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L'acqua e la difesa del territorio - Guido Calenda -

L’acqua è uno dei principali agenti naturali che contribuiscono alla modellazione del rilievo terrestre: con l’erosione dei versanti e l’innesco delle frane incide i rilievi e depositando a valle il materiale eroso crea le grandi pianure alluvionali, fornendo anche il materiale necessario per mantenere le spiagge e compensare il potere erosivo del mare. La superficie terrestre, su cui noi abitiamo, costruiamo le nostre industrie, tracciamo le nostre strade, che coltiviamo e che ci godiamo nel nostro tempo libero, ha raggiunto la configurazione attuale nel tempo e continua inevitabilmente ad evolvere, grazie soprattutto ai movimenti della CROSTA terrestre, all’attività vulcanica, all’azione dell’acqua. Eppure per noi la terra è qualcosa di fermo, sicuro, inamovibile: “tenere i piedi per terra” significa andare sul sicuro, non correre rischi. Perciò siamo penosamente sorpresi, quasi offesi, quando l’acqua – come i terremoti e le eruzioni vulcaniche – ci ricorda che invadiamo il suo dominio, che vogliamo irrigidire a nostro beneficio quello che è per sua natura fluttuante.

I mutamenti della superficie terrestre, infatti, collidono frequentemente con i nostri interessi: vediamo alla televisione le immagini di case distrutte dalle frane, i paesi sommersi dal fango e dai detriti, le città allagate, sappiamo di gente che perde la vita e i beni, e ci ribelliamo a che questo accada. Cerchiamo di arrestare le frane, pretendiamo di impedire ai fiumi di esondare, vorremmo arrestare l’erosione delle spiagge. Alcuni di questi fenomeni si verificano di rado, del tutto inattesi, altri si sviluppano gradualmente e insensibilmente: noi non desideriamo altro che dimenticarci dei primi e non accorgerci dei secondi, e quando accadono, li consideriamo una fatalità o ricorriamo a pratiche esorcistiche, cercando qualche capro espiatorio.

In effetti, sebbene le inondazioni, le frane e le erosioni siano inevitabili, il rischio connesso a questi fenomeni – il rischio di vita, i danni economici – è enormemente accresciuto da una gestione dissennata del territorio. Le cause sono evidenti: solo una piccola parte della popolazione italiana, ad esempio, ha vissuto un’inondazione o è stata coinvolta da una frana, e fino a che l’evento non accade, con esiti disastrosi, la maggior parte della gente non è cosciente del rischio – l’evento è così raro – e nessuno se ne preoccupa intensamente. Gli interessi speculativi, invece, esistono sempre, sono continui, determinati, insistenti, premono senza sosta, e prevalgono. L’argomento è sempre lo stesso: non si può impedire lo sviluppo economico, la gente ha diritto a una casa, gli imprenditori alle industrie, i tifosi agli stadi; e, soprattutto, chi possiede la terra vicino ai fiumi o sulle pendici delle colline intorno alla città ha il diritto di valorizzare le sue proprietà. Cosa sono sei persone morte e qualche centinaio di milioni, o anche qualche miliardo di danni ogni tanto, a confronto degli enormi profitti ottenuti dai costruttori e ai benefici goduti dagli innumerevoli cittadini che hanno ottenuto una casa dove desideravano?

Il fatto è che lo sviluppo economico, i profitti, i benefici si potrebbero ottenere e ripartire più equamente – dunque non il beneficio a me e il danno a te – con una gestione più razionale del territorio. Una gestione che tenga conto, appunto, della natura fluttuante della terreno su cui viviamo. Oggi abbiamo gli strumenti che ci permettono di conoscere le conseguenze dei nostri interventi sulla circolazione idrica naturale, e di progettare lo sviluppo nel rispetto dei vincoli che l’acqua ci impone. Abbiamo costituito delle Autorità di Bacino, con il compito di vigilare che i progetti di espansione urbanistica siano compatibili: che non invadano le aree inondabili da lasciare alla libera espansione dei fiumi, per non mettere a rischio le zone abitate più a valle; che non interessino zone instabili, per non essere travolte dalle frane; e infine che non danneggino l’acqua stessa come risorsa ambientale e come fonte di approvvigionamento. Perché i corpi idrici naturali, i fiumi, i laghi, le falde, fanno parte del territorio, e come il resto del territorio devono essere tutelati dall’eccessivo sfruttamento, le cui conseguenze possono giungere fino all’esaurimento e al completo snaturamento. L’acqua è una risorsa rinnovabile, ma è rinnovabile entro certi limiti ben definiti: l’uso compatibile della risorsa richiede il rispetto di questi limiti.