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Versailles e Copenhagen (purtroppo) hanno un grande errore in comune - Carlo Andrea Bollino -

Cosa hanno in comune Versailles e Copenhagen? Sono i simboli di due grandi errori del passato che voglio paragonare fra loro e commentare per trarre una lezione per il futuro.
A Versailles nel 1919 prevalse l’egoismo nazionale e la richiesta di vendetta, con il Trattato che impose alla Germania il pagamento di riparazioni di guerra così onerose da non essere credibili.
A Copenhagen nel 2009 è prevalso un confronto mercantile, così concentrato sulla miopia della spartizione di obblighi e oneri da fallire l’obiettivo di una visione comune per lo sviluppo futuro.
Disse Keynes nel 1919: I nostri rappresentanti alla Conferenza di Parigi hanno commesso due grandi errori a danno dei nostri interessi. Chiedendo l’impossibile hanno sacrificato la sostanza all’apparenza e alla fine perderanno tutto. Concentrandosi su un illusorio obiettivo di sicurezza hanno trascurato l’unità economica dell’Europa, perché la sicurezza non sta nell’occupazione di frontiere più ampie. (...) Ma ormai nessun osservatore autorevole ritiene possibile che il trattato sia applicato nella sua integrità (J. M. Keynes, Le conseguenze economiche della pace, Milano, Adelphi, 2007, pag. 13-16).

Le conseguenze economiche del trattato imponevano di fatto alla Germania di passare da un consumo prebellico di 139 milioni di tonnellate di carbone a poco più di 78 milioni, dovendo fornire 60 milioni di tonnellate ai Paesi vincitori.  Dice ancora Keynes: Se la DISTRIBUZIONE del carbone europeo si risolve in una zuffa in cui si soddisfa per prima la Francia, poi l’Italia e tutti gli altri arraffano quello che capita, il futuro industriale dell’Europa è al buio (ibidem, p. 86).

Ebbene, la zuffa fra i Paesi europei dopo la Prima Guerra Mondiale portò rapidamente alla contrazione del libero scambio, poiché barriere e frontiere artificiali diminuiscono le possibilità di produzione, aumentano i costi, ostacolano le convenienze relative alla localizzazione delle imprese.

Portò all’impoverimento e all’imbarbarimento della vita civile europea e al buio della Seconda Guerra Mondiale. In analogia, la più recente zuffa della Conferenza di Copenhagen è stata impostata, a mio avviso, più come un trattato di pace per regolare le partite del passato che non un manifesto per lo sviluppo futuro, nonostante i fiumi di retorica apparente sulla questione della sostenibilità. Come nel Trattato di Versailles le questioni rilevanti erano concentrate sulle riparazioni del torto fatto alla Francia dalla Prussia nel 1871 sulla questione Alsazia-Lorena, così a Copenhagen si è discusso di come riparare ai torti fatti all’ambiente nella seconda metà del secolo scorso. Ma la storia insegna che i negoziati impostati dalle diplomazie solo questo possono fare: spostare una frontiera per accaparrasi un territorio, imporre un pagamento, vincolare produzioni e commerci. Chi insiste sulle punizioni passerà alla storia per uno scialbo epigono di Clemenceau! C’è una via d’uscita? La mia risposta è positiva. La storia insegna che il fallimento di Versailles e la tragedia della Seconda Guerra Mondiale servirono di lezione per il Piano Marshall nel 1948: Questo programma avrà un costo per il nostro Paese di miliardi di dollari. Si impone un onere per il contribuente americano. Esso richiederà sacrifici di oggi, in modo che noi possiamo godere della sicurezza e la pace di domani.Per essere chiaro, vi avverto che questo impegno senza precedenti del Nuovo Mondo per aiutare il Vecchio Mondo non è né sicuro né facile (Testimonianza di G. Marshall al Senato USA, 8 gennaio 1948).

Dunque, come il Piano Marshall aveva imparato dal fallimento del trattato di Versailles, possiamo prevedere che nel prossimo futuro i responsabili politici impareranno dal fallimento di Kyoto e Copenaghen, al fine di giungere a una soluzione decisiva nella prossima tornata di negoziati.
Sono sicuro di questa previsione, perché la storia non dà mai una seconda possibilità.

Se gli attuali politici, tutti in tutto il mondo, non capiranno presto l’analogia qui proposta fra il Trattato di Versailles e la Conferenza di Copenhagen, e non proporranno presto l’equivalente di un Piano Marshall – cioè un accordo sulla condivisione di sacrifici presenti per ottenere benessere e prosperità futuri – essi semplicemente non saranno parte della storia: verranno altri a prendere il loro posto.

Tratto da Nuova Energia 2 - 2010