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Analisi dei meccanismi di sviluppo tecnologico – Roberto Vacca -

“Se investiamo in innovazione, produrremo di più e meglio utilizzando meno risorse. È vero o no che l’entità di questi vantaggi tende a diminuire anche se gli investimenti in innovazione continuano a crescere?”. 
Per rispondere vanno esaminate le analisi di questo processo vitale e le teorie che sono state avanzate da Joseph Schumpeter, Paolo Sylos Labini, Cesare Marchetti, Orio Giarini, Gerhart Mensch, Alfred Nordmann e (coi suoi paradossi) Jay Kurzweil.
Negli anni Venti N. Kondratev analizzò serie storiche di produzioni industriali e ne concluse che l’economia aveva andamento ciclico con periodi di 50 anni.
Joseph Schumpeter formulò una teoria sui cicli economici, che confermava l’analisi di Kondratev, ma non pretendeva di modellare i fenomeni.
La prima rivoluzione industriale andò dal 1790 al 1840, il secondo ciclo (ferrovie, navi a vapore, elettricità) durò fino al 1900, poi il terzo con radio, chimica, auto, aerei.
Nel quarto abbiamo aviazione, televisione, spazio, tecnologia dell’informazione e della comunicazione, nanotecnologia e reti.
Lo sviluppo tecnologico è continuo. A metà degli anni Ottanta, mezzo secolo dopo la crisi del 1929, non se ne manifestò un altro.
Doveva passare un altro quarto di secolo: i cicli non sono davvero prevedibili.
Nel 1979 Cesare Marchetti analizzò le quote dell’energia fornite nel mondo dalle fonti primarie usando modelli basati su equazioni di Volterra. Le onde con sui si alternavano le varie fonti (legno, carbone, petrolio, gas, nucleare) erano in sincronismo con i cicli di Kondratev.
Marchetti applicò i suoi modelli anche alle sequenze di invenzioni e innovazioni delle rivoluzioni industriali evidenziandone l’andamento periodico (vedi tabella seguente).

Anno inizio onde innovazioni

1802

1857

1921

1980

Punto centrale onde innovazioni

1828

1880

1937

1993

Punto centrale onde invenzioni

1775

1833

1905

1970

Costante di tempo onde innovazione (*)

    47

    33

    23

    16

Anni fra due ondate successive

 

    52

    57

    56

Rivoluzione industriale

I

II

III

IV


(*) numero di anni fra il raggiungimento del 10% e del 90% delle innovazioni.
Fonte: estratto da Marchetti, C., Society as a Learning System: discovery, invention and innovation cycles revisited, 1980, IIASA, , Laxenburg, Austria

Si vede, dunque, che invenzioni e innovazioni si susseguono con cicli cinquantennali a differenza degli andamenti economici. Le onde di innovazione accelerano come mostra la quarta riga della tabella. Marchetti nota che da un ciclo al seguente la costante di tempo decresce di 1/√2, cioè si dimezza ogni due cicli. Da questa osservazione empirica non si possono dedurre previsioni sull’andamento futuro dell’innovazione tecnologica. L’accelerazione significa, secondo alcuni, che le ondate (sempre più rapide e corte) di innovazioni sono finite e che il progresso è ormai continuo. Nanotecnologie e biotecnologie forniscono novità inaspettate. Ne attendiamo altre da Ginevra dopo che il Large Hadron Collider funzionerà regolarmente. La tecnologia dell’informazione e della comunicazione offre hardware e software avanzato e inaspettato – anche se applicato a soddisfare bisogni e desideri marginali (giochi, intrattenimento, comunicazioni estemporanee usate banalmente).
È probabile che l’innovazione continui ad accelerare anche se i finanziamenti caleranno a causa della crisi. Aumenta intanto il divario fra l’alta tecnologia e i livelli medi culturali della popolazione. La diffusione di macchine sempre più facili da usare, che eseguono processi non trasparenti, porta a usare i supercomputer per scopi banali. Gli utenti non acquisiscono idee, né concetti, non usano parole e linguaggi avanzati, ma solo immagini, magari pilotate con joystick. È vitale che, oltre alla tecnologia, si inni la cultura. Va ottimizzata la qualità dell’insegnamento. Giornali, radio e TV vanno liberati dalla loro povertà di contenuti. Vanno create task force per il controllo di qualità della comunicazione. Così si potrà creare un’opinione pubblica capace di esercitare un controllo sociale sulle politiche tecnologiche senza demandare le scelte a esperti improvvisati e a campagne improntate a buonismo e disinformazione.