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Energia e ambiente - Giovanni Vittorio Pallottino -

Alla produzione e alla utilizzazione di qualsiasi forma di energia si accompagnano inevitabilmente effetti indesiderati per l’ambiente e per l’uomo. Ma la natura e l’entità di questi effetti è assai differente per le diverse fonti di energia e le diverse modalità del loro impiego. E qui occorre distinguere fra gli effetti di INQUINAMENTO e i rischi di incidenti.

Per INQUINAMENTO s’intende il degrado dell’ambiente (aria, acque, suolo) dovuto sia alla dispersione di sostanze (prodotti chimici dell’industria, gas emessi dalle centrali di energia, rifiuti, …) sia a vari effetti di natura fisica, che ne alterano le caratteristiche chimiche e fisiche. Il degrado dell’ambiente produce effetti dannosi per l’uomo e per gli altri organismi viventi. L’INQUINAMENTO dell’atmosfera, in particolare, provoca un aumento dell’incidenza di varie malattie, specialmente di quelle all’apparato respiratorio; quello dell’acqua può dar luogo a intossicazioni, epidemie e, nei casi estremi, condurre alla scomparsa di ogni forma di vita in laghi e corsi d’acqua.

  • Che cos’è l’INQUINAMENTO ottico?
    È l’alterazione dei livelli luminosi naturali dovuta a inutili eccessi di ILLUMINAZIONE artificiale, che ci impedisce di godere della visione del cielo stellato.

All’INQUINAMENTO dell’aria contribuiscono soprattutto le combustioni, perchè i gas che sviluppano contengono OSSIDI DI ZOLFO e di azoto che, combinandosi con l’acqua atmosferica, producono acidi. Conseguenza di ciò sono le cosiddette piogge acide, che danneggiano la vegetazione e provocano l’acidificazione dei laghi.

  • I boschi di certe regioni dell’Europa centrale sono stati praticamente distrutti da piogge acide contenenti acido solforico, dovute alla combustione di carbone con forte contenuto di zolfo (usato in passato in Cecoslovacchia e in altri Paesi comunisti senza provvedere alle necessarie depurazioni).

Da qualche tempo, in realtà, le centrali termoelettriche utilizzano combustibili relativamente «puliti» e sottopongono le emissioni a trattamenti che riducono le quantità di gas inquinanti. Allo stesso modo, la diffusione di autoveicoli dotati di marmitte catalitiche ha consentito di ridurre le emissioni inquinanti. Grazie a questi provvedimenti, in Italia le emissioni di gas nocivi si sono praticamente dimezzate nel decennio 1995-2005, nonostante la crescita della produzione di energia termoelettrica e l’aumento del numero di autoveicoli in circolazione. Ma non è così nei paesi che sono oggi in cammino verso l’industrializzazione.

L’INQUINAMENTO termico è una conseguenza inevitabile dell’impiego di qualsiasi forma di energia. Ricordiamo, infatti, che l’energia non si consuma, ma si conserva, sicché a stretto rigore parlare di consumi di energia, come facciamo qui, non è corretto. Più precisamente, l’energia, quando viene «consumata», si degrada, trasformandosi da energia elettrica o meccanica in energia termica. E quindi il risultato finale è il rilascio di calore verso l’ambiente, che perciò si riscalda. L’effetto globale è modesto, ma quello locale può essere rilevante, per esempio il riscaldamento di un fiume da parte di una centrale termoelettrica. È noto d’altra parte che le grandi città, costituiscono delle «isole termiche», con temperature di uno o due gradi maggiori di quelle delle zone circostanti. Ciò è dovuto alle grandi quantità di energia che viene dissipata nelle zone urbane e anche al maggiore assorbimento della radiazione solare da parte degli edifici e delle strade. Tale fenomeno si accentua notevolmente nel periodo estivo, quando un gran numero di condizionatori d’aria entra in funzione per rinfrescare l’interno degli edifici, nel contempo riscaldando però l’ambiente esterno.

Più preoccupante, oggi, risulta il problema del possibile contributo delle emissioni di ANIDRIDE CARBONICA, e altri GAS SERRA, al riscaldamento globale del nostro pianeta. Questo problema, sebbene oggetto di discussione fra gli studiosi, suggerisce fortemente il ricorso a fonti di energia diverse dai combustibili fossili, e cioè alle fonti RINNOVABILI e all’energia nucleare.
I più gravi incidenti possibili sono legati all’impiego dei combustibili fossili e dell’energia nucleare, sebbene riguardino anche lo sfruttamento dell’energia idroelettrica, nel ricordo del disastro del Vajont. Nel caso del carbone, i pericoli maggiori riguardano gli incidenti in miniera, purtroppo assai frequenti e con numerose vittime. Per quanto riguarda il petrolio e i gas liquefatti, i rischi di incidenti riguardano soprattutto l’immagazzinamento e il trasporto. Nei depositi di gas liquefatto, in particolare, sono concentrate quantità enormi di energia, che in caso d’incendio si liberano improvvisamente con effetti catastrofici. Come avvenne nel 1984 nei  pressi di Città del Messico, quando l’esplosione di grandi serbatoi di gas liquefatto provocò la morte di 640 persone e il ferimento di altre settemila.

Sono ben noti, d’altra parte, i disastri ecologici che si verificano quando una nave petroliera, a seguito di un incidente, riversa in mare il suo carico, diecine o centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio. Nel caso di una nave metaniera un incidente del genere, fortunatamente mai avvenuto finora, potrebbe avere conseguenze ben più gravi. Queste navi trasportano enormi quantità di gas liquefatto (100 mila tonnellate  e oltre) che, fuoriuscendo nel mare, vaporizzerebbe formando con l’aria una miscela esplosiva, che il vento porterebbe a distanza: la prima scintilla incontrata provocherebbe allora una catastrofe.

  • Un megadisastro ecologico avvenne il 24 marzo 1989, quando la superpetroliera Exxon Valdez s’incagliò nei pressi della costa dell’Alaska, liberando 40 mila tonnellate di petrolio che arrivarono a inquinare 1900 km di costa. I danni all’ambiente furono gravissimi, causando la morte di 250 mila uccelli marini, 2800 lontre (nella fotografia una lontra che si dibatte in mezzo al petrolio) e 300 foche.Da alcuni anni, per prevenire questi disastri, le navi petroliere vengono costruite con un doppio fondo e, in caso di incidente, tutte le spese di risanamento dell’ambiente vengono attribuite ai proprietari della nave coinvolta.

Tratto da Nuova Secondaria, n. 5 2010, anno XXVII