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Le trappole della società paleotecnica - Giorgio Nebbia -
Nei processi di trasformazione delle risorse naturali in merci e di uso delle merci si formano delle scorie gassose, liquide e solide, che tornano alla natura: vanno a finire nei grandi corpi riceventi: l'atmosfera, le acque, il suolo.
La quantità di tali scorie aumenta in proporzione alla crescita merceologica, ma le innovazioni tecniche portano anche ad un continuo cambiamento della qualità delle merci e delle relative scorie.
Sempre più spesso si osserva che i corpi riceventi naturali non riescono più ad assorbire, disperdere, diluire, trasformare, degradare le scorie delle attività umane tanto che la loro concentrazione nei corpi riceventi naturali spesso supera i limiti considerati abbastanza sicuri per la salute umana e per la sopravvivenza degli altri animali, dei vegetali e per la conservazione degli equilibri ecologici.L'aumento della popolazione mondiale e della quantità delle merci prodotte ed usate, quindi, nello stesso tempo impoverisce le RISERVE di risorse naturali e fa diminuire la capacità ricettiva dell'ambiente per i rifiuti delle attività umane.
Si osserva così la diminuzione delle RISERVE di risorse forestali e di idrocarburi, l'aumento della concentrazione di gas nocivi nell'atmosfera urbana, la crescente difficoltà, in molte zone della Terra, di reperire acqua di qualità accettabile per l'alimentazione umana, eccetera.
Ma anche l'erosione del suolo, con conseguenti frane e alluvioni, è la conseguenza dello sfruttamento del suolo per fini agricoli o di pascolo, al di là della capacità di ricostruzione della vegetazione protettiva, quella che regola il flusso delle acque sulla superficie. Che cosa succederà domani?
Alcuni, partendo dalle "leggi" dell'ecologia, mettono in evidenza che esiste un limite nella disponibilità di risorse naturali del pianeta e nella capacità ricettiva delle scorie delle attività umane e suggeriscono che occorre rallentare e mettere un limite allo "sfruttamento" della natura. Gli odierni sostenitori di un limite alla crescita - della popolazione mondiale, delle merci, delle scorie - hanno illustri predecessori, da Malthus, a Jevon (che nel 1865 aveva preconizzato l'esaurimento del carbone delle miniere britanniche), a Stuart Mill e a Pigou e alle loro proposte di società stazionaria, alle prime pubblicazioni del Club di Roma (1971), fino agli economisti un po' eterodossi come Georgescu-Roegen e ai seguaci della sua bio-economia.
Altri non fanno fatica a ricordare che molte previsioni di scarsità delle risorse naturali sono state smentite dalla scoperta di altre fonti delle stesse risorse, o da altre soluzioni tecniche.
Al rischio di esaurimento del carbone ha offerto una soluzione la scoperta di grandi RISERVE di petrolio; all'esaurimento del petrolio potrebbe - essi sostengono - dare una risposta l'uso dell'energia tratta dal nucleo atomico; alla scarsità di cibo può dare una risposta la coltivazione di enormi estensioni di terreno oggi coperte da "inutili" foreste pluviali o che sono oggi desertiche.
La tecnica, sostengono questi odierni seguaci del Dottor Pangloss, ci salverà, a condizione che ci sia crescita economica, che aumenti la domanda e la produzione di merci, che circoli la ricchezza, che si diffonda l'ideale del benessere materiale. Ma la tecnica, da sola, ci salverà davvero?
Alcuni problemi di scarsità delle materie prime possono effettivamente essere affrontati con soluzioni tecniche.
E' probabile che il carbone, di cui esistono RISERVE mondiali cinquanta volte più grandi di quelle del petrolio e del METANO, sia destinato a svolgere un ruolo
importante fra le fonti di energia.
Il Sole "fabbrica" ogni anno, attraverso la fotosintesi, sulle terre emerse, 100 miliardi di tonnellate di materiali lignocellulosici, di amido, di proteine, di zuccheri e grassi, e di tale BIOMASSA vegetale soltanto tre miliardi di tonnellate sono utilizzati ogni anno sotto forma di alimenti, per la produzione della carta o come legname.
Altri alimenti, altre merci, potrebbe fornire la BIOMASSA vegetale se miglioreranno le conoscenze sulle sue caratteristiche e proprietà.Il moto dell'acqua dei grandi fiumi può fornire energia idroelettrica in quantità molto superiore all'attuale, se si costruiranno grandi dighe e laghi artificiali, se si modificherà il percorso dei grandi fiumi.E' possibile aumentare la quantità di acqua dolce dissalando l'acqua dei mari e degli oceani o ricavare calore e elettricità dal Sole.E' possibile razionalizzare la qualità delle merci, per esempio attraverso la standardizzazione dei prodotti, in modo da ridurre gli sprechi, come è possibile utilizzare più volte, attraverso operazioni di riciclo, molti materiali usati.E' possibile perfezionare i processi di trattamento e decomposizione delle scorie delle molte attività umane in modo da renderle innocue o eventualmente da trasformarle in altri materiali utili.Possediamo oggi metodi di indagine chimica e fisica dei materiali, di analisi del territorio, di elaborazione dei dati, di scrutinio tecnologico che ci potrebbero consentire di identificare in anticipo alcune delle trappole - INQUINAMENTO, mutamento del clima, impoverimento della diversità biologica - che alcuni dei "futuri possibili" nascondono.