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Creato da Davide Tabarelli « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Guerra, sanzioni ed economia italiana

Quanto sia tragica la guerra in Ucraina lo si capisce bene se si prendono in considerazione le cifre dell’energia e del gas. L’Unione Europea nel 2021 ha importato dalla Russia circa 155 miliardi metri cubi (mc) di gas, su un consumo di 400 miliardi. L’Italia, uno dei pesi più esposti, ne ha importati 29, su consumi di 76 miliardi. I prezzi del gas in un anno sono esplosi, passando da 20 € per mc ad oltre 100 €, questo proprio a beneficio della Russia che, con i nostri soldi, rafforza il suo esercito. Allo stesso tempo, paradossalmente, mandiamo armi all’Ucraina che le usa per combattere contro la Russia, a cui mandiamo ogni mese miliardi di € per il gas che compriamo. Un corto circuito che, col passare di giorni, obbliga sempre di più a considerare come inevitabile un embargo duro contro la Russia, attraverso un blocco degli acquisti di gas. Ma è un problema, un gigantesco problema, perché del gas per rimpiazzare quello russo in giro per il mondo non ce n’è. Meglio, sotto terra, ce n’è tantissimo, ma per fare le strutture per estrarlo e per portarlo verso i mercati dell’Europa ci voglio molto anni e per il prossimo inverno, quando i consumi raggiungono il massimo stagionale, rischiamo di dover razionare quello che prendiamo da altre parti.

Nella migliore delle ipotesi, si possono trovare addizionali volumi per circa 10 miliardi di metri cubi, dall’Algeria, dalla Libia, dall’Azerbaijan, con cui abbiamo di tubi giganteschi che ci portano più di 30 miliardi di metri cubi ogni anno. Poi, possiamo sperare in altri 2-3 miliardi mc di gas liquido portato via nave, anche dagli Stati Uniti che il 24 marzo ci ha promesso, con il suo presidente Biden, addizionali 15 miliardi, ma per tutt’Europa. Poi si può ottenere qualcosa dalla produzione nazionale, ma anche qui, in pochi mesi, non si può fare molto, 1-2 miliardi. Ma rimarremo sempre con una mancanza di 10-15 miliardi mc che ci obbligheranno ad una distruzione della domanda attraverso il razionamento. Questo si tradurrà, inevitabilmente, in un forte rallentamento dell’economia, perché le industrie saranno obbligate a fermare i loro impianti e le centrali elettriche a produrre meno elettricità che non potrà essere consegnata ai consumatori finali. Gli ultimi ad essere coinvolti saranno i consumatori del settore civile, dove il gas serve per riscaldarsi, ma anche questi dovranno fare qualche sacrificio, e abituarsi a consumare meno gas il prossimo inverno.

La guerra, ancora prima di decidere un eventuale embargo, ha già determinato una frenata di quella crescita economica forte perché era un rimbalzo dopo la caduta dell’anno della pandemia, il 2020, quando il PIL italiano era sceso del 9%. Nel 2021, grazie anche alle politiche economiche espansive dei governi, la ripresa è stata intorno al 6% e per il 2022 si aspettava una crescita altrettanto solida, ma è stata rivista verso il basso costantemente con il trascorrere delle settimane. Le previsioni sono chiare nel caso si dovesse fare l’embargo con il blocco degli acquisti di gas e indicano che una recessione, dell’ordine almeno del 2-3%, sarà inevitabile per compensare il venir meno delle forniture di gas dalla Russia. Per l’Italia si tratta di pessime notizie, perché era il paese che già prima della pandemia era cresciuto meno, poi nel 2020 ha sofferto la caduta più intensa e ora è quello che risentirà maggiormente di un eventuale embargo perché quello più dipendente, assieme alla Germania, dalle importazioni di gas dall’Italia. Si allontana la speranza di una ripresa economica solida che possa risolvere i problemi strutturali dell’Italia, in particolare l’alta disoccupazione giovanile e il divario di ricchezza fra Sud e Nord del paese.