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Particolare vulnerabilità dell'ambiente naturale e delle attività antropiche nel bacino del Mediterraneo - Ugo Bilardo -

Come per ogni altro rischio ambientale, i possibili danni di una marea nera sono, a parità di probabilità dell'evento temuto, tanto maggiori quanto più elevata è la vulnerabilità dell'ambiente naturale in cui il versamento si verifichi e quanto maggiori e più diffusi sono i valori patrimoniali e le attività antropiche che possono essere danneggiati.

Per quanto riguarda la vulnerabilità derivante dalla configurazione geografica della regione, hanno particolare importanza alcune peculiari caratteristiche chimico-fisiche del Mediterraneo: massa limitata e scarsa profondità; forte evaporazione; ricambio limitato; bassa energia; importanza e vulnerabilità delle acque di superficie.

Le caratteristiche di mare relativamente chiuso rendono più lento il processo di autobiodegradazione degli idrocarburi versati.

Il Mediterraneo è un mare chiuso, caldo e relativamente poco profondo - oligotrofico -, che risente, in misura molto più accentuata che le masse oceaniche, di ogni tipo di interazione.

La figura seguente, oltre a indicare la piattaforma continentale, le zone di DISTRIBUZIONE del benthos litoraneo e le aree di pesca (fig. a), mostra come la salinità (fig. b) e la temperatura (fig. c) aumentano sistematicamente da Ovest ad Est.

Ciò è dovuto appunto al carattere chiuso del Mediterraneo, solo in piccola parte mitigato dallo scambio di acque con l'Atlantico.

Tale scambio, inoltre, come mostra la seguente figura, ha luogo con un passaggio di acque profonde mediterranee contro acque oceaniche superficiali, con effetti limitati sul ricambio bentonico.

 

Tuttavia la circolazione superficiale così attivata (figura sottostante) ha conseguenze importanti sulla vita del bacino, e determina, in particolare, i percorsi di alcuni tipi di pesce (ad es. tonni).

In aggiunta ai fattori sopra indicati, altre caratteristiche geografiche vanno considerate: prime fra tutte quelle relative al profilo costiero che presenta lunghi tratti di coste basse sabbiose e miste e molti bacini interni - che costituiscono appunto il tipo di costa più vulnerabile e per il quale il ripristino ambientale è più lungo e costoso.

La vulnerabilità delle coste infatti aumenta (a prescindere da considerazioni di ordine socio-economico: porti, densità turistica, pesca e impianti di itticoltura, aree di alto valore archeologico, ecc.) col passaggio dalle coste rocciose esposte alle spiagge sabbiose, a quelle con ciottoli e ghiaie dove maggiore è l'infiltrazione, fino alle piane di marea, lagune e bacini costieri dove minore è il potere di autodepurazione.

La seguente figura illustra, limitatamente all'Italia, la prevalenza di questi tipi di costa, i quali, tuttavia, dominano in tutto il bacino mediterraneo.

Va anche considerato che l'antico e diffuso insediamento umano e la complessità delle attività economiche lungo la maggior parte delle coste continentali e insulari fa sì che la vulnerabilità in termini economici e sociali si presenti elevata in quasi tutta la regione.

Il grande numero di aree sensibili che sarebbero contemporaneamente interessate da una grande marea nera nel Mediterraneo contribuisce ad aumentare la dimensione del danno atteso per l'intera area.

Il forte addensamento della popolazione nelle aree costiere comporta anche rischi - ad esempio di carattere sanitario - non immediatamente traducibili in termini economici.

Tratto dal Libro: "Traffico Petrolifero e Sostenibilità Ambientale".
Co-Autore Dott. Giuseppe Mureddu