei depositi costieri degli oli minerali ha manifestato “stupore e sconcerto” per la nuova tassa, aggiungendo che “gli operatori del settore petrolifero avrebbero atteso un provvedimento di annullamento” della tassa, non un suo incremento.
La norma, giudicata “iniqua”, secondo Assocostieri “potrà avere un effetto non sopportabile fino alla possibile dismissione dell’attività di impresa, determinando di contro un introito assolutamente irrisorio e non significativo ai fini dell’utilizzo a cui è stato destinato”.
Assopetroli ha adottato una linea apparentemente più morbida, ma di fatto convergente. “Comprendiamo bene i motivi e condividiamo lo spirito che anima la decisione, cioè quello di sostenere un settore in crisi, l’editoria, per garantire pluralismo e libertà di informazione - ha scritto in una nota - Purtroppo anche il nostro settore, quello dei rivenditori petroliferi, pur vivendo le medesime difficoltà è stato chiamato a sostenere il sistema con una imposta che inopinatamente ci ha accomunati alle compagnie petrolifere”.
Tremonti ha risposto alle critiche ostentando ironicamente la sua “più viva solidarietà personale e umana ai petrolieri”.
Tratto da Agi Energia