L’organizzazione del mercato elettrico sta cambiando: l’orientamento è per una nuova modalità di gestione della rete elettrica (con diffusione della generazione distribuita) rispetto al modello centralizzato di produzione in impianti di grandi dimensioni, ancora prevalente. La generazione distribuita consente di avere minore concentrazione di INQUINAMENTO e maggiore disponibilità di siti produttivi, minori opposizioni locali e squilibri economici, minore impatto sulla rete.
Le smart grids rappresentano in tale prospettiva una diversa modalità di pensare e gestire la rete elettrica basata su unità produttive di piccole e medie dimensioni, distribuite omogeneamente sul territorio e collegate direttamente alle utenze o comunque, a reti a bassa tensione. Esse prevedono un contributo preponderante dell’Information and Communication Technology (ICT) che consente di redigere continui bilanci locali che tengono conto dell’energia prodotta in bassa e in media tensione, come quella proveniente dalle fonti RINNOVABILI adatta alla diffusione della generazione di piccolo taglia.
Le smart grids sono reti in grado di far dialogare produttori e consumatori; di interpretare in anticipo le esigenze e adattare con flessibilità la produzione; di prevedere un feedback di controllo che riporti rapidamente il sistema ad uno stato di stabilità dopo eventuali interruzioni o disturbi di rete; di gestire e di utilizzare le informazioni disponibili per ottimizzare l’impiego delle risorse, per spingere al massimo l’EFFICIENZA ENERGETICA e quindi contribuire anche al miglioramento ambientale.
I benefici delle reti elettriche intelligenti, accompagnate dall’uso delle fonti RINNOVABILI, riguardano sia la possibilità di aumentare affidabilità, sicurezza e EFFICIENZA ENERGETICA e quindi la sostenibilità ambientale, sia la possibilità di ridurre le emissioni di CO2, in termini di diminuzione di perdite di rete, ottimizzazione della gestione del sistema elettrico stesso e calo della CO2 indotta.
Per una volta l’Italia è un passo avanti nel settore, con iniziative di sviluppo sia di tipo pubblico che di tipo privato. Il Ministero per lo Sviluppo economico ha promosso in questi anni programmi di ricerca e sviluppo nell’ambito del Fondo per la ricerca di sistema elettrico, a valere sulla componente tariffaria A5 della bolletta elettrica, in particolare nell’ambito dell’accordo di programma con la società ERSE (ex-CESI Ricerca), partecipata da ENEA e GSE. Le priorità di attuazione sono state essenzialmente: integrazione delle RINNOVABILI, pianificazione dei sistemi, accumulo e power quality.
Il Ministero ha firmato inoltre una convenzione con Enel DISTRIBUZIONE per l’avvio della sperimentazione delle reti intelligenti di trasporto dell’elettricità. Enel DISTRIBUZIONE possiede e gestisce infatti gran parte della rete a media e BASSA TENSIONE più che sufficiente per instradare la produzione dei piccoli impianti. L’accordo è specifico per l’assolato sud dell’Italia: si inizia in Sicilia, Puglia, Campania e Calabria; poi è concentrato sugli impianti fotovoltaici tra i 100Kw e 1 Mw. Quest’ultimo particolare non è da poco, anzi è un messaggio abbastanza chiaro verso i produttori (o aspiranti tali) di energie RINNOVABILI: si punta sui piccoli impianti e non sui grandi impianti a terra. Per raggiungere questo obbiettivo sono stati messi sul tavolo 77 milioni di euro, sufficienti per ora a far partire una sperimentazione su un sistema che è più teorico che pratico.
A livello comunitario si segnala l’avvio dell’Iniziativa Industriale sulle smart grids nell’ambito del cosiddetto Strategic Energy Technology – SET Plan, l’opzione tecnologica al raggiungimento degli obiettivi comunitari del 2020. L’obiettivo dichiarato è quello di rendere intelligenti entro il 2020 almeno il 50% delle reti europee. In tale prospettiva sono in cantiere progetti dimostrativi che tengono conto dei diversi aspetti di sviluppo delle smart grids. Molte utilities si sono mosse per tempo in questa direzione: già attivo ad esempio il progetto Telegestore dell’Enel e un progetto di Endesa in Spagna.
Purtroppo nello sviluppo delle smart grids occorre ancora superare diverse barriere:
* finanziarie (definire priorità negli investimenti)
* tecnologiche (coordinare i progetti dimostrativi)
* coinvolgimento dei consumatori e delle amministrazioni
mentre rimangono fondamentali le questioni legate agli standard di interoperabilità e la sicurezza informatica.
Il Major Economies Forum (MEF), emanazione del G8, ha già chiesto l’avvio di un piano di implementazione e sviluppo delle smart grids a livello mondiale che possa supportarne l’innovazione, accelerare e coordinare l’applicazione e facilitare il flusso dell’informazione tra paesi avanzati e paesi in via di sviluppo.
Anche qui l’Italia ha giocato un ruolo di primo piano insieme alla Corea del Sud nello sviluppo e nella pubblicazione di un Technology Action Plan, documento che è stato discusso e presentato a Copenhagen lo scorso dicembre.
In definitiva essere dotati di infrastrutture di trasporto dell’energia efficienti è determinante per lo sviluppo dell’economia e per il mantenimento dei livelli di benessere acquisiti nel passato. Tutto ciò comporta certamente ingenti risorse e capacità di pianificazione, in altri termini una sfida non facile, ma assolutamente da affrontare e da vincere se si vogliono conseguire gli ambiziosi obiettivi in tema di clima ed energia che ci siamo posti.