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In difesa del suolo - Fabio Gea -

Allo studio una materia che viene solitamente calpestata, purtroppo anche in senso figurato. Il suolo, nel caso specifico quello pugliese, è un elemento essenziale per la vita, ma la sua vitalità è messa a rischio dallo sfruttamento e dai cambiamenti climatici.

Una risorsa non rinnovabile
Sarebbe quindi più appropriato chiamarlo “riserva”, in quanto il suolo si genera dalla degradazione ed alterazione delle rocce nei tempi geologici.

La pedogenesi è infatti un fenomeno naturale non rinnovabile se riferito alla scala temporale umana: una volta che dalla montagna il granellino arriva al mare, è andato perso.

Il 12 giugno scorso si è svolta a Bruxelles la conferenza dal titolo "Climate change - can soil make a difference?", durante la quale è emersa più che mai l’importanza del suolo nella questione dei cambiamenti climatici.

Esso sembrerebbe infatti parte tanto del problema quanto della soluzione. Di qui la necessità di un quadro normativo europeo comune per affrontare il fenomeno ed individuare le zone in cui si verificano perdite di materia organica, l’elisir di lunga vita, quantificandole.

Un’equilibrata presenza di materia organica nei suoli è determinante per dotarli di fertilità, ma altrettanto fondamentale in termini di sequestro naturale di CARBONIO.

I suoli sono infatti la seconda riserva di CARBONIO del pianeta dopo gli oceani.

La Puglia
Le regioni meridionali italiane sono notoriamente caratterizzate da elevata domanda evapotraspirometrica e limitata disponibilità di risorse irrigue di buona qualità.

Tali fattori predisponenti sono spesso stati aggravati da un uso del suolo poco lungimirante, depauperando le già limitate risorse idriche sotterranee di qualità e permettendo quindi significative risalite di acque salmastre profonde.

Ciononostante, lo sfruttamento a fini irrigui è continuato per anni, a dispetto dell’elevata salinità delle acque. Ciò ha comportato processi di salinizzazione, a tratti irreversibili, dei suoli agricoli, innescando a sua volta processi di desertificazione.

 

Razionalizzazione dell’irrigazione
Angelo Caliandro, docente di Agronomia e Col ti vazioni Erbacee, si occupa di gestione dell’irrigazione dagli anni ’60, a partire da quei 350.000 ettari della Regione Puglia ad oggi irrigati.

L’obiettivo delle ricerche sperimentali è rendere minimo il consumo delle acque a fini irrigui, in particolar modo evitando gli sprechi.

Si vorrebbe far coincidere l’infiltrazione con la quantità di acqua effettivamente necessaria alle specie coltivate azzerando il ruscellamento (che contribuisce inoltre, dove presente una pendenza, alla perdita di suolo) e l’evaporazione (con varie tipologie di pacciamatura).

Dimensionare l’irrigazione significa determinare per ogni coltura dosi e tempi, irrigando non più dello strato interessato dall’apparato radicale, nella consapevolezza che la percolazione profonda (eccesso di infiltrazione), oltre allo spreco in sé, contribuisce a lisciviare importanti sostanze solubili.

Fra i numerosi progetti ai quali partecipa, Caliandro è responsabile della Linea 3 di Climesco (evoluzione dei sistemi colturali a seguito dei cambiamenti climatici), orientata all’ottimizzazione delle risorse idriche ed operata da differenti gruppi di ricerca.

Le attività previste si sviluppano in otto filoni: strategie di gestione dell’irrigazione con acque saline (Uni-PA); dinamica della concentrazione salina lungo il profilo del suolo e valutazione della capacità lisciviante delle piogge (Uni-FG); verifica del fabbisogno di lisciviazione e del drenaggio nella gestione irrigua di terreni suscettibili alla salinità (Uni-FG); effetti dello stress idrico e salino sulla produzione quanti-qualitativa di due colture tipiche dell’area metapontina ed evoluzione dei parametri fisico-chimici del suolo (Cra-Ssc/Sca); effetti della salinità sulle variabili irrigue (Uni-FG/Cnr-Ispa); sistemi colturali e fabbisogni idrici (Cra-Sca); evoluzione dei coefficienti e delle resistenze colturali in relazione ai cambiamenti climatici (Unibas); approfondimento delle procedure di valutazione dei parametri idrologici del suolo normalmente richiesti dai modelli del bilancio idrici (Uniba/Unibo).