
Non si può mancare di fare un cenno nel quadro descritto, ad una prospettiva che sul lungo periodo potrebbe potenzialmente attenuare le preoccupazioni, almeno sulla consistenza fisica delle risorse di METANO.
Stiamo parlando degli IDRATI di GAS NATURALE: composti solidi formati da acqua e gas (prevalentemente METANO), simili all’apparenza a ghiaccio secco.
Si stima che negli oceani vi siano circa 60.000 milioni di miliardi di metri cubi di IDRATI di gas, da cui, potenzialmente si potrebbe ottenere METANO pari ad oltre 100 volte le RISERVE stimate di METANO.
Gli IDRATI di GAS NATURALE (o gas idrati) sono diffusi in vaste aree del pianeta.
Prevalentemente si formano in condizioni di bassa temperatura ed elevata pressione tipiche dei fondali oceanici; ma sono presenti anche in aree continentali polari e sub-polari.
Sono il risultato della decomposizione di materiale organico ad opera dei microrganismi presenti nei sedimenti, processo che determina la formazione di METANO.
In condizioni di temperature particolarmente basse e di pressioni elevate - parametri che si verificano appunto nei fondali marini o nelle zone ricoperte da suolo ghiacciato - le molecole di METANO restano intrappolate nel ghiaccio originando i gas idrati.
I principali giacimenti di gas IDRATI si trovano lungo i margini di praticamente tutte le piattaforme oceaniche, a profondità compresa tra 500 e 4000 metri, con spessori anche di centinaia di metri.
L’eventuale sfruttamento commerciale di questo tesoro nascosto in fondo al mare è tutt’altro che semplice.
I problemi sono dovuti non solo all’ambiente marino e alla profondità dei depositi, ma soprattutto alla difficoltà di gestire il METANO presente per portarlo in superficie.
I gas idrati, infatti, sono di natura metastabile: se si modificano le condizioni ambientali di temperatura e pressione passano con rapidità dallo stato solido a quello gassoso, dissociandosi violentemente nei due componenti acqua e METANO.
Il problema è attualmente oggetto di ricerche in numerosi paesi, con particolare attenzione in Giappone, Canada, USA e Norvegia.
Anche l’Italia sta compiendo ricerche, grazie soprattutto all’attività dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica sperimentale (OGS) che da circa dieci anni si occupa dello sviluppo di metodi geofisici finalizzati ad individuare e quantificare la presenza di gas idrati.
Le ricerche vengono effettuate in numerose aree oceaniche, compreso l’Antartide, ove proprio i ricercatori dell’OGS hanno recentemente scoperto il primo campo di gas IDRATI del continente.
Per quanto concerne la concreta possibilità di recuperare questo METANO e poterlo considerare una riserva energetica per il futuro, si stanno per ora muovendo i primi passi e non vi sono ancora soluzioni ipotizzabili nel breve termine, anche se le problematiche tecnologiche da risolvere non appaiono proibitive.
A parte il grande POTENZIALE di energia disponibile, il maggior incentivo per la ricerca dei eventuali giacimenti sfruttabili di gas IDRATI è rappresentato dalla già richiamata loro diffusa collocazione geografica, che li rende particolarmente appetibili in un momento in cui, nel mercato internazionale dell’energia è crescente la variabile geopolitica.