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Non c’è sicurezza senza concorrenza - Agi Energia -

L’analisi di Alberto Clò (consigliere di Eni) degli aspetti politici e di sicurezza del mercato dell’energia accende riflessioni nel momento giusto e nel modo giusto.

L’energia, infatti, è sempre più usata come strumento di potenza geopolitica. Da un lato questa non è certo una novità nella storia.

Lo è, invece, il fatto che l’occidente, cioè l’America, l’Europa e i loro alleati stanno perdendo il dominio politico del mercato dei combustibili fossili, petrolio e gas, e ciò pone un problema sia di dipendenza strategica sia di impatto di prezzi energetici crescenti in economie evolute che il sistema occidentale si è trovato impreparato a gestire.

Infatti l’occidente è in una fase di transizione tra un periodo storico (1945-2004) in cui aveva il controllo prevalente del ciclo mondiale dell’energia e attraverso questo si garantiva vantaggi economici e geopolitici e uno nuovo dove tale dominio andrà rinnovato o gestito perché quello precedente è stato perduto.

Prova di questo clima è la difficoltà con cui le nazioni occidentali stanno formulando sia nuovi piani energetici calibrati sui nuovi rischi sia strategie politiche che correlino politica energetica, estera, militare e tecnologica.

Clò descrive con accuratezza questa clima, ma con una strana prudenza forse derivata dal fare riferimento a un pubblico ancorato al vecchio mondo, dove l’impero faceva le guerre mentre in provincia si poteva parlare di pace perché tanto qualcuno difendeva il dominio occidentale sull’energia.

Ora bisogna tornare nella realtà. Comprende che il farlo in italiano e in materia di politica energetica collegata a quella estera e militare non è impresa facile: per questo non critico Clò per la morbidezza con cui scrive su tale materia.

Tuttavia andrebbe detto con chiarezza che l’energia è oggi e sarà sempre di più nel futuro uno strumento di guerra contro l’occidente per ridurne il potere e, alla fine, eliminarlo.

La Russia, delusa dal non aver trovato l’alleanza strategica che cercava sia con gli Stati Uniti (2001) sia con l’Unione europea (2003), appena Putin riuscì a riprendere il dominio dello Stato centrale sulle risorse energetiche della federazione (2004), visti gli scenari proiettivi di aumento dei prezzi combustibili fossili, ha deciso di usare il suo potere energetico, oltre che per finanziare un’economia ancora arretrata, per scopi di dominio geopolitico.

Nel novembre 2006, pur senza enfasi giornalistica, la Germania fu costretta a firmare riservatamente una sorta di nuovo “accordo di Yalta” che limitava l’espansione a Est dell’Unione sotto il ricatto dei rifornimenti russi di gas e relativi prezzi.

Per cui la nuova mappa europea che esclude l’Ucraina dall’Unione, la Georgia dalla Nato, ecc. è stata disegnata da un atto di dissuasione preventiva basato sulla capacità di ricatto energetico. Più geopolitica di così si muore e andrebbe detto con chiarezza.

Dal 2004 al 2008, continuando su questo punto, gli Stati autoritari nuovi e vecchi hanno preso il controllo diretto delle risorse petrolifere lasciandone di meno alle industrie di settore.

Ciò ha cambiato il mercato e la politica globale. La Cina è stata la prima a reagire in modo attivo. Nel marzo del 2007 ha conquistato i Paesi africani e sudamericani, nonché esteso l’influenza su quelli asiatici, che sono rilevanti per la fornitura di petrolio, gas e materie prime in generale.

Il contratto con le dittature africane è stato molto indicativo: noi cinesi vi proteggeremo contro le pressioni democratizzanti, vi daremo soldi e armi per rafforzare i regimi interni, e in cambio voi dittature ci garantirete il dominio delle vostre materie prime e presterete il vostro voto all’Onu.

Mentre in Italia i linguaggi della politica facevano ancora riferimento alla legittimità dell’Onu, la Cina autoritaria ne comprava la maggioranza per garantirsi rifornimenti energetici difendendo le dittature che glieli assicurano da interventi occidentali.

Il punto sembra chiaro, Clò certamente riporta questo clima, ma l’espressione non è così diretta come quella qui usata per dare un esempio.

Tale notazione ha rilievo per le raccomandazioni date da Clò: cooperazione e non conflitto. Su questo punto chi scrive non è del tutto d’accordo.

Non è possibile cooperare nelle relazioni internazionali in condizioni di inferiorità per il semplice fatto che chi possiede l’energia, per lo più regimi autoritari, userebbe l’accondiscendenza dell’occidente in crisi energetica per ridurne la forza, per altro cedente di suo, e per far pagare di più la “ciccia”: ricordarsi il vae victis di Brenno.

La raccomandazione realistica, invece, è quella di usare il potere residuo dell’occidente per destabilizzare i regimi autoritari con potere petrolifero o di minacciarli per ottenere un equilibrio dissuasivo. Fatto questo, si potrà cooperare.

Ma la difesa dell’occidente, più che geopolitica, dovrà essere tecnologica: completa nuclearizzazione, uso comunque di tutte le fonti energetiche alternative e produzione di combustibili sintetici (non BIOCARBURANTI che è scelta inefficiente e inflazionistica) che permettano di restare nel ciclo del petrolio senza doverlo comprare da chi lo estrae. Per inciso, tali tecnologie di combustibile sintetico da gasolio sono in sviluppo proprio in Italia http://www.vuzeta.com/.

Certo, ci vorranno 30 anni prima della sostituzione energetica con fonti sintetiche e nucleari. Nel frattempo bisognerà, appunto, bilanciare il sistema con dissuasione, anche pesante.

Quale forma del mercato energetico interno in Europa e America renderà più veloce l’indipendenza energetica? Qui Clò appare non chiaro in un testo che lo è.

L’interesse degli Stati è che il mercato energetico sia libero per ottenere EFFICIENZA concorrenziale che a sua volta acceleri le soluzioni e ne faccia emergere le migliori sia sul piano dei costi sia su quello delle nuove tecnologie. Le raccomandazioni di Clò non appaiono così decise, in particolare nel definire la complementarietà tra libero mercato e politiche di sicurezza, cosa in cui chi scrive, invece, crede fermamente avendo orrore dell’interventismo pubblico non tanto per ideologia, ma in base al criterio di EFFICIENZA ed efficacia.

Ma è meglio che il lettore si faccia un’idea propria riconoscendo a Clò il merito di aver stimolato molto bene discussioni che in Italia da troppo tempo non affrontiamo.

Tratto da Agi Energia