C’era bisogno del WEC, a Roma, per dare la ‘sveglia’ sull’energia. Ci voleva un prestigioso consesso internazionale come il WEC per dare voce a chi i problemi dell’energia li studia e li vive tutti i giorni ma ha difficoltà a condividerli.
Era necessario mettere in fila l’establishment politico internazionale con il top management delle grandi società energetiche, com’è accaduto al WEC, per capire che il tempo dei rinvii è finito e che occorre passare alla fase delle decisioni.
Decisioni che necessariamente travalicano i confini nazionali degli Stati sovrani e che richiedono un approccio e una visione internazionali.
E questo perché l’energia – altro concetto emerso e affermatosi al Congresso mondiale di Roma – vuol dire interdipendenza.
È stato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a cogliere il messaggio lanciato dal WEC, usando toni forti durante l’incontro al Palazzo del Quirinale con una delegazione di partecipanti al 20° Congresso Mondiale dell’Energia.
Napolitano ha invocato la “cooperazione” per una politica mondiale che punti, attraverso l’utilizzo delle più moderne tecnologie, a frenare l’uso dei combustibili fossili e a sviluppare l’utilizzo di FONTI ENERGETICHE RINNOVABILI.
“Sotto la spinta dello sviluppo dei giganti asiatici del commercio internazionale e della crescita economica, la domanda globale di energia si è impennata negli ultimi anni al di là di ogni previsione e incide con forza sul sistema energetico globale”.
“Ritengo utile ricordare – ha proseguito Napolitano – le più recenti proiezioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che pongono i riflettori su un allarmante scenario.
L’Agenzia valuta che, in assenza di nuove vigorose politiche energetiche, entro il 2030 il fabbisogno energetico sarà il 50% più elevato di oggi, poco meno della metà del quale proverrà da India e Cina; valuta inoltre un aumento inquietante delle emissioni che modificano il clima poiché saranno essenzialmente ancora i combustibili fossili ad alimentare lo sviluppo.
Da questi dati risulta evidente la minaccia alla sicurezza energetica e all’ambiente”. Per Napolitano “non è quindi più possibile rinviare l’adozione di cambiamenti di fondo nelle politiche energetiche e ambientali, peraltro già invocati da tempo da autorevolissime fonti. Spetta ai governi attuare e gestire questi cambiamenti, impegnandosi a sostenere la ricerca.
In un quadro in cui è essenziale la cooperazione di tutti i protagonisti del settore dell’energia – ha concluso Napolitano – mi auguro che il Congresso di Roma possa dare un contributo al superamento delle divisioni che si frappongono all’adozione di un’equa e condivisa strategia non soltanto europea ma anche internazionale”.
Tratto da Agi Energia