
Chi non ricorda gli anni ’70 e ’80 quando il gasolio da riscaldamento ha progressivamente lasciato il posto al gas METANO, con evidenti benefici per la riduzione delle bollette e dello smog, soprattutto nelle grandi città?
Da allora il gas, l’ ‘oro azzurro’ come lo chiamano alcuni, è andato conquistando nuovi spazi, affermandosi passo dopo passo quale efficace sostituto dei derivati del petrolio nel settore civile, nell’industria ed anche nella produzione elettrica, dove le centrali ad olio combustibile sono state via via rimpiazzate con impianti a METANO, più efficienti e meno impattanti sotto il profilo ambientale.
Così, nello spazio di pochi decenni, il nostro Paese è diventato il quarto consumatore mondiale di gas, una fonte dalla quale deriva oltre il 50% dell’elettricità ‘made in Italy’ e che rappresenta oltre il 70% della spesa annua per la BOLLETTA ENERGETICA di una famiglia tipo.
Dal gas il nostro Paese dipende in misura crescente: l’anno scorso, infatti, il grado di dipendenza dall’estero è aumentato dal 90% al 92,5%.
La quasi totalità del gas consumato in Italia arriva da cinque paesi - Algeria, Russia, Norvegia, Olanda e Libia- principalmente via gasdotto (88%) anche se la quota via nave è in notevole crescita grazie alla progressiva entrata a regime del terminale di Rovigo, dove approda il GNL proveniente dal Qatar; nel 2010, le importazioni da questo paese hanno toccato la ragguardevole quota del 9,4% del totale del gas importato.
Il paese di provenienza più importante è da molti anni l’Algeria, che da sola copre oltre un terzo del fabbisogno italiano (37,1% del totale); nel 2010 da questa nazione sono arrivati 25,9 miliardi di metri cubi via tubo a Mazara del Vallo e 2 miliardi via nave presso l’impianto di Panigaglia.
Dalla Russia sono giunti nel 2010, attraverso i punti di ingresso di Tarvisio e Gorizia, 22,5 miliardi di metri cubi, ovvero il 30% del gas complessivamente importato in Italia. I quantitativi di gas proveniente dalla Libia, lo scorso anno pari a 9,4 miliardi di metri cubi, entrano in Italia tramite il punto di Gela della Rete nazionale dei gasdotti (RNG). La quota proveniente dai Paesi Bassi è del 5.5%, mentre dalla Norvegia arriva il 4,9% delle forniture totali.
In costante calo è invece la produzione nazionale, nonostante il nostro Paese non sia poverissimo di gas: problemi ambientali e opposizioni locali sono fra gli ostacoli più frequenti allo sfruttamento dei giacimenti italiani. Tuttavia nel 2010, dopo anni di costante calo la produzione nazionale ha segnato una leggera ripresa, grazie all’entrata in produzione di un nuovo campo nelle piattaforme continentali al confine tra Italia e Croazia e all’aumento di produzione di alcuni campi in terraferma.
La maggior parte del gas importato in Italia arriva sulla base di contratti di lungo e lunghissimo periodo (fino a 25-30 anni) con clausole stringenti quali ad esempio l’obbligo di acquistare comunque (‘take or pay’, ‘prendi o paghi’).
Di fatto, quindi, a livello nazionale il gas è andato conquistando spazi sempre crescenti e probabilmente questo trend continuerà dopo il recente referendum sul nucleare; ciò impone un’approfondita riflessione anche alla luce dei profondi mutamenti che stanno caratterizzando lo scenario internazionale.
L’apertura alla concorrenza dei mercati energetici europei, il completamento dei processi di metanizzazione, la recente ‘rivoluzione’ dello shale gas negli Usa1 sono elementi di forte novità, che richiedono analisi e strategie nuove cercando - ove possibile per il nostro Paese- di trasformare le criticità in opportunità, sfruttando la posizione geografica dello Stivale.
Per poter fare dell’Italia un hub europeo del gas, è fondamentale investire in capacità di STOCCAGGIO, in nuovi rigassificatori o in gasdotti di collegamento con i paesi produttori.
Senza infrastrutture l’Italia sarà condannata a diventare una “provincia” del gas e non un Paese-snodo che assume un ruolo cruciale nel nuovo contesto sopranazionale: è quindi fondamentale che le infrastrutture siano pensate, gestite e regolate non più solo in un’ottica di sicurezza degli approvvigionamenti nazionali ma in funzione delle opportunità di ottimizzazione dei flussi di gas a livello europeo, da promuovere anche attraverso un pieno accesso alle infrastrutture di collegamento tra i diversi mercati.
Si tratta di una sfida complessa, anche perché a livello nazionale il mercato del gas è meno dinamico e aperto alla concorrenza di quello elettrico; tuttavia, nonostante le svariate criticità strutturali aperte, il mercato italiano del gas sta vivendo una stagione di ‘cantiere aperto’, con diversi ‘lavori in corso’ ed altri già completati che riguardano alcuni strumenti essenziali per un ulteriore sviluppo della concorrenza.
Sul fronte dello sviluppo delle infrastrutture, ad esempio, è stato reso operativo il terminal di Rovigo e sono stati potenziati alcuni dei più importanti gasdotti transfrontalieri mentre dal punto di vista normativo e regolatorio, si registra l’entrata in vigore del terzo pacchetto europeo per l’energia, l’avvio della borsa del gas, del mercato del BILANCIAMENTO ed il decreto sugli stoccaggi.
Vi è poi l’avvio della ‘borsa gas’, una piattaforma informatica dove gli operatori possono acquistare e vendere ‘a pronti’, cioè con un termine ravvicinato al momento di consegna. La ‘borsa’ è affidata al Gestore dei mercati energetici (GME) che svolge il ruolo di controparte centrale delle transazioni concluse che prevedono la consegna fisica del gas al punto di scambio virtuale (PSV), attraverso la registrazione delle transazioni, nel sistema gestito dal responsabile del BILANCIAMENTO Snam Rete Gas.
Un ulteriore passo in avanti è la nascita di un mercato del BILANCIAMENTO del gas, previsto dall’Autorità con l’obiettivo di aumentare l’efficienza, la concorrenzialità e la trasparenza del settore attraverso meccanismi di mercato che accrescano flessibilità e liquidità dell'offerta.
Il mercato del BILANCIAMENTO che prenderà il via dal prossimo 1° dicembre, dopo un periodo per approntare piattaforma e procedure, è un elemento essenziale per la promozione della concorrenza e lo sviluppo di un mercato all’ingrosso competitivo, caratterizzato dalla presenza di segnali di prezzo che riflettano l’effettivo valore della materia prima.
Un altro tassello importante è la definizione dei meccanismi di profilazione dei prelievi di gas che le imprese di trasporto e di DISTRIBUZIONE dovranno adottare per tutti i punti di prelievo per i quali non sono disponibili le misure su base giornaliera.
Da sottolineare è anche la definizione da parte dell’Autorità degli specifici meccanismi di mercato e dei criteri tariffari alla base della remunerazione dei nuovi stoccaggi per permettere l’attuazione del ‘decreto stoccaggi’ (Dlgs 130/10). Grazie a questi adempimenti è stata assegnata nuova capacità per un quantitativo di 3 miliardi di metri cubi, sui 4 che l’Eni si è impegnata a realizzare nei prossimi cinque anni.
L’assegnazione ha riguardato per circa 2 miliardi di metri cubi i clienti industriali e per circa 1 miliardo di metri cubi le PMI, ammesse alla partecipazione attraverso aggregazioni o consorzi. A fronte dell’impegno finanziario nella realizzazione dei nuovi stoccaggi, i soggetti industriali e le PMI possono beneficiare “da subito” della nuova capacità come se esistesse già, potendo quindi, ad esempio, acquistare gas nei periodi di maggiore disponibilità o di minor prezzo come in estate, ed usarlo in inverno quando il prezzo è più elevato.
Da ultima, ma non per questo meno rilevante, occorre segnalare l’attività di costante monitoraggio che l’Autorità svolge sul mercato del gas per valutarne il livello di concorrenzialità e la necessità di interventi anche supporto della realizzazione delle infrastrutture, in un quadro di regole armonizzato a livello europeo, per promuovere efficacemente il funzionamento del mercato e per assicurare prezzi più competitivi, a vantaggio di tutti i consumatori.
In buona sostanza quindi, nel nuovo scenario del gas che è andato delineandosi, il cantiere è più che mai ‘work in progress’ e l’Autorità è costantemente impegnata con interventi e proposte per superare le inefficienze dei mercati ed i ritardi nello sviluppo della concorrenza e delle infrastrutture che, suo malgrado, continuano ad appesantire le bollette.
Infatti, nel 2010 il prezzo italiano del gas al netto delle imposte, per un consumatore domestico, si è collocato su livelli in linea con la media europea per tutte le classi di consumo, con scostamenti positivi o negativi inferiori o intorno al 5%. Il prezzo del gas per le utenze domestiche si è collocato a un livello superiore rispetto al prezzo medio europeo se calcolato al lordo delle imposte, con scostamenti positivi progressivamente crescenti per le classi di consumo più alte, in conseguenza di un livello di imposizione fiscale relativamente elevato rispetto alla media dei paesi europei.
Per la classe di consumo centrale (consumi annui compresi tra 525 m3 e 5.254 m3) il prezzo medio europeo al netto delle imposte evidenzia un calo, in termini percentuali, rispetto al 2009 (–4% circa); tra i paesi con riduzioni più significative si collocano l’Irlanda (–17%), i Paesi Bassi (–10%), la Germania (–9%), la Spagna (–7%) e la Francia (–6%), nonché alcuni paesi dell’Europa orientale; mentre incrementi si registrano soprattutto in Svezia (10%) e in Polonia.
Anche i prezzi pagati dalle imprese italiane per l’utilizzo del gas (esclusi gli impieghi non energetici e quelli per la generazione elettrica) si sono collocati su livelli superiori alla media europea per la classe di consumo più bassa con uno scostamento positivo pari a circa il 5%, e su livelli inferiori per la classe di consumo più elevata.
Per quanto riguarda i prezzi al netto delle imposte, i livelli sono in linea con la media europea, con scostamenti positivi o negativi limitati per tutte le classi di consumo. Con riferimento alla classe di consumo più alta rispetto al 2009, i prezzi finali al netto delle imposte mostrano in Italia un calo di circa il 10%, rispetto a una riduzione mediamente registrata a livello europeo pari a circa il 4%.
1. Lo shale gas è GAS NON CONVENZIONALE, estratto dagli SCISTI rocciosi grazie a nuove tecnologie di perforazione che hanno trasformato gli Stati Uniti da forte importatore a POTENZIALE esportatore. Lo sviluppo degli SCISTI bituminosi, ha non solo ridotto il prezzo di tre volte negli Usa ma anche portato a un surplus di offerta che si riverserebbe anche sui mercati europei e asiatici, se solo fossero pronte le infrastrutture per l’import/export via GNL.