
Per l’Italia il tema del GAS NATURALE liquefatto (GNL) è una concreta opzione industriale.
La crescente dipendenza del nostro paese dal gas, infatti, ha reso particolarmente attraente questa tecnologia per le imprese.
Un TERMINALE DI RIGASSIFICAZIONE è di più spedita realizzazione rispetto a un gasdotto.
Inoltre, in questa maniera è possibile ridurre il vincolo che lega il paese ai fornitori tradizionali: questo spiega il favore politico di cui godono i rigassificatori.
E, in ogni caso, v’è un serio problema di offerta, che appare sempre più inadeguata a soddisfare la domanda, trainata dai consumi elettrici.
La quota di METANO d’importazione è cresciuta dal 12% del 1973 all’84% del 2004, ed è in continuo aumento: tanto più che la produzione nazionale è in continuo declino (da 15,3 miliardi di metri cubi nel 1973 si arriverà, nel 2010, a una produzione di 8 miliardi di metri cubi, a meno che non vengano sfruttate le RISERVE dell’Alto Adriatico, tuttora bloccate).
Secondo le proiezioni, nel 2010 i due terzi del gas bruciato in Italia proverrà dall’Algeria e dalla Russia. Si capisce, quindi, l’interesse economico e politico per il GNL.
Attualmente esiste un solo rigassificatore, della capacità di circa 4 miliardi di metri cubi / anno (che però non viene interamente sfruttata), a Panigaglia (SP).
Il terminale è di proprietà Eni.
È ormai a uno stadio avanzato la realizzazione di un secondo rigassificatore da 8 miliardi di metri cubi annui, al largo della costa di Rovigo, che sarà operato da un consorzio composto da ExxonMobil, Qatar Petroleum ed Edison e importerà gas dal Qatar.
Una dozzina di domande sono state presentate, ma attualmente – oltre a Rovigo – sono stati autorizzati solo altri quattro rigassificatori. Due di essi – Porto Empedocle (dell’Enel) e Gioia Tauro (Iride – Sorgenia) – sono di approvazione recentissima. Gli altri due, che hanno ricevuto il via libera da tempo, sono attualmente bloccati a causa di problemi di varia natura.
Il terminale di Brindisi, progettato dalla Bg, è fermo da anni a causa dell’opposizione del comune e della provincia di Brindisi, oltre che della regione Puglia.
A determinare una seria battuta d’arresto è stato però lo tsunami legale che ha portato all’arresto di tre ex dirigenti dell’azienda, oltre che dell’ex sindaco della città.
In parte questi problemi sono stati superati o sono in via di superamento, ma il progetto è ancora fermo in attesa delle necessarie carte.
Per quel che riguarda il terminale di Livorno (Endesa – Iride – Belelli – Golar), si tratta di un progetto diverso perché consiste non di una piattaforma ma di una nave in grado di rigassificare il gas liquido.
Anche in questo caso vi sono complicazioni di natura legale – dovute al fatto che le acque al largo di Livorno, dove la nave dovrebbe essere ancorate, fanno parte del Santuario dei Cetacei, un’area protetta istituita da un trattato internazionale tra Italia, Francia e Principato di Monaco.
Il GNL italiano soffre di un ulteriore paradosso: se tutti i progetti per cui è stata richiesta un’autorizzazione fossero effettivamente realizzati, il paese si troverebbe in presenza di un anomalo eccesso d’offerta.
Tale condizione potrebbe essere economicamente giustificata solo se il sistema-paese si muovesse nella direzione auspicata dall’Autorità per l’energia, quella cioè di divenire una sorta di hub del gas per l’Europa meridionale. Quanto questa prospettiva sia politicamente condivisa o anche solo compresa, resta dubbio, sebbene l’idea sia affascinante.
tratto da Agi Energie