Trova le risposte!
Un viaggio esclusivo all'interno dell'energia, concepito e realizzato attraverso nuovi strumenti e linguaggi dove si stimola l'interesse e la creatività dei visitatori.

Altre stanze in Politiche Energetiche

Altri articoli della stanza Politiche Energetiche

Creato da Agi Energia « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Il risiko energetico europeo - Agi Energia -

Il grado di concentrazione dell’offerta e l’influenza, anche indiretta, delle decisioni strategiche di pochi grandi gruppi nel mercato energetico europeo stanno sicuramente crescendo e con esse la voglia da parte delle imprese di essere protagoniste del nuovo processo. La partita da un punto di vista squisitamente dimensionale, visti i players in campo, è destinata a giocarsi fra Francia, Germania, Spagna e Italia.

I primi ad avvertire il cambiamento sono stati i francesi di Edf che, pur in una posizione dominante in ambito europeo, sono riusciti a entrare nel mercato pienamente liberalizzato del Regno Unito, dove oggi la controllata Edf Energy conta oltre 6 mln di clienti. Gli stessi, nel 2002, hanno perfezionato l’acquisizione del pacchetto di controllo di Motor Columbus AG, controllante di Atel, una società svizzera di fondamentale importanza per l’attività di trading in Italia.
L’ingresso nel profittevole mercato italiano è stato possibile attraverso l’acquisizione, con AEM, di Edison, secondo produttore italiano di energia elettrica.

Altrettanto importante strategicamente è stato il controllo del 44,9% di EnBW, terza impresa tedesca per la fornitura di elettricità e unica società a detenere dispositivi di interconnessione tra la Francia e la Germania.
La scorsa estate la compagnia elettrica francese ha infiammato il mercato finanziario esprimendo in un primo momento interesse per la multiutility renana Rwe e in seguito per l’azienda petrolifera Iberdrola, facendo immaginare l’inizio di uno scontro fra giganti. Quest’ultima operazione non si è concretizzata a causa della delicata acquisizione che il colosso spagnolo stava conducendo a spese della britannica Scottish Power e che ha portato, durante il 2007, alla nascita di un operatore paneuropeo con un considerevole parco eolico (circa 18.000MW), 40.000MW di capacità produttiva installata e 22 mln di clienti.

Nel caso del gruppo tedesco E.On, ad assicurare la notevole liquidità che ha alimentato la politica di acquisizioni sono state le dismissioni di attività no core (chimica e telecomunicazioni) e le significative implicazioni in termini di integrazione – verticale e “diagonale” – seguite alla fusione con Ruhrgas. L’operazione, stimabile in 10,2 mld € che ha unito gli operatori dominanti nei settori elettrici e del gas tedeschi, ha assicurato al Gruppo il controllo di oltre il 50% degli approvvigionamenti di GAS NATURALE e una notevole presenza nell’area upstream.
Seguendo la stessa linea strategica la E.On-Rurhgas International ha acquisito nel 2005 tre società satellite di MOL, gruppo ungherese che opera nel settore petrolifero e del gas, e con esse assets per 7 mld € che le permettono il controllo del 70% del trasporto del gas in Ungheria sollevando rischi di un duopolio colluso tra i due gruppi.

Più recente è la fusione tutta francese tra Gaz de France e Suez. L’operazione politico-finanziaria, da 19,20 mld €, ha acceso nel corso del 2007 un vivace dibattito facendo riemergere le mai sopite spinte protezionistiche presenti nel tessuto sociale europeo. L’intenzione di Enel di lanciare un’opa ostile sul gruppo Suez – nel febbraio 2006 – ha subito incontrato il giudizio negativo del governo francese che, passando dalle parole ai fatti, ha promosso la fusione della propria controllata Gdf con la privata Suez non nascondendo l’intento di nazionalizzare la nascente utility.

L’Enel, per rimanere tra le grandi, ha saputo nell’autunno del 2007 approfittare dell’opportunità spagnola acquisendo con il gruppo Acciona la totalità delle partecipazioni di Endesa.
L’operazione non è da ritenersi a buon mercato visto l’elevata somma offerta per azione (41,0 €), la proporzionale crescita della valutazione complessiva di Endesa e la conseguente diminuzione del ROE, ma è il prezzo da pagare per trasformare Enel in un player su scala mondiale. Inoltre pur tenendo conto delle cessioni imposte come quelle della spagnola Viesgo, della partecipazione Endesa nella francese Snet e in Endesa Italia, quando l’operazione sarà perfezionata ci troveremo davanti a un colosso energetico con una potenza installata totale di 90.000 MW, una capitalizzazione di 90 mld €, la presenza in 22 Paesi e 55 mln di clienti. Numeri che pongono Enel fra i primi tre operatori europei insieme a E.On e Edf.

Le vicende societarie fin qui sommariamente ricostruite, pur nella complessità e nella diversità delle linee strategiche sviluppate dai singoli Gruppi, evidenziano come si stia accrescendo il loro grado di internazionalizzazione. Inoltre, fatte alcune eccezioni, la redditività e la capitalizzazione sui mercati finanziari di queste operazioni risultano anch’esse in crescita. Si prospetta così una vera battaglia per il controllo del grande e ricco mercato dell’energia in Europa, dove la politica delle imprese va sempre più a sovrapporsi alla politica degli Stati.

Tratto da Agi Energia