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La gestione della risorsa idrica nell’economia globale - Irene Bengo -

Negli Obiettivi del Millennio per i Paesi del Sud del Mondo troviamo all’interno del settimo (Assicurare la sostenibilità ambientale) la necessità di dimezzare la percentuale di persone che vivono senza accesso ad acqua potabile e condizioni adeguate di igiene. Attualmente 2,6 miliardi di persone nel mondo non hanno accesso a strutture igieniche adeguate, 1 miliardo non ha accesso ad acqua potabile, 1,8 milioni muoiono ogni anno a causa di forme diverse di diarrea; si prevede che nel 2025, quando la popolazione supererà gli 8 miliardi di esseri umani, il numero delle persone senza accesso all’acqua potabile aumenti a più di 3 miliardi.
Nelle statistiche delle Nazioni Unite le previsioni per il 2015 per settore Water Supply & Sanitation (WATSAN) stabiliscono la forte correlazione fra l’assenza di accesso all’acqua potabile e la mortalità infantile e definiscono l’Africa Sub-Sahariana e il Sud Asia le regioni maggiormente penalizzate. In generale, le aree urbane risultano caratterizzate da una condizione meno critica rispetto alle aree rurali, in cui prevale un’arretratezza non solo tecnologica ma anche di comportamenti in relazione agli aspetti igienico-sanitari di base. Diviene importante sottolineare come tali problemi non siano quasi mai correlati ad una scarsità di risorsa idrica, ma piuttosto alla mancanza delle infrastrutture di base, indispensabili per rendere la risorsa accessibile e sfruttabile. La disponibilità e l’accessibilità alla risorsa non esauriscono comunque il problema, dato che questi due aspetti costituiscono solo due fasi di un ciclo più ampio cui la risorsa è sottoposta nel momento in cui viene utilizzata. Alla base dello sviluppo socio-economico delle comunità vi è sì la disponibilità di acqua di qualità adeguata, ma solo se correttamente gestita dalla captazione fino allo smaltimento finale, poiché esclusivamente un approccio globale al ciclo degli usi della risorsa idrica può garantire un reale sviluppo.
La soluzione al problema della gestione della risorsa idrica richiede quindi un rinnovamento all’interno degli Aiuti allo sviluppo dove appare chiaro il deficit cronico dei finanziamenti e la scarsa qualità degli aiuti. Le politiche commerciali dei paesi ricchi impediscono alle popolazioni più povere una DISTRIBUZIONE più equa dei benefici derivanti dal commercio mondiale e il livello medio di sicurezza limita fortemente lo sviluppo dei paesi del Sud del mondo.
In tale ottica Ingegneria senza Frontiere di Milano cerca di inserirsi nel contesto mondiale con un approccio partecipato nella cooperazione allo sviluppo dove l’affermarsi di una soluzione tecnologica è funzione di un sistema di valori e obiettivi espressi dal contesto in cui si afferma, definendo modelli adeguati per la pianificazione del cambiamento e sostenendo l’importanza del processo rispetto alla soluzione tecnologica.
Un particolare caso di studio è il caso della Repubblica Democratica del Congo che conta oltre 54.106 abitanti distribuiti su una superficie di circa 235.106 ha, di cui il 68% vive in zone rurali con una densità abitativa media di 23 Ab/km2. Le condizioni di vita sono tra le più critiche del pianeta: l’indice di sviluppo umano (HDI: Human Developing Index) pone i congolesi al 167° posto su 177 paesi, senza significative variazioni dal 1975 (UNDP, 2007). Uno dei fattori che più ha contribuito a determinare questa situazione è stata la guerra conclusasi nel 2002. In via teorica, vi è una disponibilità di risorse idriche RINNOVABILI di circa 9.1011 m3/anno (il 23% delle risorse africane), di cui solo lo 0,04% è sfruttato a scopo potabile, tanto che vengono importati oltre 3.1011 m3/anno di acqua dai paesi confinanti (UNDP, 2006). A causa di processi migratori dalle zone rurali alle zone urbane, la popolazione urbana è progressivamente aumentata (dal 28% al 32% nel periodo 1990÷2004) e parallelamente si è assistito ad un peggioramento delle condizioni di acceso all’acqua potabile, intese come connessione domestica alla rete idrica (dal 79% al 27% nel medesimo periodo).