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Mare - Giorgio Nebbia -

Il nostro pianeta porta solo impropriamente il nome di Terra perche' in realta' e' un pianeta di acqua; la superficie dei mari e degli oceani e' piu' di due terzi di quella delle terre emerse; il volume degli oceani e' superiore al volume delle terre emerse.

Il fatto e' che, come esseri umani, discendiamo da quella parte dei viventi che, col passare del tempo, ha perduto la capacita' di vivere nel mare, da dove la vita ha avuto origine e vede il mare come una cosa estranea.

Eppure il nostro futuro dipende da come sapremo riconoscere le straordinarie risorse - di materiali e di energia - che il mare puo' offrire e da come potremo ricuperare col mare un rapporto "merceologico" piu' intenso e razionale di quanto non sia oggi.

Il mare contiene materiali organici e inorganici in quantita' grandissime e superiori a quelle dei materiali disponibili sulla superficie delle terre emerse.

Una parte di questi materiali e' gia' ricuperata a fini economici: ogni anno la pesca fornisce circa 70 milioni di tonnellatedi alimenti, una piccola frazione, peraltro, dei circa 2500 milioni di tonnellate di prodotti alimentari ricavati dall'agricoltura praticata sulle terre emerse.

Nel suo volume di 1,3 miliardi di miliardi di metri cubi il mare contiene disciolti, sotto forma di sali, praticamente tutti gli elementi chimici noti.

Il contenuto complessivo di sali e' di circa 50 milioni di miliardi di tonnellate, una quantita' enorme se si confronta con i 25 miliardi di tonnellate che rappresentano il flusso totale di materiali economici e di merci usati ogni anno da tutti gli abitanti della Terra.

La maggior parte - circa 38 milioni di miliardi di tonnellate - dei sali disciolti e' costituita da cloruro sodico, il comune sale da cucina; il resto comprende cloruri e solfati di potassio, di magnesio e di calcio e, in minori quantita', tutti gli altri elementi, compreso uranio, oro e inoltre i materiali transuranici (plutonio, americio) e i prodotti radioattivi che si sono formati negli ultimi quarant'anni durante le esplosioni di bombe atomiche e come residui delle centrali nucleari.

Nel mare finiscono, trascinati dal moto delle acque sulla superficie delle terre emerse, tutti i prodotti che le piogge disciolgono e disgregano, compresi quelli che si formano come residui e rifiuti delle attivita' umane.

La prima e la piu' antica merce ottenuta dal mare (a parte i prodotti della pesca) e' rappresentata dal sale la cui importanza e' testimoniata dalla frequenasa con cui il suo nome si trova in quelli di paesi e localita': Salina, Via Salaria, Salapia, Salpi, Salzburg, eccetera.

Esclusi relativamente pochi casi (uno di questi e' il Mar Morto, in cui si trovano grandi giacimenti di salgemma che, tremila anni fa, hanno fatto la fortuna di Sodoma e Gomorra) gia' nell'antichita' il sale era ottenuto per
evaporazione dell'acqua di mare.

Oggi il sale e' ancora piu' importante perche', oltre adessere indispensabile per l'alimentazione umana e del bestiame, e' anche l'unica materia prima per la fabbricazione industriale di prodotti chimici di largo consumo come il carbonato sodico, l'idrato sodico, il cloro.
Da quest'ultimo derivano moltissime materie plastiche, pesticidi, prodotti chimici.

La produzione del sale per concentrazione dell'acqua di mare - come viene praticata, fra l'altro, a Margherita di Savoia dove esistono le piu' grande saline d'Italia e d'Europa - e' una delicata operazione di ingegneria chimica basata sulle differenti proprieta' dei vari sali presenti nel mare.

Le saline sono vasche di estesissima superficie, decine di ettari, poco profonde (alcune decine di centimetri) nelle quali viene fatta entrare acqua di mare.

Nel corso dell'anno, ma maggiormente nei mesi in cui la radiazione solare e' piu' intensa, d'estate, l'acqua scaldata dal Sole evapora e la soluzione si concentra.

Quando il volune dell'acqua marina e' ridotta a circa un terzo di quello originale, si separano i cristalli del sale piu' insolubile che e' il solfato di calcio, il quale si deposita, insieme al carbonato di calcio, sul fondo dellevasche piu' estese, dette "evaporanti".

La soluzione sovrastante viene trasferita in altre vasche nelle quali si verifica una ulteriore evaporazione dell'acqua e concentrazione della soluzione.

Quando e' evaporato circa l' 85 per cento dell'acqua marina immessa nelle saline, la soluzione concentrata viene trasferita in altre vasche piu' piccole, dette "salanti", dove avviene la separazione del cloruro sodico sotto forma di cristalli bianchi che si depositano sul fondo.

Per quegli strani giochi che la natura ci offre, quando comincia la separazione del sale compaiono delle alghe microscopiche rosse che "avvertono" che e' arrivato il momento giusto per la raccolta del prezioso materiale.

Lo spettacolo delle vasche rosse delle saline si vede bene d'estate passando sulla strada litoranea  che va da Barletta a Margherita di Savoia e Manfredonia, una passeggiata naturalistica che merita di essere fatta, cosi' come sarebbe bene che

le scuole chiedessero di visitare le saline di Margherita di Savoia, facilmente raggiungibili da qualsiasi citta' pugliese.

Come residuo, dopo la separazione del sale, si ottiene una soluzione salina concentrata - le "acque madri" delle saline - che contiene ancora una parte del cloruro sodico, insieme ai sali piu' solubili, cioe' ai cloruri di magnesio, calcio e potassio e

a piccole quantita' di bromuri, oltre alla maggior parte degli altri elementi.

Il cloruro sodico precipitato sul fondo della vasche delle saline viene raccolto con speciali macchine, alcune delle quali inventate e perfezionate in Italia e proprio a Margherita di Savoia.

La produzione mondiale di sale marino si aggira intorno a 20 milioni di tonnellate all'anno; quella italiana oscilla fra uno e due milioni di tonnellate all'anno.

Va detto che queste oscillazioni sono dovute anche allo statodi INQUINAMENTO marino; se l'acqua di mare e' inquinata, la separazione del sale e' impedita o ridotta.

Le acque madri possono essere reimmesse nel mare, ma possono anche essere usate per ricuperare bromo, come si e' fatto per anni a Margherita di Savoia, in una contestata fabbrica chiusa a ripetizione per vari incidenti; l'estrazione del bromo

non ha un grande futuro perche' le recenti leggi ecologiche vietano molti derivati del bromo che trovavano impiego in agricoltura o come additivi per il piombo tetraetile aggiunto alle benzine, un'altra merce destinata all'estinzione.

Le acque madri possono anche essere utilizzate come acque medicamentose nelle terme; anche qui, per uno di quei misteri di cui si parlava su questa pagine qualche tempo fa, la miscela dei sali ha indubbi effetti biologici positivi, anche se non si sa perche'.

Oltre al sale il mare ha dentro di se' altre risorse potenziali: dalle sue acque si possono ricavare almeno altri due elementi di interesse commerciale.

Se si addiziona l'acqua di mare con idrato di calcio si separa, come sale insolubile, l'idrato di magnesio che puo' essere trasformato in ossido, impiegato per la produzione di refrattari, o in magnesio
metallico,importante e prezioso "metallo leggero".

L'acqua del mare, inoltre, contiene, in 1000 litri, 0,4 kilogrammi di potassio e in Norvegia, anni fa, e' stato messo a punto un processo per far precipitare dall'acqua del mare il potassio e non altri sali.

I sali potassici sono molto importanti come concimi; ne esistono delle RISERVE minerarie abbastanza rilevanti (nelle due Germanie, in Francia, in Israele, nell'Unione Sovietica), dove i giacimenti sotterranei si sono formati dall'evaporazione di

antichi mari, poi ricoperti da altre rocce, ma e' possibile che ritorni, in futuro, almeno in alcune zone, un interesse per l'estrazione di sali potassici dal mare.

A titolo di curiosita' si possono ricordare i tentativi di ricuperare l'oro dall'acqua di mare che ne contiene circa sei grammi in un milione di metri cubi (un volume di acqua corrispondente ad un cubo di 100 metri di spigolo).

Il grande chimico Haber (premio Nobel per aver messo a punto la sintesi dell'ammoniaca), dopo la prima guerra mondiale propose di pagare i debiti di guerra tedeschi con l'oro estratto dal mare: il processo consisteva nel far passare

grandissime quantita' di acqua di mare a contatto con del mercurio che fissa l'oro come amalgama.

L'impianto fu installato su una nave e funziono' per qualche tempo, ma l'oro cosi' ricuperato veniva a costare piu' del prezzo che si poteva ricavare vendendolo.

Crescente attenzione sta rivecendo il ricupero di "noduli"(specie di sassi" ricchi di manganese che si trovano sul fondo di alcuni mari.

Nel corso di miliardi di anni il moto delle acque sulla superficie terrestre ha trascinato nel mare numerosissimi metalli e sali, alcuni dei quali hanno subito un processo di arricchimento selettivo e si trovano ora in concentrazioni e forme suscettibili di ricupero e uso commerciale.

Un discorso a parte merita l'estrazione di materie prime dal sottofondo marino: una notevole proporzione del petrolio e del GAS NATURALE sono ora estratti mediante pozzi trivellati sul fondo del mare, nella zona che porende il nome di
 "piattaforma continentale": si tratta di una specie di pianoro che si estende intorno alle zone continentali, alla profondita' di circa 200 metri.

Dalla piattaforma continentale, nell'America centrale, viene anche estratto zolfo.