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Creato da Vittorio M. Canuto « clicca sul nome per leggere il curriculum dell'autore

Oceani - Vittorio Canuto -

Anche se ci si ostina a chiamarla terra, il 70% della sua superficie  è coperta d'acqua che conferisce al nostro solitario pianeta quel piacevole colore azzurro che tanto abbiamo ammirato nelle fotografie gentilmente scattate dagli astronauti a nome della collettività umana rimasta a terra.

Circa il 40% dei famosi 7 miliardi di tonnellate di CARBONIO (che unendosi all'ossigeno forma l'ANIDRIDE CARBONICA CO2 causa del temuto "EFFETTO SERRA" antropogenico), viene cortesemente e gratuitamente assorbito dagli oceani, evitandoci così di essere vittime premature dei frutti nefasti della nostra stessa civiltà.

Non è tutto: l'acqua è un liquido termicamente assai inerte: la sua conduttività termica è circa 150 volte inferiore a quella dell'aria.

Ne consegue per esempio che tutto il calore contenuto nell'atmosfera è equivalente a quello contenuto nei primi 3 metri dell'oceano; sottomessa ad un aumento di calore, la variazione della temperatura dell'acqua è assai inferiore di quella dell'atmosfera nelle stesse condizioni. Il chè significa che gli oceani ci fanno un secondo favore.

Qualora il paventato EFFETTO SERRA antropogenico dovesse tristemente avvenire, gli oceani ne mitigherebbe l'effetto, lo ritarderebbero, dandoci un po’ di respiro e una chance di adattarci al nuovo stato di cose.

Fino a poco tempo fa questa era vox populi, il chè non vuoi dire vox Dei, ma solo della comunità scientifica e quindi fallace. Recentemente, si è cominciato a sospettare che gli oceani siano assai meno docili di quello che si pensava.

Potrebbe verificarsi un evento del tutto inaspettato, contrario a quel gradualismo nei fenomeni fisici che ci è tanto caro ma che spesso ci ha portato fuori strada?

E se gli oceani non fossero "graduali", e se dovessero "saltare" in modo discontinuo da uno stato ad un altro? Come dice Pollione nella Norma, "Quando fra noi terribile viene a locarsi un'ombra", un'ombra di dubbio che si sta rivelando sempre più nitida. Andiamo con ordine.

Dalle ricerche glaciologiche in Antartide si ricavano carote di ghiaccio antico, fino a 800 mila anni fa. Analizzando "l'aria antica" imprigionata fra i cristalli di tale ghiaccio se ne deduce la concentrazione di vari gas, fra questi il nostro indiziato preferito, la CO2.

Misurando altresì con altre tecniche la temperatura, viene alla luce un incredibile minuetto antico. Quando la temperatura era elevata, lo era anche la CO2 e viceversa? Perche? Non possiamo rispondere senza altri fatti. Dati. Eccoli.

È noto che nelle regioni equatoriali l'energia ricevuta dal sole è maggior di quella rimessa, mentre nelle regioni ad alta latitudine succede l'opposto.

A prima vista si potrebbe concludere che le regioni equatoriali si riscaldano mentre le regioni polari si raffreddano in perpetuità. Il che è manifestamente falso.

La spiegazione è che gli oceani trasportano calore dall'equatore ai poli aiutando ad equilibrare la disparità termica delle due regioni.

Questa CORRENTE calda sale fino all'Islanda dove si imbatte nei venti gelidi provenienti dal Canada. Si raffredda e poiché l'acqua fredda è più densa di quella calda, tale acqua pesa di più, affonda, dando luogo ad una CORRENTE sotterranea fredda.

Per fissare le idee, basti dire che il calore rilasciato è di circa mille miliardi di kW, cioè il 30% del calore ricevuto dal sole in quelle regioni!

Questo "calore extra" è la ragione per cui l'Europa del Nord gode di un clima mite mentre in Canada, alla stessa latitudine di Londra, si aggirano annoiati i caribù.

C'è di più. Il fenomeno che avviene in Islanda è anche accompagnato da evaporazione, il che significa che l'acqua che rimane è più salata, cioè più densa, aiutando così ulteriormente l'affondamento.

Anche qui, una sorpresa: la salinità è di gran lunga più efficace a "densificare" l'acqua del raffreddamento: un aumento dello 0,1% della salinità porta ad un aumento della densità dell'acqua pari all'abbassamento di 7°C.

Esiste quindi un grande "trasportatore a nastro", un serpentone oceanico: una corrente, fredda e salata che, nata nei mari del nord, si snoda negli oceani visitandoli tutti.

La portata di tale CORRENTE è equivalente a più di 20 volte la portata di tutti i fiumi del mondo: per esempio, nell'Atlantico del Nord, parliamo di circa 15 milioni di metri cubi al secondo!

Questo tapis roulant non è però sempre attivo, e questo è il punto chiave. Dodicimila anni fa, qualcuno se lo ricorda, uscimmo da una glaciazione.

Prima di allora, il tapis roulant era spento, ma quando i ghiacciai cominciarono a recedere e la temperatura ad aumentare, il serpente ritornò a snodarsi e a circolare.

Il che ci spiega in modo naturale il minuetto di cui sopra: durante le glaciazioni, il trasportatore a nastro è spento e quindi non porta alla superficie la CO2 che si trova nel fondo dei mari: il fito-plancton, che di mestiere assorbe CO2, è quindi l'unico meccanismo operante col risultato netto che quando la temperatura è bassa, lo è anche la CO2.

Quando il serpentone è in funzione, l'opera del fito-plancton è considerevolmente ridotta poiché per quanta CO2 consumi, ce n'è sempre della nuova riportata in superficie dai fondi marini.

Sisifo? opera solo al caldo! Ma gli esperti di polline ci dicono che quasi subito dopo, improvvisamente, il tapis roulant si spense di nuovo precipitando la terra in un'era glaciale subitanea che durò circa 700 anni, un periodo conosciuto come il “Younger Dryas", dal nome del fiore Dryas.

Ancora più sorprendente è il fatto che il ritorno al periodo temperato avvenne in poco più di un secolo, un intervallo che comincia ad interessarci da vicino.

Ecco perché dicevamo all'inizio che gli oceani possono saltare da uno stato all'altro in breve tempo. Lo hanno fatto. Ed oggi cosa succede?

Il serpentone è vivo e vegeto, l'Europa gode di un clima mite che ha permesso l'inizio della rivoluzione industriale che immette decine di miliardi di tonnellate di CO2 nell'atmosfera.

Cosa può fare tale C02 al serpente? Lo potrebbe soffocare e quindi spegnere. Infatti, una delle conseguenze dell'EFFETTO SERRA è un aumento delle precipitazioni nelle regioni ad alta latitudine: acqua dolce quindi che, abbassando la salinità, abbassa la densità dell'acqua che non precipiterebbe più nei fondi marini.

Lo stesso effetto lo causerebbe lo scioglimento dei ghiacciai, fonte anche loro di acqua dolce. Quanta CO2 ci vuole per causare tale effetto?

Calcoli recenti suggeriscono che, in un mondo con il doppio della CO2 di oggi, il serpentone oceanico soffrirebbe una momentanea défiance per poi ricuperare la sua forza primordiale.

Qualora invece "caricassimo" l'atmosfera con 4 volte la CO2 di oggi, il serpente potrebbe morire. Si spegnerebbe l'Europa del Nord che cadrebbe sotto la giurisdizione dei gelidi, impuniti venti Canadesi e nella City di Londra torneranno i caribù.

Abbiamo descritto per sommi capi un intreccio di fenomeni, di caratteri sospetti, di impronte digitali, una tela di ragno con causazioni che scorrono in tutte le direzioni.

Gli scienziati di oggi sono archeologi e futuristi al tempo stesso: dalla lettura del polline di diecimila anni fa a quella dell'aria di 800 mila anni fa, all'EFFETTO SERRA del futuro, si sta cercando di tessere un quadro coerente onde identificare le cause e quantificare gli effetti.

Impresa ardua da cui può dipendere il destino del'umanità. Gli immensi oceani, termostato del nostro clima, dimostrano una personalità assai temperamentale, assi più irta di quanto pensassimo.

Quando sollecitati da forze esterne essi reagiscono prima in modo docile, cullandoci nell'illusione che il clima di domani sia solo gradualmente diverso da quello di ieri.

Tutto ciò appartiene però alla mistica screditata del gradualismo. Oggi ci sono forti indizi che quando la sollecitazione esterna raggiunge un certa soglia, il sistema scatta in modo brusco da uno stato ad un altro, come un elettrone in un ATOMO, un fenomeno che accettiamo su scala microscopica ma che inconsciamente respingiamo su scala globale, macroscopica, e tale reticenza è forse il problema più grande. Chi disse, “natura facit saltus”, aveva torto.