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Clima e balene - Vittorio Canuto -

Dopo il Summit di Rio del 1992 i cambiamenti climatici preoccupano tutti i paesi del mondo. Purtroppo, più studiamo il clima e più ci rendiamo conto di quanto poco lo conosciamo e di quanto si sia sinora sottovalutata questa "bestia temperamentale", come 1’ha definita l’Oceanografo W.Broecker. Una remora di cui siamo vittime è il gradualismo: continuiamo a credere che i cambiamenti climatici succederanno in modo graduale perchè graduale è il processo antropico con cui influenziamo il clima. Quindi avremo ampiamente tempo ad adattarci. Questo atteggiamento comodo non è minimamente giustificato dai fatti i quali se mai indicano l'opposto. Il clima è infatti letteralmente saltato da uno stato all'altro in periodi non di mille, nè di cento ma di decenni quando le perturbazioni esterne raggiunsero certi valori critici. La talpa che connette fenomeni apparentemente sconnessi, le tele connessioni, sono gli oceani ed i ghiacciai.

In questa nota parleremo di questi ultimi, in particolare dell'Antartica ed il suo impatto sul clima. I ghiacciai sono importanti per almeno due ragioni: 1) essi hanno un ALBEDO (o riflettività) molto alto e quindi tendono a raffreddare, 2) funzionano da isolanti, nel senso che riducono il trasferimento di calore dall'oceano alla più fredda atmosfera. Data la loro enorme massa e volume, si potrebbe pensare che essi siano stabili ed immutabili, ma non è così. L'area ghiacciata Antartica è di circa 17 milioni di km2 (60 volte l'Italia), contiene circa 30 milioni di km3 di ghiaccio corrispondenti al 90% del volume totale dei ghiacciai esistenti sulla terra. La parte occidentale (a sinistra delle montagne trans-antartiche) rappresenta il 10% di quella orientale ed i 2/3 si sono inabissati ma quello che rimane è tale che se dovesse sciogliersi farebbe innalzare il livello del mare di 6 metri. D'altro canto se ciò avvenisse alla parte orientale, il mare si alzerebbe di 60 metri, un evento biblico.

La parte occidentale ha subito cambi notevoli: nel periodo 1974-1979, è collassata un'area di 250 km2; nel 1986, sono sprofondati 23525km2, nell'1987, 5508 km2 e nel 1995, 2849 km2 pari all'area del Lussemburgo.

Anche i cosiddetti ghiacciai "tropicali" (da 40°S a 40°N), per esempio il ghiacciaio Huascaran nel Perù, hanno subito cambiamenti. Durante l'ultima glaciazione erano discesi di 1 km più a valle. Al termine dalla glaciazione (circa 10,000 anni fa) e con il conseguente riscaldamento, i ghiacciai ritornarono più a monte.

In questo contesto generale si inserisce uno studio apparso il 4 settembre sulla rivista inglese “Nature” a firma del geofisico australiano W.K. De La Mare. Lo studio riguarda le variazione dei ghiacciai antartici nel periodo 1920 sino ad oggi. Quello che lo rende particolarmente interessante, a parte il risultato finale, è la fonte dei dati usati, le baleniere. Tali attività di pesca nell'antartica cominciarono nel 1904 ed avvengono di regola nelle regioni fra oceano e ghiaccio che è particolarmente attraente dovuto all'alta concentrazione di attività biologica e quindi all'abbondanza del Krill di cui si nutrono le balene. La stagione baleniera usualmente inizia verso ottobre (primavera australe) e continua sino ad aprile. II Bureau of International Whaling Statistics in Norvegia mantiene un registro di 1,5 milioni di catture catalogate secondo la data, la specie catturata e la posizione geografica. Quello che De La Mare ha fatto è analizzare con metodi di statistica moderna questa banca dati onde estrarne informazione sulla possibile variazione nel tempo dell'interfaccia oceano-ghiacciaio.

Un ulteriore esempio che il clima può cambiare in decenni, non millenni come convenientemente continuiamo a credere, a nostro pericolo.